Recensione in anteprima (no spoiler) – Primo attesissimo film del DC Universe targato James Gunn, il regista de “I Guardiani della Galassi” dell’MCU. Un film che riporta sul grande schermo un Superman diverso dai precedenti, riattualizzato e fortemente legato all’umanità che incontra e che gli è stata insegnata. Un’opera più complessa di quel che può sembrare che non sempre mette bene a fuoco quanto vorrebbe ma il divertimento è assicurato. Al cinema dal 9 luglio.
La storia
Rivelatosi già tre anni fa a un mondo dove vivono diversi coloriti metaumani, Superman (David Corenswet) è intervenuto in un conflitto armato tra due nazioni, per fermare un massacro. Questo ha dato vita a un incidente geopolitico complesso: la Boravia da lui ostacolata è storicamente alleata degli Stati Uniti, di cui Superman è cittadino. Un metaumano, proveniente da quella nazione arriva così a Metropolis e sconfigge l’Uomo d’acciaio – è la prima volta che qualcuno ci riesce.
Volato al sicuro in Antartide, Superman chiama in soccorso il supercane Krypto che, non senza prima strapazzarlo un po’, lo trascina al sicuro nella Fortezza della Solitudine. Nel mentre Lex Luthor (Nicholas Hoult), coinvolto anche nella guerra dove Superman è intervenuto, porta avanti un insidioso piano per scoprire i segreti della sua nemesi screditarne l’immagine e avere finalmente l’autorizzazione del governo per eliminarlo.

Quel “3”
James Gunn sceglie un inizio molto particolare. Il pubblico viene immerso nel finale di un’azione, con il risultato che ha già visto nel trailer: un Superman ferito, sanguinante. In questo incipit si ripete un numero: il “3”. Tra le ripetizioni: ai 30 anni si rivela Kal-El come Superman e son passati già 3 anni da quel momento. Un “3” che ricorda la trinità, un’età che ricorda Gesù, il figlio di Dio, Kal-El vuol dire “voce di Dio”.
Vien da pensare, con una battuta, che James Gunn sia anche un conoscitore ed estimatore di “Star Trek Next Generation” e di quel numero “3” salvifico nel diciottesimo episodio della quinta stagione intitolato “Il circolo chiuso”.
Il parallelo cristologico non finisce solo nella numerazione. Superman, in questo film, non appare come un Dio infallibile, è un eroe che sanguina e soffre come sanguinò e soffrì Gesù. Un eroe, un uomo che viene prima osannato e poi rinnegato dalla folla. Viene perseguitato da un “Erode”, Lex Luthor, che ha in mano il potere, ne vuole ancora di più e soprattutto, ha paura dell’ascesa di un nuovo re fraintendendo le intenzioni e le parole dei profeti (il messaggio dei genitori di Kal-El).

Più umano di alcuni umani
Il Superman di James Gunn, come detto, si presenta sanguinante e per tutto il film si dimostra, spesso, più umano di alcuni umani. Lui alieno, dimostra un’umanità, una sensibilità, un’empatia verso il prossimo che altri, soprattutto in posizioni di potere, non hanno. Caratteristiche forse troppo scontate al giorno d’oggi ma sempre più rare. Il confronto è netto soprattutto nei riguardi di Lex Luthor.
“Superman” risulta quindi chiaramente un film politico, per stessa ammissione del regista. Una politica, soprattutto statunitense, messa a nudo durante tutta la narrazione senza mezzi termini ed è facile riconoscere nel tentativo di invasione da parte della Boravia la situazione che si sta vivendo in Ucraina e soprattutto in Palestina.
James Gunn punta moltissimo sul colore nella vita di Superman, sulla passione e la mette a confronto con l’aridità di biechi calcoli economici e di potere di Lex Luthor e altri potenti che si avvalgono sia della tecnologia sia dell’informazione e dell’informatica. Esemplare è la stanza in cui scimmie urlatrici sono messe a scrivere messaggi denigratori da mandare sul web per screditare Superman. Specchio del web e dei suoi mali dei giorni nostri.

La “S” rosso sangue
Superman, anzi, in questo caso Clark Kent, è riportato all’umanità anche nei dialoghi con Lois Lane (Rachel Brosnahan). Una Lois Lane che tiene testa al supereroe, l’ancora che tiene coi piedi per terra l’alieno ma che, soprattutto permette a Superman di volare nel modo giusto. James Gunn punta molto sulla dinamica tra i due, espande la partecipazione attiva della ragazza e include anche i “Justice Gang”, un gruppo di supereroi tra cui Lanterna Verde (Nathan Fillion) e Mister Terrific (Gathegi), che, viene però introdotto con poco approfondimento.
Il film presenta quindi un’ottima regia, un buon bilanciamento tra parti d’azione e di riflessione del supereroe anche se la parte centrale soffre un po’ di reiterate elaborazioni e, forse, troppe parole. Il ritmo è tendenzialmente sempre alto, la recitazione si concentra soprattutto su David Corenswet che offre un’ottima prova e Rachel Brosnahan che interpreta una Lois Lane moderna, attiva e combattiva.
Il Lex Luthor di Nicholas Hoult dimostra, ancora una volta, la bravura e la crescita di questo attore. Il villain risulta sempre cinico, risoluto, spietato, avido senza mai essere eccessivo o fuori le righe.

Un messaggio di speranza
Un film quindi in gran parte riuscito, che rilancia in modo nuovo e definitivo il DC Universe forse in modo sovrabbondante di temi ma con il chiaro obiettivo di non essere solo intrattenimento e di presentare un Superman molto più vicino allo spettatore. Buoni gli effetti speciali, trama e storia solo all’apparenza semplici ma che portano a riflessioni attuali riguardo a guerra, pace e immigrazione. Alcuni personaggi avrebbero meritato più spazio.
La bontà di Superman, in questo film, potrebbe far pensare all’ingenuità. Ma invece Superman appare genuino e positivo, si potrebbe dire solare. Una sorta di nuova speranza che si insinua in un mondo che vuole essere essere inutilmente complicato. Un messaggio di cui si ha bisogno e che si fa voce di una popolazione vittima di un clima di guerra continuo su diversi fronti. Fare scelte giuste, intraprendere strade giuste è ancora possibile anche dopo aver fatto errori, costa fatica essere buoni, ma forse è l’unica via d’uscita.
Voto: 7,8