La mafia non è più quella di una volta

Recensione in anteprima – Venezia 76 – In concorso – Film vincitore del premio speciale della giuria a Venezia ’76. “La mafia non è più quella di una volta” rappresenta un nuovo capitolo nella personale cinematografia “antropologica” del regista palermitano Franco Maresco. Per la prima volta in Concorso a Venezia, col suo caratteristico sguardo cinico e umano, inquadra la società italiana di oggi, e riflette sul lascito delle lotte alla mafia di Falcone e Borsellino. Il film verrà distribuito nelle sale italiane da Luce Cinecittà, a partire dal 12 settembre.

Falcone e Borsellino

“La mafia non è più quella di una volta” è seguito ideale di “Belluscone – Una storia siciliana” del 2014, vincitore a Venezia del premio della giuria-sezione Orizzonti e del David di Donatello come miglior documentario. Comuni sono i temi della mafia e dell’antimafia nella Sicilia e nella Palermo di oggi, e della correlata “trattativa” Stato-mafia.

Ritroviamo anche Ciccio Mira, l’impresario di cantanti neomelodici. Egli pare mutato, in parte in cerca di un riscatto, seppur nostalgico per “la mafia di una volta”. Famoso per i suoi legami col mondo della malavita, decide di organizzare il festival “I neomelodici per Falcone e Borsellino”, allo Zen di Palermo (Zona Espansione Nord).

Siamo nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e di via D’AmelioLetizia Battaglia, storica fotografa dell’antimafia, è la protagonista del film, e fa da contraltare a Mira. A lei Maresco aveva già dedicato “La mia Battaglia”, breve film del 2016.

L’importanza della commemorazione

Percorrendo la via del documentario e dell’indagine politica, Maresco ci porta a riflettere sul vero senso del ricordo. Molti sono gli intervistati e i protagonisti, sottoposti alla lente del regista. Nelle persone interrogate prevale distacco, disinteresse e rabbia, senza vera consapevolezza riguardo all’eredità di Falcone e Borsellino.

Nessuno è pronto a gridare

“No alla mafia!”,

per paura, timore, indifferenza.

L’occhio di Maresco è lucido, pungente, a tratti ironico e grottesco. Il comico e l’assurdo di quanto viene raccontato si fondono. Centro del film sono le due manifestazioni di Palermo del 2017 e del 2018, in onore dei due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti per difendere l’Italia dalla mafia.

Solamente il 20 aprile 2018 è stata pronunciata la sentenza di primo grado, da parte del tribunale di Palermo, sulla questione della trattativa Stato-mafia.

Letizia Battaglia

“Posso criticare quello che avviene, ma non sono scettica. Bisogna continuare a combattere e ricordare”,

così si esprime Letizia Battaglia, nei confronti delle manifestazioni di piazza del 23 maggio 2017.

Per lei è assurdo ridurre il ricordo di cose tragiche a una parata, a canti senza consapevolezza verso il dolore e per il vero sentimento del passato che si sta celebrando. Letizia Battaglia è storica fotografa dei delitti di mafia, e delle miserie, ma anche delle tradizioni e della cultura del popolo di Palermo.

Prima donna europea a ricevere il Premio internazionale di fotogiornalismo Eugene Smith, si è anche occupata di politica fra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Con lei si va al cuore di Palermo, e rappresenta l’energia di una città schiacciata dalla mafia, ignorata dalle istituzioni, ma con la grinta per continuare a lottare.

Ciccio Mira

Ciccio Mira, opposto alla passione civica e civile di Letizia, delinea il lato omertoso, arrivista e colluso che da troppi anni domina a Palermo. Spesso viene inquadrato da Maresco in bianco e nero, a simboleggiare l’assenza in lui di un qualsiasi vero spessore ideologico e sociale. Intorno a Ciccio Mira si muovono le figure grottesche, tragiche e popolari dei cantanti neomelodici.

Ciccio Mira, come un impresario di pompe funebri, lavora con noncuranza fra legalità e illegalità, non esitando a creare feste ed eventi, per chiunque lo richieda. Ci indica quanto il silenzio omertoso palermitano sia inciso nel DNA, fin dai tempi di Ulisse, e rappresenta in sé tutte le contraddizioni della città.

In un bellissimo intermezzo a fumetti del film, ci viene anche mostrata l’amicizia antica fra la famiglia Mira e quella dell’Onorevole Sergio Mattarella. Amicizia da cui pare sia derivata la passione cinefila del nostro presidente della Repubblica.

Andare avanti con “vigile scetticismo”

In questa tragicommedia umana, in cui si finisce a ridere sul dramma e sulla perdita di una Memoria autentica, ciò che più colpisce è la grande abilità di Franco Maresco di percorrere con eleganza i lati più tragici della nostra Storia recente.

Passando su volti noti della politica, infatti, lo sguardo si allarga al di fuori di Palermo, arrivando a rappresentare tutta l’Italia, nel secondo spettacolo allo Zen, che mette in scena uno stravagante Inno di Mameli.

Un lavoro che, attraverso l’osservazione disincantanta e surreale di Maresco, ci richiama a restare svegli, con il “vigile scetticismo” dichiarato dal regista.

Sguardo dunque pessimista, ma non del tutto privo di speranza, che fa propria la materia del cinema, mescolando elementi di giornalismo, teatro e varietà, che non rendono mai la visione allentata.

Voto: 7,3

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