Mi chiamo Francesco Totti

Recensione – Alex Infascelli torna al cinema dopo tre anni da “Piccoli crimini coniugali” descrivendo con un documentario commovente la figura di Francesco Totti. Un bambino, un ragazzo e infine un uomo che non è solo un calciatore della Roma. E’ romano, romanista, icona di un calcio passionale e che appassiona non solo i tifosi della Roma. Al cinema il 19,20,21 ottobre.

Francesco Totti e la palla

Il giorno prima dell’ultimo atto da calciatore professionista Francesco Totti, campione del mondo 2006 e bandiera della Roma, ripercorre la sua vita e trova la forza di dire addio.

Il Francesco Totti che vediamo mentre inizia il suo racconto ha l’aspetto di quello del 2020, ma lo immaginiamo proiettato in un giorno critico di primavera del 2017.

E’ ovviamente uno stratagemma narrativo. Il documentario ha la voce fuoricampo di Francesco Totti per tutta la durata dei 100 minuti circa (90 minuti più recupero) e si avvale di diversi filmati d’archivio e della famiglia con poche ricostruzioni, concentrate soprattutto durante l’infanzia di Francesco.

“La prima parola che ho detto è stata palla”

Questa è la battuta che introduce il primo filmato autentico di un Francesco Totti in spiaggia, nell’estate del 1977, all’età di circa un anno, che calcia una palla quasi più grande di lui.

L’emozione è subito forte, l’obiettivo è subito rivelato: si parlerà di Francesco, di calcio e di Francesco Totti. Quella figura che va oltre il semplice giocatore di calcio di una squadra.

Francesco Totti e la sua carriera

Attraverso una bella ricostruzione di un tipico gioco che Francesco faceva con i suoi compagni a scuola, il Totti campione si rivela con tutta la sua abilità. Così per caso, forse anche troppo romanzescamente ma è chiaro che qualche forzatura ed edulcorazione della realtà è dovuta. E’ quasi obbligatoria per andare oltre la fredda cronaca di una vita, quasi 25 anni, passati da professionista del pallone.

La voce fuori campo di Francesco Totti è spesso sincera, schietta, senza filtri. Altre volte sembra costruita ma è l’unica voce che serve per essere ancora più coinvolti con la vicenda. Si ripercorre così la carriera di un Francesco Totti chiamato improvvisamente in prima squadra ancora adolescente. Di un calciatore che impressiona con le sue giocate sin dalla categoria pulcini. Destinato sempre a giocare con i più grandi e vittima dei falli dei tanti che hanno meno talento di lui.

“Quando giocavo, la differenza era che gli altri guardavano sempre la palla, io guardavo gli altri”

E’ uno dei tanti segreti e delle differenze tra bravi giocatori e campioni.

Francesco Totti, oltre il campione osannato.

Francesco Totti è anche un uomo, ormai ultra quarantenne. Un uomo che è cresciuto tra spogliatoi e campi di calcio. Un ragazzo che ha trovato l’amore della sua vita, ha creato una splendida famiglia, lui che ha avuto una famiglia sempre presente ad ogni sua partita.

“6 unica” e “6 unico”

La prima è la dichiarazione d’amore di Francesco alla sua Ilaria Blasy, la seconda è la dichiarazione d’amore di tutta una famiglia, di tutto uno stadio, di tutta una tifoseria e una città a Totti, al “pupone”, a colui che ha infiammato la passione per il calcio non solo tra i romanisti ma anche tra gli estimatori e i tifosi del bel calcio.

“Mi chiamo Francesco Totti” è quindi un’opera che, in punta di piedi e senza strafare descrivere non solo il Totti calciatore e uomo. Descrive anche il Francesco Totti amato e apprezzato da tutta Italia o quasi. Un calciatore nato a Roma, romanista, cresciuto nella Roma ma diventato il beniamino di una città.

Documentario che strappa diverse lacrime, che cita anche ampiamente tutti gli aspetti negativi e i difetti del carattere di Francesco Totti senza dimenticare che il racconto ha un titolo preciso.

Voto: 8

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