The Evening Hour

Recensione in anteprima – TFF 38 – In concorso – Secondo lungometraggio per il regista Braden King. Il suo “The evening hour” è già stato presentato al Sundance Film Festival il 27 gennaio 2020. Il film apre il programma in concorso del Torino Film Festival numero 38. Ambientato in zone periferiche e trascurate degli Stati Uniti, il film racconta tutta la povertà materiale e morale di certe zone.

La storia

Cole Freeman (Philip Ettinger) vive in una cittadina rurale a ridosso dei Monti Appalachi colpita dalla recessione economica in modo visibile e palpabile: miniere chiuse, piccole aziende in fallimento, chiese vuote, giovani disoccupati, alcool e droga. Uno di quei luoghi che formano le coscienze di chi ci è nato e cresciuto, nel bene e nel male: così Cole fa l’assistente in una casa di riposo manifestano il suo amore per gli anziani della comunità ma rivende sottobanco i farmaci elargiti loro da un sistema che per il resto non se ne cura affatto.

Gli abitanti della cittadina si dividono fra le persone timorate di Dio che citano passi delle sacre scritture – fra cui il nonno (Frank Hoyt Taylor) di Cole, un pastore ossessionato da Satana – e trasgressori più o meno conclamati che popolano i locali fumosi e le roulotte parcheggiate a vita negli spazi deserti. Quando un amico di gioventù di Cole, Terry (Cosmo Jarvis) torna in città, disoccupato e intenzionato ad allargare il business delle droghe, il ragazzo si trova a dover decidere se una frequentazione di lunga data è per lui un’opportunità o una condanna.

Gli affetti sussurrati

Il film è tratto dall’omonimo racconto di Carter Sickels. Il cognome di Cole, Freeman, è una beffa per un uomo che libero in realtà non è. Cole ha molti legami nel paese dove ha sempre abitato. Legami affettivi e lavorativi, oltre ai già citati legami di piccola delinquenza attento a non pestare i piedi a delinquenti più organizzati e potenti.

“The Evening Hour” è messo in scena da Braden King con molta atmosfera tipicamente da luogo di montagna dove tutti si conoscono, dove le voci viaggiano veloci e dove tutti sanno molti affari del vicino. I grandi spazi percorsi quasi sempre con le auto, soprattutto i pick-up da lavoro, le camicie a scacchi tipiche dei lavoratori di montagna. La natura, i boschi, le case prive di recinzioni e quasi sempre aperte, tutto è mescolato e compenetrato ma ogni persona, ogni luogo ha la sua caratteristica e la sua storia tanto da essere comunque riconoscibile e distinguibile.

All’interno di questo clima, a tratti abbandonato, rassegnato e con poco conforto se non nelle tradizioni e nella religione si realizzano dei legami di affetto sussurrati come quelli che ci vengono presentati nella vita di Cole. I rapporti concreti e carnali sono superficiali e opportunistici. Quelli veri, quelli che scaturiscono dal profondo sono sussurrati, con la nonna, il nonno, la madre ritornata, l’amore di una vita simbolo di un sogno che non è stato afferrato.

Fumo, droga e potere

Cole è attento nel suo lavoro come infermiere tanto da voler sempre imparare attraverso i libri che studia da autodidatta. Si trascina stancamente per il paese, nell’instabilità di chi non ha realizzato il sogno di andarsene dal paese e la consapevolezza dei propri mezzi mista a rassegnazione per una condizione che non può, secondo lui migliorare.

“The Evening Hour” immerge lo spettatore nelle atmosfere di questa America sconfitta, perdente, che deve fare i conti con il potere di piccoli delinquenti per il commercio territoriale della droga e da sottili equilibri immutati e immutabili tra le famiglie, le conoscenze.

Un ottimo film con una bella fotografia, una sceneggiatura solida e delle musiche soft country che impreziosiscono il quadro generale. Buone le prove di Philip Ettinger e del cast in generale con una menzione speciale per Stacy Martin in un ruolo marginale ma molto incisivo.

Voto: 7,3

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