Recensione in anteprima – Il neo settantacinquenne Steven Spielberg riporta sul grande schermo uno dei musical più apprezzati e importanti della storia del cinema. A distanza di 60 anni precisi “West Side Story” rivive al cinema con nuovi interpreti, una regia che suggerisce e accompagna ballo e canto diventandone a tratti protagonista. Stesse canzoni con qualche nuovo arrangiamento e qualche cambiamento che riscrive in maniera più netta, drammatica e incisiva tutto il messaggio del film. Un ottimo film dal 23 dicembre al cinema.

La storia (ancora attuale)

New York, 1961, due bande sono in guerra per il controllo del West Side. Da una parte i Jets, i ‘veri’ americani, figli di immigrati italiani o polacchi, dall’altra gli Sharks, portoricani, sbarcati di recente. In mezzo Tony (Ansel Elgort) e Maria (Rachel Zegler). Lui è il fondatore pentito dei Jets, da cui ha preso le distanze dopo la prigione, lei è la sorella romantica di Bernardo (David Alvarez), leader impetuoso degli Sharks. Tony e Maria si amano perdutamente e a dispetto dell’ostilità tra le gang, che provano a correggere con le canzoni. Ma chiedete a Romeo e Giulietta, l’amore non vince sull’odio, nemmeno in musica.

La storia riproposta al cinema dell’originale film (e ancor prima musical) di Robert Wise è nota e ricalca, in chiave moderna e americana la storia shakespeariana di Romeo e Giulietta. In questa nuova versione diretta da Steven Spielberg c’è molto più di quanto si vede, si sente e si percepisce. Si tratta di una vicenda che il regista utilizza per accentuare ancora di più la violenza e la contrapposizione tra due gang che sfociano nel più becero razzismo.

Spielberg, che ha origini ebree e che da ebreo ha vissuto gli anni cinquanta delle sue scuole elementari in un ambiente estremamente ostile e razzista conosce bene la discriminazione. Conosce bene le limitazioni di chi viene visto con sospetto, con sfregio e schifo solo perchè diverso o non originario di quel posto. “West Side Story” è questa escalation di lotta tra due mondi, due culture, due stili di vita che non si incrociano, non condividono il territorio anzi ogni occasione è buona per scontrarsi.

Regia moderna in un contesto conflittuale

Il film inizia con una vista dall’alto delle macerie del quartiere che pian piano viene abbattuto con la palla demolitrice per far posto al nuovo Lincoln Center. Una scelta molto interessante che porta subito la regia di Spielberg ad essere protagonista della storia. La macchina da presa non è solo lì per registrare il film ma viene usata per suggerire il movimento degli attori, ispirare la direzione del balletto, spiegare certe situazioni sentimentali.

Monumentale la scena di Tony follemente innamorato di Maria quando la raggiunge a casa e scala un’intera balconata per raggiungerla. Prima però incontra chiusure e ringhiere come a dimostrare e sottolineare con le immagini la difficoltà narrata con il canto. Un amore prigioniero che va oltre le sbarre e cerca sempre di vivere, sopravvivere, volare via libero.

“West Side Story” sessanta dopo la sua prima versione cinematografica è quantomai attuale. La storia non cambia, le canzoni sono le stesse con qualche arrangiamento più moderno e veloce ma l’incisività delle battute, la sceneggiatura più moderna catapulta il film ai giorni nostri. Ambienti, auto, vestiti e acconciature sono da anni 60 ma i temi che vengono affrontati sono purtroppo ancora attuali con forti discriminazioni nello stesso quartiere.

Un cast all’esordio (o quasi)

Maria è interpretata da Rachel Zegler, esordiente totale in campo cinematografico, ventenne, con ottime doti canore e buona riuscita dal punto di vista recitativo. Al suo fianco Ansel Elgort che interpreta Tony. Attore giovane ma con già diversi film alle spalle di genere fantascientifico e teen sentimental & dramma. Una coppia ben assortita con un’ottima alchimia.

“West Side Story”, come la stragrande maggioranza dei musical si avvale dell’apporto canoro e danzante di tutto il cast e non solo dei protagonisti. Molti componenti del gruppo degli attori sono esordienti sul grande schermo e rispecchiano anche le origini delle gang. Ballo e canto si fondono con il recitato e la dimensione teatrale che spesso è sullo sfondo alcune volte avanza in prima linea creando delle situazioni di luci, parole, scenografia che non lasceranno indifferente lo spettatore. Piccola nota a margine per Rita Moreno che in questa nuova edizione del film interpreta Valentina e nel film originale ha interpretato Anita.

Steven Spielberg crea un film che è un inno all’amore, quello puro che non ha paura di andare contro tutti e tutto. “West Side Story” è anche un megafono politico. La voglia di urlare cantando e ballando  fino alla morte lo stupido scontro razzista tra bande. Una perfetta unione tra il cinema di Spielberg che si specchia con la libertà de “La febbre del sabato sera” che viene citata in “Ready Player One” e la condanna sociale di film ormai diventate pietre miliari della storia cinematografica come “Schindler’s list”.

“West Side Story” risulta, nuovamente, un film da non perdere, Spielberg ha creato un remake che, per ragioni politiche e artistiche sembra quasi un’opera originale, fresca, attuale, moderna e pienamente incastrata nei temi reali. Un tripudio di emozioni e lacrime.

Voto: 8,3

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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