Paradise (2016)

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorsoAndrej Konchalovsky porta al Lido di Venezia un film sull’olocausto duro e importante. Scelte registiche inusuali per un dramma raccontato attraverso tre figure qualunque.

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Un film che è un monito: storie di vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale per ricordare “che questo è stato”. Paradise è un lungometraggio sui destini incrociati di tre personaggi nel tempo triste di una guerra senza precedenti: Olga, un’aristocratica russa emigrata e ora parte della Resistenza francese; Jules, un collaborazionista francese; Helmut, un ufficiale di alto rango delle SS. Il significato di questo film è perfettamente espresso dalla citazione del filosofo tedesco Karl Jaspers:

“Quello che è successo è un avvertimento. Deve essere continuamente ricordato. Come è stato possibile che accadde una volta, così rimane la possibilità che succeda ancora, in qualunque momento. Solo la conoscenza di ciò che fu può evitare che riaccada”.

Sullo sfondo tragico dei campi di concentramento, il motto “ogni vita ha un suo significato”.

Konchalovsky dirige un film estremamente difficile utilizzando un linguaggio filmico particolare è una ricerca della particolarità che diventa unicità d’immagine, storia circoscritta. Focalizzandosi su tre figure che apparentemente non hanno molto a che fare tra di loro viene presentata la vita degli anni della seconda guerra mondiale e vengono riproposte e ricostruite le immagini dei campi di concentramento.

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Molte immagini son foto d’archivio inquadrate dalla telecamera, altre sono scene che vedono protagonista soprattutto Olga e le sue compagne di campo.

La scelta del formato televisivo 4/3 e il bianco e nero risultano efficaci mentre le interviste ai tre personaggi risultano un pò troppo costruite sviando la cronaca delle tre storie realizzata per immagini verso un mokumentary involontario e troppo artefatto.

Se all’inizio lo spettatore viene straniato dalla vicenda che sembra non avere un ordine e un percorso logico, con il trascorrere dei minuti il film si rende più chiaro e l’impatto emotivo diventa esponenziale. Senza ricorrere a gratuite scene di violenza, a gratuite scene di dolore, Konchalovsky ripercorre fedelmente il dramma di quelle situazioni di guerra e di prigionia.

Molto ben assortito il cast degli attori, con una Yuliya Vysotskaya, moglie del regista, che interpreta il suo ruolo in modo molto profondo e sentito. La caratterizzazione meglio riuscita e sicuramente un film che si sbilancia un po’ troppo sulla figura di Olga.

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Di film sull’olocausto ce ne sono diversi e molteplici, questo “Paradise” può essere annoverato tra i film meglio riusciti sull’argomento senza essere un capolavoro. Un film da vedere e che è importante non dimenticare.

Voto: 7,4

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