News – Commenti – Ecco un resoconto dei film visti il decimo giorno alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Finito l’embargo ecco i primi brevi commenti di chi ha visto il film. Le recensioni complete verranno pubblicate nei prossimi giorni. Seguiteci anche sui social: instagram, fb e threads. Le date di uscita al cinema potrebbero variare.

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Silent friend (di Ildikó Enyedi) – Venezia 82, In concorso
Germania, Francia, Ungheria – 145′ – Tony Leung Chiu-wai, Luna Wedler, Enzo Brumm, Sylvester Groth, Martin Wuttke, Johannes Hegemann, Rainer Bock, Léa Seydoux – Pandora Film, Inforg-M&M Film, Galatée Films, Rediance Films
Sinossi: Nel cuore di un giardino botanico in una città universitaria medievale in Germania si erge un maestoso ginkgo biloba. Questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i tranquilli ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane. 2020, un neuroscienziato di Hong Kong, esplorando la mente dei neonati, inizia un esperimento inaspettato con il vecchio albero. 1972, una giovane studentessa subisce un profondo cambiamento grazie al semplice atto di osservare e connettersi con un geranio. 1908, la prima donna ammessa all’università scopre, attraverso la lente della fotografia, i sacri schemi dell’universo nascosti nella più umile delle piante.
Le tre storie parallele nei diversi periodi storici son ben delineate e non si toccano se non per la presenza del ginkgo biloba. Si tratta, in pratica, di tre mediometraggi che funzionano in modo non totalmente pieno. La troppa diversità narrativa e di registro non permettono allo spettatore di essere coinvolto appieno nel messaggio e nelle intenzioni della regista. Un risultato lontano dalle intenzioni.
⭐⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)
“Silent Friend” è un film originale e coraggioso sul mondo delle piante: la storia di tre persone che, in epoche diverse, cercano di costruire legami all’ombra del maestoso ginkgo biloba che si erge nel giardino botanico di una città tedesca. Le vite degli esseri umani scorrono una dopo l’altra e gli alberi ne sono silenziosi testimoni. Il film riflette sulla caducità dell’esistenza, sull’importanza della ricerca scientifica e sulla necessità per l’uomo di trovare il proprio posto nel mondo naturale senza la presunzione di essere in cima alla piramide. Il risultato è un’opera affascinante, che soffre però di una certa lentezza e irrisolutezza.
⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

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Funeral Casino Blues (di Roderick Warich) – Orizzonti, In concorso
Germania – 153′ – Jutamat Lamoon, Wason Dokkathum, Jutarat Burinok – The Barricades, 2557 Films
Sinossi: Jen è venuta a Bangkok per mantenere la famiglia, ma il suo lavoro di receptionist non paga abbastanza. Per sbarcare il lunario inizia a frequentare stranieri come “fidanzata temporanea”. Quando uno di questi appuntamenti sfocia in violenza, Wason, il barista, interviene. Scossa, Jen gli chiede di accompagnarla al suo prossimo appuntamento. Lui accetta con riluttanza e, mentre vagano di notte per la città, piano piano s’innamorano. Ma i debiti di gioco di Wason gli chiedono il conto. Una rissa. Un’effrazione fallita. Degli spari. Wason è costretto a fuggire da Bangkok. Jen lo accompagna fino a metà strada verso Pattaya. Poi si lasciano. Settimane dopo, Pim, la coinquilina di Jen, contatta Wason all’improvviso: Jen è scomparsa e nessuno ha più sue notizie. Insieme, Wason e Pim partono alla sua ricerca nella sua cittadina natale, vicino al confine con la Cambogia. Ma forse Jen non ha mai lasciato Bangkok…
Sulla carta, Funeral Casino Blues aveva tutti gli elementi per essere un gran bel film: l’affascinante ambientazione della Bangkok notturna, una storia d’amore dolente e malinconica, un affresco disperato di vite ai margini. Se l’atmosfera è perfettamente centrata, grazie a una colonna sonora suggestiva e a splendide immagini della capitale thailandese immersa nella notte, sul piano narrativo il film non convince, a causa di una lentezza davvero estenuante (dura 2h e 30′, troppo). Il regista sembra essersi innamorato delle atmosfere della città, ma non è riuscito a inserirci all’interno un racconto coinvolgente.
⭐⭐ (Diego Pelizza)

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Scarlet (di Mamoru Hosoda) – Venezia 82, Fuori concorso
Giappone – 111′ – Mana Ashida, Masaki Okada, Kōji Yakusho – Studio CHIZU
Sinossi: La protagonista di questa potente avventura animata tra le pieghe del tempo è Scarlet, principessa medievale ed esperta spadaccina che intraprende una pericolosa missione per vendicare la morte del padre. Si ritrova sconfitta e ferita a morte in un mondo surreale, dove incontra un giovane idealista dei nostri giorni che non solo la aiuta a guarire, ma le mostra anche la possibilità di un futuro libero da rabbia e amarezza. Quando si trova nuovamente di fronte all’assassino di suo padre, Scarlet deve affrontare la sua battaglia più ardua: riuscirà a spezzare il ciclo dell’odio e a trovare un senso alla vita al di là della vendetta?
Ispirato all’Amleto di Shakespeare, Scarlet è la storia di una giovane principessa che deve portare a termine una vendetta contro lo zio che le ha ucciso il padre… nell’aldilà! Al suo fianco, un infermiere dei giorni nostri che non sa di essere morto. La trama è interessante nella sua bizzarria, ma le regole di questo universo narrativo non sono sempre chiare e la storia finisce per arrancare, fino ad un finale che vorrebbe essere commovente ma risulta piuttosto banale. Ottime, invece, le animazioni.
⭐⭐ (Diego Pelizza)
La storia di “Scarlet” è affascinante ed è disegnata e animata molto bene. Il messaggio che cerca di veicolare però è un po’ forzato. L’avventura è molto coinvolgente ed originale ma, purtroppo, qualche passaggio è poco chiaro e frettoloso. Il film quindi è riuscito in parte e la commozione comunque, non ruffiana, arriva ed è genuina.
⭐⭐⭐ (Giuseppe Bonsignore)

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Chien 51 (di Cédric Jimenez) – Venezia 82, Fuori concorso, Film di chiusura
Francia – 100′ – Gilles Lellouche, Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel, Romain Duris, Valeria Bruni Tedeschi, Artus, Lala &ce, Stéphane Bak, Thomas Bangalter – Chi-Fou-Mi Productions con STUDIOCANAL, Jim Films, Artemis productions, France 2 cinéma
Sinossi: In un futuro non lontano Parigi è divisa in tre zone che separano le classi sociali, e nessuno può sfuggire ad ALMA, un’intelligenza artificiale predittiva che ha rivoluzionato le forze dell’ordine. Quando il creatore di ALMA viene assassinato, Salia, un agente di alto livello, e Zem, un poliziotto disilluso, sono costretti a collaborare per risolvere un omicidio che potrebbe portare a galla gli oscuri segreti del sistema di cui sono al servizio.
Il film che chiude la Mostra d’arte cinematografica di Venezia 2025 è un film di fantascienza dove l’ausilio e il pericolo dell’IA diventano i protagonisti in una Parigi estremamente sotto controllo. Il soggetto e la sceneggiatura danno l’impressione di avere poco spazio nei 100 minuti della pellicola. Il mondo futuro creato e i rapporti di lavoro e amorosi della coppia protagonista meriterebbero un’intera serie tv. Un film interessante.
⭐⭐⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)