Guest of Honour

Recensione in anteprima – Venezia 76 – In concorso – Diciottesimo lungometraggio per il regista armeno naturalizzato canadese Atom Egoyan. A quattro anni da “Remember” il regista porta al Lido una storia familiare con segreti avvolti nel misterioso passato. “Guest of Honour” parte bene ma si incastra in una dinamica narrativa e di interesse via via sempre meno interessante. 

Al di là delle apparenze

Nella vita di Jim (David Thewlis), scrupoloso ispettore sanitario, soltanto una cosa contava più della sua reputazione, sua figlia (Laysla De Oliveira). Compositrice e insegnante, Veronica è finita in carcere dopo essere stata ingiustamente accusata di molestie su minori. La morte improvvisa di suo padre e la sua volontà di avere un funerale religioso, conducono Veronica alla chiesa di Padre Greg (Luke Wilson), che ne raccoglie la confessione. Una confessione che scava un solco profondo tra Jim e Veronica.

“Guest of Honour” è costruito tramite il racconto di Veronica. L’incipit ci presenta la figlia di Jim dal prete che dovrà officiare la cerimonia funebre del padre. E’ una scelta che è stata fatta da diversi film e che bisogna saper ben organizzare per non rendere il film pieno di “scatole” aperte che rischiano di non ritrovarsi o chiudersi.

Capiamo pian piano che il rapporto tra Jim e Veronica è tutt’altro che sereno come le apparenze iniziali avrebbero potuto far pensare. La vicenda personale di Veronica deflagra con l’esplosione di piccole mine disseminate nel suo racconto. E’ il suo punto di vista e solo in alcune occasioni capiamo come i fatti si sono svolti realmente.

Ispezionare la famiglia

L’ispettore sanitario Jim ispeziona i vari ristoranti, è il suo lavoro. Si trova però a ispezionare anche la situazione particolare nella quale la figlia si è (auto)cacciata. Ma anche Veronica si trova a ispezionare la vita di suo padre, sin da bambina ha sempre tenuto d’occhio il padre.

Atom Egoyan, il regista, invita poi il pubblico a seguirlo nell’ispezione di questa famiglia, all’apparenza unita anche e soprattutto dopo la morte della madre ma, evidentemente fragile e scollata come poche altre.

Nel lungo percorso di scoperta della vita passata di Jim e della vita passata di Veronica, insieme o, spesso da soli si capiscono le volontà strane dell’uno e dell’altra. La voglia di entrambi di solitudine e di estraniazione dal mondo per espiare qualche colpa sembra voler ripercorrere la strada di un recupero dell’onore personale.

Di specchi e di schermi

In alcune scene del film la narrazione è invasa, a volte con poco equilibrio, da visioni su schermi di cellulari e computer. Atom Egoyan utilizza queste nuove tecnologie per costruire un rapporto tipicamente virtuale dandone una motivazione e pericolosità reale.

In “Guest of Honour” questa tecnica non risulta particolarmente efficace e comunque sembra un qualcosa che viene aggiunto alla sceneggiatura. Lo sviluppo interessante che poteva derivarne viene gestito male e si perde in una situazione tipica da film di basso profilo.

Le interpretazioni non convincono totalmente e spicca solo David Thewlis con le sue espressioni e movenze di uno zelante e preciso ispettore. La sua origine British aiuta non poco.

“Guest of Honour” si ingarbuglia in modo serio nel finale e non capitalizza gli spunti interessanti che via via vengono proposti. Un vero peccato, un Egoyan minore.

Voto: 5,7

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