Madre (2019)

Recensione in anteprima – Venezia 76 – Orizzonti – Per la prima volta al lido di Venezia, il regista Rodrigo Sorogoyen, cineasta madrileno già premiato con svariati premi Goya, ci porta un ritratto emozionale e sentimentale di un’inedita storia d’amore. “Madre” è stato premiato nella sezione Orizzonti per l’interpretazione dell’attrice protagonista Marta Nieto Martínez. Mentre aspettiamo l’uscita nelle sale italiane, ci possiamo preparare sulla cinematografia del regista attraverso “Il Regno”. Film del 2018, candidato al premio Lux 2019 come miglior film europeo, è infatti nelle nostre sale dal 5 settembre.

Trama

“Madre” è la storia di Elena (Marta Nieto), che ha subito la perdita del figlio Ivàn, di appena sei anni. Scomparso mentre si trovava col padre su una spiaggia del sud della Francia, riesce appena in tempo a chiamare per l’ultima volta al telefono la madre, prima di sparire. A Elena rimane il richiamo lontano del figlio, e la voce di un uomo misterioso che gli si è avvicinato.

Vicenda narrata in un primo cortometraggio omonimo del 2017, candidato anche ai premi Oscar, riceve nuova linfa col presente lungometraggio. Costruito sullo stesso cast, trasporta la storia a dieci anni dopo. Elena, trasferitasi dalla Spagna in Francia sulle tracce del figlio, lavora ora come barista in un locale sulla spiaggia. La sua vita, ricostruita con fatica e sofferenza, viene scossa dall’incontro con Jean (Jules Porier), adolescente francese che le ricorda moltissimo il figlio perduto.

Viaggio nell’interiorità

Quello che più colpisce in questo quinto lungometraggio di Sorogoyen, è il fatto che, a differenza dei precedenti film a stampo più prettamente politico e sociale, tutto si sposta nell’animo della protagonista. Elena, ritratto di madre delicato e dolce, variegato e dalla grande profondità spirituale, è infatti il perno dell’intera vicenda.

Marta Nieto ci fornisce una rappresentazione sensibile e autentica dell’amore e della perdita. Vera sofferenza mai forzata, e lasciata anche spesso sullo sfondo, si concentra in sguardi e gesti di grande intensità emotiva. La cinepresa guida lo spettatore, anche attraverso usi calibrati di luci e ombre, che illuminano i gesti di Elena. Il dolore e la paura della donna, si mescolano alla forza della rinascita, per cui arriva la forte spinta emotiva di Jean.

Elena e Jean

Nodo nevralgico del film, è la relazione inaspettata che s’instaura fra la donna, e il ragazzo trovato sulla spiaggia. La spiaggia diventa il luogo dell’incontro e dell’amore, dove avvengono gli avvenimenti più carichi di emotività. Dalla festa giovanile, all’abbraccio fra la donna e il ragazzo, possibile doppio del figlio perduto, le emozioni si concentrano tutte lì.

Fra i due s’instaura un rapporto complesso, ambivalente, in cui nessun altro può essere coinvolto. Chi tenta d’intervenire, da Joseba, possibile nuova fonte di relazione affettiva per Elena, alla famiglia di Jean, si deve rassegnare a rimanerne comunque estraneo. In questo inedito rapporto d’affetto, entrambi subiranno una crescita profonda che segnerà per sempre le loro vite future.

Oltre ogni pregiudizio

La storia di Elena e Jean diventa quindi anche un inno contro ogni possibile pregiudizio e critica da parte della società. Elena, infatti, fino all’arrivo di Jean, è giudicata pazza dalla comunità della spiaggia, solo in parte consapevole del suo vissuto precedente e della perdita subita.

Additata come estranea e diversa, solo crescendo insieme a Jean, riuscirà a superare davvero il dolore. Jean diverrà gradualmente uomo, e l’intera vicenda si trasforma in un racconto di formazione, per due anime ritrovatesi oltre ogni convenzione. Non importa quale potrà essere il loro futuro, in quanto la paura alla fine lascia interamente il posto a una nuova luce e a una speranza rinata.

Riflessioni finali

Se del film non tutto risulta egualmente bilanciato, e alcune scelte possono risultare stranianti, tuttavia non si può che restare affascinati dalle interpretazioni attoriali. Anche Jules Porier infatti, nuova promessa del cinema francese, rivela capacità profonda d’immedesimazione nell’animo tormentato e pieno di sfumature di Jean. Opporre l’amore e la speranza al dolore e alla paura risulta in definitiva il messaggio principale del film.

Seppur talvolta l’emozione generale possa subire dei contraccolpi sul piano della verosimiglianza, soprattutto quando ci si allontana dalle figure di Jean e Elena, il risultato finale è un film sicuramente buono e che fa del suo essere delicato il punto di forza. Da vedere e da apprezzare, anche per ritrovare uno sguardo diverso sull’amore.

Voto: 7,1

Commenti