Eric Clapton: life in 12 bars

Recensione in anteprimaUno sguardo inedito nella vita del grande chitarrista inglese Eric Clapton raccontata in un film-documentario evento: una speciale pellicola autobiografica che mostra la sfera privata e pubblica dell’artista, mostrando la carriera, le relazioni, i successi e i dolori del grande rocker dall’infanzia fino ad oggi. Questa imperdibile produzione uscirà nelle sale cinematografiche italiane in 3 date: 26, 27, 28 febbraio 2018.

Il documentario si apre con un videomessaggio dello stesso Eric Clapton che introduce il senso di questa produzione partendo dall’infanzia segnata dal dolore e da un grande trauma infantile: la scoperta in tenera età che i genitori che l’hanno cresciuto sono in realtà i suoi nonni e il rifiuto della madre biologica/ sua sorella, lo condurrà ad avere un vuoto che porterà con sé per tutta la sua esistenza. Si descrive come un bambino introverso e diverso dai suoi coetanei che trova nel disegno e nella musica una via di fuga dai suoi tormenti. Fin da subito manifesta un amore per la musica black e il jazz che miscelerà nel corso del tempo con un’ impronta rock, rendendo la sua musica una novità per l’epoca.

Durante tutti i 136min, sullo sfondo della sua vita personale si dà ampio spazio alla carriera musicale all’interno delle grandi band in cui è entrato e uscito fra il 1960 e il 1970; gli Yardbirds – prima grande rock band UK, simbolo della British Invasion – attiva dal 1962 al 1968 e dal 1992 ad oggi, e il trio dei Cream attivo dal 1966 al 1968, inoltre vengono mostrate tutte le sue grandi collaborazioni e la sua carriera come solista dal 1970 ad oggi. Parla anche del rapporto tormentato con le donne, in particolare dell’amore-ossessione per Pattie Boyd, moglie di George Harrison, chitarrista e cantante dei Beatles, amico dello stesso Clapton. Descrive i suoi problemi con la droga – cocaina ed eroina – e dei rehab ma soprattutto dell’alcool che lo porterà a toccare il fondo del tunnel in alcuni momenti molto difficili e dolorosi della sua vita – in particolare dopo la morte prematura del suo caro amico Jimi Hendrix.

NEW YORK – 1968: (L-R) Record executive Ahmet Ertegun, bassist Jack Bruce, guitarist Eric Clapton, drummer Ginger Baker and manager Brian Epstein pose for a portrait in 1968 in New York City, New York. (Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images)

Verso la fine del documentario il focus è sulla sua relazione con Lory del Santo e nella morte prematura del loro figlio Conor Clapton di appena 4 anni a NYC. Tuttavia, in questa difficilissima fase della sua esistenza dimostra di riuscire a rialzarsi e di non ricadere nei cattivi vizi del passato e di aver convogliato lo strazio di questa perdita drammatica nella musica, creando una delle canzoni più indimenticabili e uniche come “Tears in Heaven” dedicata proprio a suo figlio. In conclusione, la parte finale si concentra sull’uomo che è oggi: un uomo libero e felice, un padre di famiglia circondato da amore e appagato dalla sua esistenza.

Questa pellicola è una produzione Zanuck Company / Passion Pictures, diretta da Lili Fini Zanuck  (produsse con il marito il film 4 premi Oscar ‘Driving Miss Daisy’ del 1989)  distribuita dalla Lucky Red in associazione con 3 Marys e presente al cinema per unicamente 3 date. Durante tutto il documentario si alternano video esclusivi e inediti di grandi band, cantanti e artisti che spaziano dal rock, grunge al soul, blues, jazz come i Beatles, Pink Floyd, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Aretha Franklin, B.B. King, Steve Turner e molti altri a foto personali e privati dello stesso chitarrista. Le voci narranti sono le numerose persone che hanno conosciuto il musicista e si susseguono insieme alle canzoni che meglio rappresentano determinati momenti della sua vita.

Si tratta di una produzione unica che mostra ogni dettaglio della vita di uno dei più grandi artisti nella storia del rock – unico detentore di 18 Grammy Awards – che è stato influenzato e che ha influenzato molti altri artisti; inoltre, si tratta di uno sguardo esclusivo all’interno della storia della musica degli ultimi 50 anni che gli amanti del genere non possono perdersi.

Voto: 8

Commenti