El Cristo Ciego

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorso – Scritto e diretto da Christopher Murray, al suo terzo film, il film si impegna ad essere quello che in realtà non è. Troppo lento per essere profondo, poco incisivo per essere interessante. Solo qualche cenno su cui riflettere.

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Michael, da bambino, si è fatto inchiodare le mani ad un albero dal suo più caro amico, poi, dolorante ma fiducioso, nei pressi di un fuoco, ha ricevuto una rivelazione. Da allora parla da profeta al suo paese, che gli risponde prendendolo in giro. Quando viene a sapere che l’amico di un tempo ha subito un grave incidente, decide che lo guarirà con il miracolo dell’imposizione delle mani e attraversa il deserto a piedi scalzi per raggiungerlo.

Arriva direttamente dal deserto cileno il film di Christopher Murray, regista al suo terzo lungometraggio e che difende, durante la conferenza stampa al Lido di Venezia, la scelta di una spiritualità personale e non indottrinata dalla religione di turno. Mettendo in campo questa spiritualità relativa il film invece di illuminarsi si spegne e si incarta in un pensiero proprio del protagonista. Troppo estraneo per essere percepito dallo spettatore.

Nonostante un simbolismo a tratti chiaro e ben riuscito come per esempio la scelta del deserto come aridità dell’anima moderna, la pellicola cilena manifesta una lentezza solo parzialmente giustificabile dai pensieri e dai racconti di Michael, il protagonista.

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Lo sporco che attraversa le scene sia a livello cromatico che a livello materiale esprime in modo più che buono, nuovamente, la corruzione del mondo e dell’anima umana in particolare. Il viaggio di Michael e le sue avventure salvano e purificano ma non creano quell’empatia tra quanto narrato e quanto lo spettatore vede.

Il lungo viaggio a piedi scalzi è attraversato anche da racconti nel racconto come una sorta di parabole del Vangelo. Racconti molto vicini alla realtà concreta e che non sempre si posizionano correttamente con l’economia del film.

Il cast, tutto, o quasi, composto dagli abitanti della regione interessata e quindi non professionisti, vanno leggermente oltre l’amatorialità di una recitazione che, a tratti, risulta meccanica e poco spontanea.

Si ha la sensazione, durante la visione, di un film che ha delle pretese di voler essere una pellicola profonda ma il lavoro, a Christopher Murray non riesce a pieno. Il film scivola via senza lasciare traccia nello spettatore e convince solo a tratti.

Voto: 5,1

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