Recensione in anteprima – 10 Cloverfield Lane è un thriller claustrofobico capace di tenere il pubblico con il fiato sospeso dai titoli di testa fino al momento in cui si riaccendono le luci in sala. Primo lungometraggio del regista Dan Trachtenberg e prodotto da J. J.Abrams, sarà nelle sale italiane dal 28 aprile.

John Goodman as Henry; Mary Elizabeth Winstead as Michelle; and John Gallagher Jr. in 10 CLOVERFIELD LANE; by Paramount

Dopo essere stata coinvolta in un incidente d’auto una ragazza, Michelle (Mary Elizabeth Winstead), è trattenuta in un bunker antiatomico con altri due uomini, Emmett (John Gallagher Jr.) e Howard (John Goodman). Quest’ultimo, che ha costruito il rifugio dove ora sono rinchiusi, confessa a Michelle di averle salvato la vita e la esorta a non lasciare quel posto in quanto il mondo esterno è stato oggetto di un attacco atomico o, ancor peggio, alieno.

Sull’effettività di questa minaccia esterna si svolge tutto il film: cosa ci sia là fuori o se ci sia veramente qualcosa è un mistero con il quale il film gioca bene. Come la protagonista, anche noi siamo continuamente convinti di entrambe le cose. E proprio su questo non sapere la verità sul mondo esterno riesce a mantenere costante il livello di tensione, a volte anche di angoscia, per tutta la durata della pellicola.

Michelle viene raffigurata come una donna forte, caparbia e fin da subito emerge la sua volontà di scappare da quel rifugio-prigione, o almeno di constatare di persona cosa stia realmente accadendo fuori dal bunker.

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La sceneggiatura, firmata da Josh Campbell e Matthew Stuecken con il contributo di Damien Chazelle (già autore di “Whiplash”), sviluppa in modo estremamente convincente un’idea che, se trascurata, avrebbe potuto portare ad un qualcosa di già visto e, di conseguenza, risultare banale.

In 10 Cloverfield Lane la linea fra thriller e fantascienza è sottilissima e questi due generi si intrecciano a vicenda in perfetto equilibrio. La tensione cresce poco alla volta ma in maniera costante e, per quasi due ore, non c’è mai un momento di calma.

Siamo di fronte ad uno di quei film in cui il potere delle immagini supera quello della parola. Non ci sono dialoghi lunghi e articolati, le informazioni che i personaggi decidono di condividere sono poche ed essenziali.

Il bunker che Howard, interpretato da uno strepitoso John Goodman a tratti inquietante, rassicurante e controverso, è stato da lui ideato per essere il più accogliente possibile. Non mancano divani, giochi da tavolo, televisione con DVD e VHS e addirittura un jukebox per ascoltare la musica. Tutti questi accorgimenti, però, non aiutano a rendere l’atmosfera meno sinistra e claustrofobica.

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Lo spettatore si trova così ad essere il quarto inquilino di quel rifugio sotterraneo. Tutte le informazioni che sa sono le stesse condivise da Michelle e, proprio come lei, anche noi non sappiamo a chi credere: all’istinto, che suggerisce diffidenza, allerta e voglia di scappare o alle parole di quello sconosciuto che continua a rassicurare che solo lì, in quel bunker privo di finestre sul mondo esterno, si può essere veramente al sicuro?

Voto: 7.5

Di Silvia

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