Ep. 1×05 – Serie tv – Recensione – Quinto episodio della nuova serie tv della saga “Star Trek” creata nel 1966 da Gene Roddenberry. Tra il Trek e il non Trek che continua a distrarre molti, la serie si fa apprezzare  nel prosieguo della sua storia e il collegamento con la serie originale si fa più netto.

[spoiler alert]

Il capitano Lorca viene rapito dai Klingon durante una missione con una navetta. Farà la conoscenza con quello che diventerà una strana e ripetuta conoscenza del futuro capitano Kirk (serie classica): il truffatore e manipolatore Harry Mudd interpretato da Rainn Wilson, star della serie tv “The Office”. Nel frattempo il facente funzioni capitano Saru si trova di fronte a un dilemma etico riguardo al tardigrado. L’ex comandante Michael Burnham infatti, assiste a una progressiva sofferenza del tardigrado ogni qualvolta viene utilizzato per il motore a spore.

Con l’introduzione del personaggio di Harry Mudd la serie fa un ancor più chiaro ed esplicito riferimento alla serie originale che, ricordiamo, è lontana, temporalmente, solo dieci anni (in avanti). Il truffatore e manipolatore interplanetario è apparso in diversi episodi della serie degli anni ’60 e qui se ne riprendono tutte le caratteristiche. Sfruttiamo così l’occasione di conoscere la storia del capitano Lorca, come si è procurato il suo danno agli occhi che non gli permettono di stare in ambienti luminosi.

L’episodio da quindi spazio non solo a Michael Burnham e inizia ad esplorare la storia e l’animo degli altri personaggi. Abbiamo già detto del capitano che deve fare i conti con il suo passato. Nell’interrogatorio con i Klingon, che, per i metodi a me sembrano più romulani, ritorna alla memoria quel “quante luci vedi” dell’episodio di “Star Trek Next Generation” nel quale il capitano Picard è interrogato dai Cardassiani. Anche Sisko avrà un’esperienza simile e questi tre capitani sono così uniti dalle ombre e dalle luci del proprio comando.

“Che gran ficata”

E’ l’espressione del cadetto Tilly di fronte alla soluzione trovata da Michael Burnham e dal tenente Stamets. Non è la prima volta che si usa del linguaggio colorito in Star Trek, una delle occasioni, forse la più recente è presente in “Star Trek Beyond” dove viene detta da McCoy e persino da Spock la parola “stronzata”.

Un altro personaggio che si trova, insieme a Burnham, di fronte a un dilemma morale è il comandante Saru. Iniziamo a conoscerne i lucidi timori nell’intraprendere l’avventura dell’essere al comando di un’astronave come capitano.

Infine, Stamets e il dottor Culber rivelano agli spettatori la loro storia omosessuale da normale coppia in una normale azione di vita quotidiana. A molti può sembrare un’innovazione, ma anche qui, Star Trek si era già mossa su questo fronte avendo già ospitato personaggi omosessuali nelle sue ultime serie. Chiedere di Dax e del suo bacio lesbo in Deep Space Nine.

L’episodio ha comunque buon ritmo e amplia il suo discorso nei sentimenti e nelle anime dei personaggi. Non è un cambiamento di rotta, possiamo definirla una correzione, o, comunque una leggera deviazione anche se siamo sempre all’interno di una guerra fredda, anzi tiepida a dire il vero. “Scegli il tuo dolore” è da leggere sia all’esterno che all’interno di tutta questa dinamica.

Voto: 7,2

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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