“Il Cacciatore” e la tragedia di una generazione di ragazzi

Recensione – 40 anni – Sono passati 40 anni dall’uscita di un film straordinariamente importante. Parliamo de Il Cacciatore (titolo originale The Deer Hunter), capolavoro diretto da Michael Cimino nel 1978 e giunto nelle sale internazionali a inizio 1979. E’ giunto nei cinema italiani il 27 febbraio 1979.

Amicizia e amore

Pennsylvania. Sei amici condividono il lavoro da operai di un’acciaieria e la passione per la caccia al cervo. È in corso la guerra degli Stati Uniti in Vietnam e tre di loro – Michael (Robert De Niro), Nick (Christopher Walken) e Steven (John Savage) – sono in procinto di partire verso l’inferno verde. Quest’ultimo sta per sposare Angela (già incinta di un altro uomo), mentre Michael – forte, taciturno e sicuro di sé – e Nick amano la stessa donna, Linda (Meryl Streep), la quale fugge da una situazione familiare difficile e sembra preferire, tra i due, proprio Nick.

Dopo l’ultima caccia, durante la quale Michael abbatte un cervo col canonico “un colpo solo”, per i tre è giunto il momento di andare alla deriva verso il Vietnam, dove ogni giorno vengono uccisi centinaia di uomini sia dalla parte americana che da quella del nemico.

Dopo essere stati catturati, Michael, Steven e Nick riescono a sopravvivere grazie al macabro gioco della roulette russa, ma la fuga successiva li dividerà. I primi due tornano a casa provati emotivamente e psicologicamente (Michael) e con gravissime ferite (Steven), mentre Nick resta disperso. Michael ritrova Linda ma non riesce a superare il dramma della guerra. Steven, invece, inizia a ricevere grosse quantità di denaro dal Vietnam…

Racconto di un’epoca drammatica

Scritto da Deric Washburn, Il Cacciatore è uno dei film più importanti della storia del cinema. Candidato a 9 Premi Oscar, ne vinse 5: Miglior Film, Miglior Regia (Cimino), Miglior attore non protagonista (Walken), Miglior Montaggio e Miglior Sonoro. Candidature per De Niro e Streep (per lei la prima in carriera). Ma non è una pietra miliare solo per il palmarès.

L’opera riesce a raccontare il dramma di un’intera generazione, mettendo in scena la barbarie della guerra e delineando i personaggi in tutta la loro frustrazione e, soprattutto, disperazione.

Catapultati dall’altra parte del mondo, contro un nemico spesso invisibile, in un territorio infido, nel fallimento più grande della storia statunitense. La guerra in Vietnam ha rappresentato uno spartiacque nella seconda metà del Novecento e distrutto tante vite. Inutilmente. L’esistenza dei protagonisti de Il Cacciatore subisce la stessa sorte ma, come per i personaggi, ha riguardato tantissimi ragazzi nati nel dopoguerra.

Cancellando la speranza di un mondo migliore, uccidendo i sogni e i desideri. Mandati al macello da una politica folle, senza ritegno, che ha caratterizzato diverse presidenze statunitensi. Michael, Nick e Steven sono tre uomini come tantissimi altri, rovinati assurdamente da qualcosa più grande di loro, ed evidentemente incomprensibile. La regia di Cimino riesce a tratteggiare tutta la crudeltà di una guerra infinita: nelle cruente battaglie e nelle torture, nei bassifondi di Saigon e negli espedienti per cercare di uscire vivi dall’abisso vietnamita.

Tutt’altro che un manifesto a favore degli Stati Uniti, come qualcuno si affrettò a dire all’uscita del film: è, anzi, il quadro di un’enorme desolazione, attraverso sequenze di grande impatto visivo ed emotivo, compreso un durissimo e straziante finale.


Lealtà 

“Tu devi contare su un colpo solo, hai soltanto un colpo. Il cervo non ha il fucile, deve essere preso con un colpo solo. Altrimenti non è leale.”

La lealtà è tutto per Michael. Al lavoro, nell’amicizia, e anche quando deve sparare a un cervo. Lo racconta a Nick prima che partano per il Vietnam. Michael sarà leale fino a quando gli sarà possibile, per salvare i suoi compagni. Finché non perderà le tracce di Nick. Tornato dalla guerra, Michael si chiede cosa abbia vissuto, perché ha dovuto subirlo e se, a questo punto, ci potrà essere un avvenire.

Poco alla volta, negli occhi di Linda ritroverà una possibilità, ma non prima di aver cercato la verità su Nick. Il dramma personale di Michael è lo stesso di tantissimi militari che hanno combattuto in quel conflitto. Strappati dalla loro vita, moltissimi sono rimasti sul campo; molti altri sono rientrati, ma hanno dovuto affrontare depressione, senso di impotenza, traumi psichici e non soltanto. Non saranno più loro stessi, come quando erano partiti. Ad accompagnare è, struggente, il tema portante del film: la “Cavatina” di Stanley Myers, con la chitarra solista di John Williams.

Il giusto riconoscimento di Michael Cimino

Al secondo lavoro da regista, Michael Cimino ottenne il giusto riconoscimento per un talento che, purtroppo, non ebbe modo di dimostrare negli anni, finendo quasi nel dimenticatoio – per una serie di ragioni – dopo sette film diretti.

Eppure Il Cacciatore è un’opera che per bellezza, ardore stilistico e significato, insigni autori non riuscirebbero ad eguagliare in tutta la loro carriera. Ecco perché non si può non ritenere Cimino come una delle più importanti figure cinematografiche.

E poi ricordiamo nella sua interezza il cast straordinario del film: i già menzionati De Niro, Streep e Walken, ma ricordiamo anche George Dzundza, Chuck Aspegren e soprattutto John Cazale, all’epoca compagno di Meryl e alla sua ultima apparizione sullo schermo prima della prematura scomparsa.

L’anniversario dell’uscita italiana de Il Cacciatore è un’occasione per rivedere un film che ha raccontato un’epoca e la guerra che l’ha consegnata alla storia. Tragicamente.

Voto: 9,9

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