Recensione in anteprima – TFF 38 – In concorso – L’esordio alla regia di Eugen Jebeleanu è un secco thriller psicologico sulle difficoltà di un poliziotto ad accettare la propria omosessualità in un contesto intollerante e omofobo come quello della società rumena. 

La storia

Cristi (Conrad Mericoffer) è un giovane poliziotto rumeno che vive un’esistenza conflittuale rispetto alla sua identità: lavora in un ambiente gerarchico e maschilista ma è omosessuale e cerca di conservare gelosamente il segreto sulla sua vita privata. Nei giorni in cui Hadi (Radouan Leflahi), il ragazzo con cui ha una relazione a distanza, è venuto a fargli visita dalla Francia, Cristi viene chiamato per un intervento: un gruppo nazionalista e omofobo ha interrotto la proiezione di un film a tematica LGBTQI+. Quando uno dei manifestanti minaccia di smascherarlo, Cristi perde il controllo.

Un uomo scisso in due 

Ispirato a fatti realmente accaduti, quando, nel 2018, una proiezione del film “120 battiti al minuto” a Bucarest fu interrotta da un gruppo di manifestanti nazionalisti, “Camp de maci” è diretto dall’esordiente Eugen Jebeleanu, regista di formazione teatrale. E si vede: il film, privo di colonna sonora, segue quasi in tempo reale i suoi protagonisti, facendo ampio uso di piani sequenza e lunghe inquadrature statiche.

In modo diretto e graduale entriamo nella vita di Cristi: lo vediamo accogliere in casa il suo compagno francese Hadi, scambiare tenerezze con lui prima in ascensore e poi all’interno del proprio appartamento (luoghi sempre chiusi, isolati). Quando Hadi propone di fare un viaggio insieme, però, Cristi si irrigidisce; e poco dopo, quando sua sorella viene a far loro visita, il giovane si mostra brusco e contrariato.

Fin dall’inizio appare dunque chiaro che Cristi vive serenamente la propria omosessualità solo in contesti sicuri, privati, ma al di fuori e con gli altri non è in grado di essere sé stesso. Quando lo vediamo sul lavoro, capiamo anche il perché: Cristi è un poliziotto e i suoi colleghi sono un emblema di chiusura mentale e machismo. E’ come fosse scisso in due: il compagno dolce che ha accolto Hadi in casa da una parte, il poliziotto macho che parla di donne coi colleghi dall’altra.

Un tema scottante 

Questa scissione, questa doppia identità che egli fatica a sostenere, viene messa in crisi quando, nel cinema dove i poliziotti sono stati chiamati a intervenire, Cristi incontra un suo ex amante che minaccia di smascherarlo davanti ai colleghi. Il cinema diviene così teatro di tutto il corpo centrale del film, una sorta di arena dove Cristi si muove come una belva in gabbia, insofferente e terrorizzato all’idea che il fragile equilibrio che si è costruito possa crollare.

La paura gli fa perdere il controllo, rendendolo aggressivo e ancor più violento dei colleghi verso gli omosessuali. Conrad Mericoffer è molto bravo nel trasmettere con una recitazione misurata e apparentemente sottotono tutta l’ansia e l’irrequietezza di questo personaggio confuso, arrabbiato, irrisolto. Un personaggio che – in maniera sorprendente e alquanto pessimistica – non ha una vera e propria evoluzione: nel suo secco realismo, infatti, “Camp de maci” non ha un punto d’arrivo, un’epifania, una catarsi. Cosa che potrebbe anche stizzire o dare un senso d’insoddisfazione o d’incompletezza alla fine della visione.

Jebeleanu ha spiegato che il suo obiettivo era quello di parlare delle difficoltà della comunità LGBTQ, che in Romania non è ancora libera di vivere serenamente, poiché c’è ancora una forma di censura e autocensura a causa della paura. Insomma, un tema scottante e ancora poco esplorato nel suo Paese:  aver avuto il coraggio di affrontarlo, dunque, è un merito non da poco. Ci auguriamo quindi che “Camp de maci” possa aprire un proficuo dibattito su questi argomenti.

Voto: 7

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