News – Commenti – Ecco un resoconto dei film visti l’ottavo giorno alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Finito l’embargo ecco i primi brevi commenti di chi ha visto il film. Le recensioni complete verranno pubblicate nei prossimi giorni. Seguiteci anche sui social: instagram, fb e threads. Le date di uscita al cinema potrebbero variare.

  • In the hand of Dante (di Julian Schnabel) – Venezia 82, Fuori Concorso

Stati Uniti, Italia – 153′ – Oscar Isaac, Gal Gadot, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, Louis Cancelmi, Franco Nero, Sabrina Impacciatore, Benjamin Clementine – DreamCrew Entertainment, MeMo Films, TWIN Pictures, Rahway Road Productions, Screen Capital, Tribune Pictures, World Vision, Exemplary / Valor Capital, Mad Gene Media, Green Dragon, Indiana Productions, ArtOfficial Productions

Sinossi: Spazio e tempo si scontrano in vite parallele che abbracciano 700 anni quando l’autore Nick Tosches viene coinvolto in una violenta ricerca per confermare le origini di un manoscritto che si ritiene essere la Divina Commedia di Dante, scritto di pugno dal poeta. Dopo l’improvvisa morte della figlia, Nick viene richiamato dall’esilio autoimposto da un boss mafioso per la sua competenza sullo scrittore italiano. 

“In the hand of Dante” è il film più bizzarro della Mostra, un oggetto talmente sgangherato da lasciare basito lo spettatore. L’inizio, per quanto caotico, suscita curiosità e cattura l’attenzione: un cinico assassino e un tormentato scrittore devono impadronirsi del manoscritto originale della Divina Commedia. La storia si sviluppa su due piani: la missione dei due protagonisti nel presente in b/n e la vita di Dante nel passato a colori. La prima linea narrativa contiene elementi intriganti, ma finisce per affogare nel trash fino a un climax finale imbarazzante; la seconda è semplicemente di una noia mortale. Spiace che un progetto dalla gestazione lunghissima abbia generato un prodotto tanto scadente. La presenza di un cast così altisonante in un’opera senza capo né coda come questa è francamente inspiegabile.

⭐ (Diego Pelizza)

In the hand of Dante è un’epopea di stili narrativi e temi mescolati senza successo. In questa vicenda che vede coinvolte numerose star americane del cinema, vediamo il piano di furto della prima edizione autentica della Divina Commedia da parte di Nick, un poeta newyorkese dei nostri tempi che altro non è che la reincarnazione ideologica del Sommo Poeta toscano. Come detto, gli stili narrativi e le vicende si alternano, in un susseguirsi di momenti assurdi e malriusciti e altri invece decisamente interessanti. Difficile ad ogni modo trovare giustificazione sensata all’impiego di ingenti fondi di investimento che sarebbero potuti essere destinati a produzioni più meritevoli.

⭐⭐1/2 (Daniele Sartorato)

Il film è talmente sgangherato da suscitare ilarità e involontarie risate. Con un inizio interessante l’assenza di direzione artistica, regia e soprattutto sceneggiatura prendono il sopravvento e dettano il ritmo suicida di un progetto mal realizzato. Il cast è vasto e importante ma sembra una parodia di attori e attrici fuori luogo, fuori dal personaggio e, soprattutto, con una recitazione imbarazzante.

⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)

  • Un cabo suelto (di Daniel Hendler) – Venezia 82, Spotlight

Uruguay, Argentina, Spagna – 95′ – Sergio Prina, Pilar Gamboa, Alberto Wolf – Cordón Films, Wanka Cine, Nephilim Producciones

Sinossi: Santiago, un poliziotto argentino in fuga dai colleghi, attraversa il confine con l’Uruguay in cerca di rifugio. Senza soldi né riparo, ma con tanta gentilezza e arguzia, inizia a ricostruirsi una vita con l’aiuto della gente del posto, e incontra persino la donna che crede possa essere l’amore della sua vita.

Un cabo suelto è una storia di confine su un poliziotto in fuga dai colleghi, un thriller poliziesco con toni da commedia stralunata alla Jim Jarmusch. Più che la trama, quel che interessa all’autore è evocare un’atmosfera sospesa, una dimensione di passaggio, tramite anche una galleria di personaggi simpatici e bizzarri. Un film semplice, delicato e gentile, che non lascia particolarmente il segno ma si guarda con piacere.

⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

Un cabo suelto ci racconta la storia di un poliziotto argentino che scappa dai colleghi dopo aver assistito a qualcosa di brutto e sbagliato commesso da loro. Il protagonista scappa e attraversa il confine con l’Uruguay, cercando di non insospettire nessuno e di procurarsi vitto e alloggio. Un simpatico e ben fatto racconto di confine, che mescola un po’ i generi e a volte non sembra proprio a fuoco, con alcuni passaggi superflui.

⭐⭐ (Daniele Sartorato)

  • Nuhai (di Shu Qi) – Venezia 82, In concorso

Taiwan – 125′ – Roy Chiu, 9m88, Bai Xiao-Ying – Mandarin Vision

Sinossi: Una ragazzina trova conforto nell’amicizia con un’altra bambina con un nome simile, che incarna i sogni che lei ha represso. Le sue aspirazioni, però, sono messe alla prova dal passato della madre, che riflette le sue stesse difficoltà e la intrappola in un circolo vizioso di disperazione.

Esordio alla regia per l’attrice Shu Qi, pseudonimo di Lin Li-uhi, nome molto simile al nome della protagonista Li-li di questo “Girl” (Nuhai). Si tratta di un ritratto di una famiglia non ricca che vive a Taipei con una condizione finanziaria e lavorativa quasi autobiografica. Non viene mai specificato l’anno ma, dall’assenza di cellulari e dagli oggetti di scena si tratta degli anni ’80-’90 proprio gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza della regista. La bravissima Bai Xiao-ying non basta a coprire difetti di ritmo e spiegazioni troppo legate a un mondo asiatico troppo distante dal pubblico occidentale. 

⭐⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)

  • Elisa (di Leonardo Di Costanzo) – Venezia 82, In concorso

Italia, Svizzera – 105′ – Barbara Ronchi, Roschdy Zem, Diego Ribon, Valeria Golino – Tempesta, Amka Films Productions, Rai Cinema, RSI Radiotelevisione svizzera

Sinossi: Elisa, trentacinque anni, è in carcere da dieci, condannata per avere ucciso la sorella maggiore e averne bruciato il cadavere, senza motivi apparenti. Sostiene di ricordare poco o niente del delitto, come se avesse alzato un velo di silenzio tra sé e il passato. Ma quando decide di incontrare il criminologo Alaoui e partecipare alle sue ricerche, in un dialogo teso e inesorabile i ricordi iniziano a prendere forma, e nel dolore di accettare fino in fondo la sua colpa Elisa intravede, forse, il primo passo di una possibile redenzione.

“Elisa” presenta un’ottima prova recitativa di Barbara Ronchi. Questo il dato più positivo perchè il ritmo del film non dona allo spettatore nessuno spunto emotivo. Partendo già dalla situazione di condanna il gioco della ricostruzione è, in questi casi, più complicato per mancanza di tensione. La sceneggiatura benché con bei dialoghi, aggrava la situazione lasciando diversi buchi logici riguardo ai tempi di indagine e allo svolgimento delle stesse. Vi è anche una ricostruzione incongruente con le immagini mostrate. Il film risulta un discreto tentativo ma sviluppato con più di un difetto.

⭐⭐ (Giuseppe Bonsignore)

Leonardo Di Costanzo, dopo aver indagato le dinamiche sociali all’interno di un carcere italiano con Ariaferma, decide di adattare un romanzo con Elisa e raccontare invece un percorso di indagine psicologica di una colpevole di omicidio. Barbara Ronchi interpreta magistralmente una donna emotivamente distrutta e in cerca di pace. L’opera è interessante anche se estremamente didascalica e con una durata che poteva essere ridotta.

⭐⭐1/2 (Daniele Sartorato)

Elisa di Leonardo Di Costanzo è un dramma psicologico sul peso della colpa e il difficile cammino verso la memoria. Barbara Ronchi regala un ritratto intenso e misurato, in un film rigoroso che affascina per la sua sobrietà.

⭐⭐️ 1/2 (Roberta Rutigliano)

Elisa è un viaggio psicanalitico nella mente di un’omicida, ottimamente interpretata da Barbara Ronchi. Attraverso i dialoghi con un criminologo, la protagonista scava dentro sé stessa alla ricerca delle motivazioni che l’hanno portata a compiere un gesto irreparabile. La storia, pur con un ritmo dilatato, è piuttosto intrigante, ma il film tende a raccontare più che mostrare, diventando eccessivamente didascalico.

⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

  • Vainilla (di Mayra Hermosillo) – Venezia 82, Giornate degli autori

Messico – 96′ – Aurora Dávila, María Castellá, Natalia Plascencia, Paloma Petra, Rosy Rojas, Fernanda Baca, Lola Ochoa – Redrum Huasteca Casa Cinematografica

Sinossi: Nel Messico della fine degli anni Ottanta, Roberta, una bambina di otto anni, osserva la sua famiglia composta da sette donne che lottano per salvare la casa dai debiti. Una battaglia che cambia il modo in cui vede se stessa e coloro che la circondano.

Vainilla è ispirato all’infanzia della regista, cresciuta in una casa di sole donne. Il film è delicato, divertente e toccante: un affresco della vita di una bambina messicana negli anni ’80 e della sua famiglia sui generis, cui lo spettatore non può non affezionarsi. Si percepisce tutto l’amore e la cura con cui l’autrice si è dedicata al progetto. Ottimo il cast, in cui spicca la bravissima, piccola protagonista. Vainilla non sarà un’opera trascendentale ma riesce a toccare le corde giuste per farsi apprezzare.

⭐⭐⭐ (Diego Pelizza)

Di Redazione Ck

Composta da studenti, lavoratori, mamme, semplici "mangiatori" di film, la redazione di Cinematik.it scrive per passione.... passione del cinema e di quanto ci sta attorno

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