First Man

Recensione in anteprima – Venezia 75 – In concorso – Damien Chazelle apre nuovamente la Mostra d’arte cinematografica internazionale di Venezia. Dopo il successo di “La La Land” presentato proprio a Venezia nel 2016, il pluripremiato regista francese sbarca al Lido con “First Man”, il bionica su Neil Armstrong, primo uomo a mettere piede sulla luna. Al cinema dal 31 ottobre.

“Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”.

La sua frase è rimasta famosa, la sua missione ha rivoluzionato la storia dell’umanità. Neil Armstrong (Ryan Gosling) è stato il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna il 20 luglio del 1969. La storia della missione Apollo 11 della NASA è quella della realizzazione di un sogno di tutti i tempi che “First Man” (Il primo uomo) torna a raccontare. Concentrandosi sulla figura dell’astronauta e sugli anni tra il 1961 e il 1969 che precedettero l’allunaggio, Damien Chazelle racconta i sacrifici e il costo, che ha avuto per Armstrong e per l’intera nazione, una delle missioni più pericolose della storia.

L’uomo davanti alla luna

“First Man” è l’adattamento ufficiale della biografia “First Man: The Life of Neil A. Armstrong” scritta da James R. Hansen nel 2005. Già in quegli anni i diritti che erano in capo a Warner Bros. vedevano il progetto di  realizzazione di un film con regia di Clint Eastwood, ma non se ne fece nulla. Fu poi Universal a rilevarne i diritti nel 2013 e pensare un film con l’attuale cast artistico e tecnico.

La sequenza iniziale di “First Man” lascia subito col fiato sospeso. Conosciamo tutti la storia di Neil Armstrong, ce la insegnano a scuola quindi sappiamo che, nonostante le sue difficoltà in volo, quel volo iniziale lo riporterà comunque a terra. Eppure rimaniamo inglobati nell’abitacolo, insieme a Neil, impegnato nel districarsi tra sforzi, calcoli e manovre varie.

Neil osserva la luna, Janet, sua moglie lo osserva. Chazelle, il regista, ci fa notare la distanza tra Neil e il mondo che, paradossalmente è più ampia rispetto alla sua distanza con la luna.

“Se sono qui da solo non è certo perché ho voglia di parlare, non credi?”

Queste le parole di Neil ad un certo punto del film. Si tratta di parole di distacco verso il collega Gus Grissom. La solitudine di un uomo che esce di casa dove ci sono famiglia, amici e colleghi e si estranea con il suo binocolo a guardare la luna.

L’uomo dietro la luna

“First Man” non è solo un monologo di Neil e della sua preparazione per il suo viaggio. E’ anche tanto altro. Chazelle ripercorre la storia della corsa allo spazio dal 1961 al 1969 concentrandosi poi sugli ultimi 4 anni. E’ una corsa ricca di momenti storici e avvenimenti meno noti. La strenua lotta per il primato tra URSS e USA è raccontata anche grazie a filmati di repertorio ed è costantemente sfondo di un programma spaziale americano che non nega questo obiettivo: vincere la sfida, anche a costo di rischiare più del dovuto.

“The dark side of the moon” di Neil è la sua vita privata. Segnata da uno dei lutti più crudeli che un padre può subire, ovvero la perdita per malattia della seconda figlia Karen, si esprime con una tendenza all’introversione nei rapporti famigliari. E’ un uomo che si chiude in camera, chiude le tende della finestra e solo allora si abbandona al pianto, lontano dagli occhi di tutti.

Al fianco di Neil, Janet, la moglie, splendidamente interpretata da Claire Foy. Una donna coraggiosa che sa farsi rispettare anche dai militari e che ammira, aiuta, sostiene il marito senza aver paura di riprenderlo quando si fa troppo distante da lei o dai loro figli.

L’uomo sulla luna

Prima di arrivare sulla luna, di poggiare quel piede che è entrato nella storia, Neil deve affrontare delle prove. Tutta la storia aerospaziale statunitense di quegli anni si basa su ricerca, allenamento, rischio e sacrificio, anche sacrificio umano quando i test, gli errori finiscono in maniera tragica.

Damien Chazelle si muove molto bene tra scene d’azione e scene molto più intime che coinvolgono i protagonisti. Collega tutto con la corsa allo spazio, esprime chiaramente il punto di vista sentimentale di Neil che è l’ovvio e assoluto protagonista. Lascia anche modo, però di scoprire il mondo americano di quegli anni, le contestazioni a margine, i personaggi della moglie di cui abbiamo scritto sopra, i colleghi e, soprattutto Deke Slayton, il  capo degli astronauti interpretato da “coach” Kyle Chandler.

Con “First Man”, il regista preferisce non utilizzare i virtuosismi che hanno segnato “La La Land” e si affida a una regia più semplice e più funzionale a un racconto storico e, a tratti documentaristico senza mai abbandonare quella tecnica sopraffina che sa padroneggiare. Cita vagamente, in un paio di scene, “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick per scelte di inquadrature, movimenti e scelta musicale. Si rifà a inquadrature degli esterni del modulo lunare che già abbiamo visto in “Interstellar” di Christopher Nolan. Si adegua all’opportuno silenzio di “Gravity” di Alfonso Cuàron. Richiama lo sguardo attraverso il finestrino di “Apollo 13” di Ron Howard.

Conoscenza del cinema che si abbandona nel toccante, simbolico, forse un po’ ruffiano ma bello, finale di film. La 75esima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia parte con il piede giusto, quello di Neil sulla luna.

Voto: 7,4

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