Recensione – Dopo il trionfo di critica e pubblico della trilogia di “Smetto quando voglio”, il nuovo lungometraggio di Sydney Sibilia tratta nuovamente una storia tutta italiana. Questa volta vera e accaduta nel 1968. Anno di forti cambiamenti, di inni alla libertà e alla consapevolezza della propria forza giovanile nel voler cambiare il mondo. Il film cerca di rispecchiare queste atmosfere. Dal 9 dicembre in streaming su Netflix.

L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND) (L to R) ELIO GERMANO as GIORGIO and TOM WLASCHIHA as W.R. NEUMANN in L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND). Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2020

L’ incredibile storia

Strasburgo, 1968. Un ingegnere italiano chiede udienza alla sede del Consiglio d’Europa: è Giorgio Rosa (Elio Germano), creatore di una piattaforma d’acciaio che ha costruito con le sue mani a mezzo chilometro di distanza dalla costa riminese, fuori dalle acque territoriali italiane, per vivere secondo le sue regole.

A ritroso scopriremo come e perché Rosa ha voluto inventarsi uno Stato indipendente da quello italiano, e quanto il governo se ne senta minacciato. Intorno a lui gravitano un gruppetto di improbabili compagni d’avventura: un disertore tedesco (Tom Wlaschiha), una 19enne incinta, un naufrago, un amico di sempre. E tutti dovranno scoprire quanto sia rischioso – ma anche divertente – cercare di cambiare il mondo.

Registrato in gran parte in Italia tra Rimini, Riccione, Bologna, Valle D’Aosta ed Anzio con le riprese in mare avvenute a Malta, il film si avvale di una buona ricostruzione delle scenografie riportando l’atmosfera negli anni 60. Qualche imperfezione, probabilmente per semplificare la questione politica, c’è nei protagonisti della vicenda. Era infatti Aldo Moro il presidente del consiglio a maggio e per gran parte di giugno nel 1968 e non Giovanni Leone. A quest’ultimo e ai suoi ministri il compito poi, nel loro breve governo di transizione verso le elezioni, il compito di abbattere la costruzione.

L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND) (L to R) MATILDA DE ANGELIS as GABRIELLA and ELIO GERMANO as GIORGIO ROSA in L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND). Cr. SIMONE FLORENA/NETFLIX © 2020

Giorgio Rosa e la “sua” isola

Giorgio Rosa, da neo ingegnere, è pieno di entusiasmo nel dimostrare al mondo le sue idee e le sue invenzioni. Figlio di un’atmosfera “sessantottina”, se ne discosta per essere innovativo e libero non rivoluzionario. Questo è quanto traspare dal film. In una ricostruzione che mette in secondo piano l’isola creata, appare però l'”isola” Giorgio Rosa.

Il protagonista vive le sue idee in maniera isolata restringendo il suo piccolo gruppo alla ragazza che lui ama Gabriella (Matilda De Angelis) e al fidato collega e amico. Non è un caso che il film inizia con la solitaria presenza di Giorgio nella sede del consiglio d’Europa. Così come, tranne rarissimi casi, la folla dell’isola è solo passeggera, informe, senza tanti volti, lasciata all’anonimato.

Tutti nascono come originali, molti muoiono come fotocopie

Il beato Carlo Acutis, morto nel 2006 a soli 15 anni disse:

“Tutti nascono come originali, molti muoiono come fotocopie”

Giorgio Rosa è un originale anche nella sua gioventù, non si può affermare il contrario. Mentre la massa che si accalca sull’isola si adegua ad essere una continua fotocopia di chi sta accanto. Fotocopie appaiono anche i vari politici.

“L’incredibile storia dell’isola delle rose” cerca, e alcune volte ci riesci, di dare un grande valore ai temi messi in gioco da questa provocazione dell’isola in acque internazionali. Fallisce però in quell’idea di libertà che, forse, poteva essere di moda a fine anni sessanta ma che, ora, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo, risulta stucchevole, retorico, a tratti eversivamente ipocrita.

Dal lato tecnico il film è buono, a tratti ottimo. La regia è molto ben realizzata dando prova che Sydney Sibilia è uno dei maggiori talenti italiani di questo periodo. Elio Germano sorregge un’ottima recitazione con una efficace cadenza romagnola, mentre la bellezza e bravura di Matilda De Angelis buca lo schermo in maniera impressionante illuminando ogni scena in cui è presente.

A completare il film una buona ricostruzione di ambienti, abiti e atmosfere musicali tipicamente anni 60 pescando in terra italiana e presso artisti stranieri facilmente identificabili.

“L’incredibile storia dell’isola delle rose” è un film riuscito (a metà) nonostante qualche errore storico e senza avere quella profondità che, forse, ci si poteva aspettare.

Voto: 6,5

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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