News – Commenti – Ecco un resoconto dei film visti il quarto giorno alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Finito l’embargo ecco i primi brevi commenti di chi ha visto il film. Le recensioni complete verranno pubblicate nei prossimi giorni. Seguiteci anche sui social: instagram, fb e threads. Le date di uscita al cinema potrebbero variare.

  • The Last Viking (di Anders Thomas Jensen) – Venezia82, Fuori concorso

Danimarca – 116′ – Nikolaj Lie Kaas, Mads Mikkelsen, Sofie Gråbøl, Søren Malling, Bodil Jørgensen, Lars Brygmann, Kardo Razzazi, Nicolas Bro, Peter Düring – Zentropa

Sinossi: Anker viene rilasciato dal carcere dopo una condanna a quindici anni per rapina. A seppellire il bottino era stato Manfred, suo fratello. Solo lui sa dove si trova. Purtroppo Manfred ha sviluppato un disturbo mentale che gli ha fatto dimenticare tutto. I fratelli intraprendono un inatteso viaggio alla scoperta del denaro – e di sé stessi. Den sidste viking è una storia divertente, affascinante e provocatoria sull’identità.

Due ore di pura follia con continue e grasse risate. Il merito è tutto della sceneggiatura ricca di situazioni al limite del reale e con un continuo richiamo al grottesco da cartone animato. Il film non è solo risate ma anche il rapporto tra i due fratelli, la loro storia e le problematiche di Manfred. Uno straordinario Mads Mikkelsen da vita a un personaggio fragile e divertentissimo.

⭐⭐⭐⭐ (Giuseppe Bonsignore)

Mads Mikkelsen interpreta una persona che soffre di disturbo dissociativo dell’identità, ma che è anche l’unica a sapere dove sono nascosti i soldi di una rapina fatta dal fratello che, dopo anni di prigionia, vuole recuperare. The Last Viking trasporta lo spettatore in un mondo grottesco e divertente, in cui le risate esplodono consistenti ma lasciano spazio anche ad una vicenda di drammi familiari e conflitti cruenti. Un film diverte e dalla trama non scontata.

⭐⭐⭐1/2 (Daniele Sartorato)

“The Last Viking” è tante cose: una commedia spassosissima, un crime con punte di violenza splatter, un toccante dramma familiare, una potente riflessione sull’identità… Queste differenti anime convivono e si esaltano a vicenda in un equilibrio perfetto. Nel cast spicca il grande Mads Mikkelsen, che dopo tanti ruoli drammatici e da villain dimostra di sapersela cavare alla grande anche nei panni di un personaggio sopra le righe e divertentissimo. Un piccolo gioiello.

⭐⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

  • The Souffleur (di Gastón Solnicki) – Orizzonti, In concorso

Austria, Argentina – 78′ – Willem Dafoe, Lilly Lindner, Stephanie Argerich, Gastón Solnicki, Imona Mirrakhimova, Claus Philipp, Camille Clair – Little Magnet Films, Filmy Wiktora, Primo, KGP Filmproduktion

Sinossi: Dopo trent’anni trascorsi a gestire uno storico hotel a Vienna, Lucius scopre che l’edificio è stato venduto a un costruttore argentino intenzionato a demolirlo e riprogettarlo. Con l’aiuto della figlia e di una manciata di fedeli dipendenti, si aggrappa alla vita che si è costruito. Quello che segue è una crociata di deviazioni, spionaggio e una lotta paranoica per preservare un mondo in via di estinzione, e l’unica casa che abbia mai conosciuto.

The Souffleur è un film sperimentale, la storia di un direttore d’albergo che cerca di impedire la vendita e distruzione dell’hotel cui ha dedicato la propria vita; più in astratto, la storia di uno straniero che cerca di cristallizzare qualcosa che sta svanendo in questo mondo. Le premesse erano interessanti, ma il risultato è un’opera troppo frammentata e priva di una struttura solida per riuscire a coinvolgere. La presenza di Willem Dafoe nei panni del protagonista non basta a salvare il film.

⭐⭐ (Diego Pelizza)

The Souffleur è un film difficile perché frammentario. Dafoe intepreta il manager dell’Intercontinental hotel di Vienna e deve impedirne la vendita e la demolizione. Nonostante il pretesto interessante, il film risulta di difficile visione e interpretazione, senza lasciar capire quale fosse il suo intento principale.

⭐1/2 (Daniele Sartorato)

Il film inizia e finisce subito, nelle prime scene, le più belle. Malgrado il tanto materiale d’archivio a disposizione Gaston Solnicki non lo sfrutta, non riesce a maneggiarlo e non riesce a restituire una narrazione avvincente. Viene sprecato anche il talento di Dafoe rinchiuso in un copia maldestra di sé stesso.

⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)

  • Father Mother Sister Brother (di Jim Jarmusch) – Venezia82, In concorso

Usa, Irlanda, Francia – 110′ – Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat, Françoise Lebrun – badjetlag, CG Cinema, Hail Mary Pictures

Sinossi: Father Mother Sister Brother è un lungometraggio, seppur attentamente costruito in forma di trittico. Tre storie che raccontano le relazioni tra figli adulti e genitori piuttosto distanti, e tra fratelli. Ognuna delle tre parti è ambientata nel presente e ciascuna si svolge in un paese diverso.

Jim Jarmusch porta al Lido un film diviso in tre episodi sul tema dei rapporti familiari e di ciò che celano dietro la facciata. Un progetto interessante, che nonostante la presenza di un cast di alto livello (Tom Waits e Adam Driver nella prima storia; Cate Blanchett, Charlotte Rampling e Vicky Krieps nella seconda…) ha un taglio molto indie. Film di dialoghi, piccoli gesti e sottigliezze psicologiche, crea un’atmosfera sospesa e intima, allo stesso tempo divertente e malinconica, ma latita un po’ in termini di ritmo.

⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

Film diviso in tre parti che, purtroppo, non hanno poi una risoluzione comune. Ottimo e interessante il primo episodio, sicuramente il più riuscito a livello di sceneggiatura e interpretazioni. Il secondo episodio non riesce a cogliere lo spettatore e l’ultimo viene salvato da una patinata nostalgia. Non è sicuramente il modo migliore per far recitare un cast stellare.

⭐⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)

  • Le mage du Kremlin (di Olivier Assayas) – Venezia82, In concorso

Francia – 156′ – Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen, Jeffrey Wright, Jude Law – Curiosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma

Sinossi: Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Prima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire.

Film di oltre due ore e mezza che non risultano essere mai pesanti e prive di ritmo grazie a un’attenta sceneggiatura che intreccia tra realtà e finzione la vita politica e sociale della Russia degli ultimi 30 anni. Ottime le interpretazioni di Paul Dano che da voce al fittizio Vadir Baranov (cognome del famoso eroe volontario di Chernobyl che nella realtà è ispirato a Vladislav Surkov) e di Jude Law in un somigliante nella faccia e nelle pose al reale Vladimir Putin.

⭐⭐⭐1/2 (Giuseppe Bonsignore)

Il nuovo film di Olivier Assayas è un grande, ambizioso e imponente affresco della storia della Russia dagli anni Novanta a oggi, raccontata attraverso la figura di Vadim Baranov, consigliere e deus ex machina dietro l’ascesa al potere di Vladimir Putin. La sua storia diventa l’occasione per una più ampia riflessione sulle dinamiche geopolitiche contemporanee. Paul Dano e Jude Law perfetti nei panni di Baranov e Putin.

⭐⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

Il Mago del Cremlino è la figura di un uomo che è stato consigliere di Putin e, più generale, è stata una delle figure di comando della nuova Russia nata dalle ceneri dell’Unione Sovietica. Paul Dano interpretata magistralmente quest’uomo che, vicino a Putin (perfetto anche Jude Law) ha consigliato, orchestrato, ingannato, insabbiato, gestito, organizzato le migliori (e, di conseguenza, peggiori) azioni russe delle ultime decadi. Assayas è partito da un libro per portare sul grande schermo un’opera maestosa, teatrale e molto parlata, con un’impostazione di grande respiro che intriga e non lascia tempo allo spettatore di prendere fiato. Un film importante che farà molto parlare di sé, non solo per i suoi temi ma per la qualità stessa della sua fattura.

⭐⭐⭐⭐ (Daniele Sartorato)

Il mago del Cremlino è un film ipnotico e inquieto che porta sullo schermo l’universo del romanzo di Giuliano da Empoli con lo sguardo lucido di Olivier Assayas. Un thriller del potere che scava nelle stanze segrete del Cremlino, mostrando come propaganda e manipolazione diventino armi di governo. Paul Dano incanta nei panni del “mago” Baranov, Jude Law tratteggia un Putin in sottrazione, mentre Alicia Vikander illumina il racconto con la sua bussola morale. Un’opera raffinata e necessaria, che trasforma la politica in cinema visionario.

⭐⭐⭐1/2 (Roberta Rutigliano)

  • Motor city (di Potsy Ponciroli) – Venezia82, Spotlight

Usa – 103′ – Alan Ritchson, Shailene Woodley, Ben Foster, Pablo Schreiber, Ben McKenzie, Lionel Boyce, Amar Chadha-Patel, Rafael Cebrián – Stampede Ventures

Sinossi: Negli anni ’70 a Detroit, un romantico operaio viene incastrato da uno spietato gangster dopo essersi innamorato della sua ragazza. Dopo anni di prigione, torna con un unico obiettivo: vendicarsi.

Motor City è cinema crime ridotto alla sua essenza: dialoghi quasi del tutto assenti, personaggi piattamente archetipici, lunghi ralenty accompagnati da musiche anni 70 e violente coreografie action. Per gli amanti del genere, il divertimento è sicuro. Non si va però oltre il mero esercizio di stile. Il guilty pleasure di Venezia 81? Forse sì.

⭐⭐1/2 (Diego Pelizza)

Motor City è un film molto divertente perché capace di mostrare, invece che dire. I dialoghi, infatti, sono pochissimi se non nulli. La vicenda è semplice e già vista ma la storia di vendetta viene raccontata da Ponciroli attraverso sequenze action mozzafiato e tecnicismi eccellenti. Alla fine rimane un esercizio di stile, un racconto estetico, violento e pop.

⭐⭐⭐ (Daniele Sartorato)

Di Redazione Ck

Composta da studenti, lavoratori, mamme, semplici "mangiatori" di film, la redazione di Cinematik.it scrive per passione.... passione del cinema e di quanto ci sta attorno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *