Chiara Ferragni: Unposted

Recensione in anteprima – Venezia 76 – Sezione sconfini – “Chiara Ferragni: Unposted” è il documentario sulla vita della stessa Influencer presentato fuori concorso alla 76 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e presto disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video. In uscita al cinema come evento il 17-18-19 settembre

Italian blogger Chiara Ferragni arrives for the screening of the film “Once Upon a Time… in Hollywood” at the 72nd edition of the Cannes Film Festival in Cannes, southern France, on May 21, 2019. (Photo by LOIC VENANCE / AFP) (Photo credit should read LOIC VENANCE/AFP/Getty Images)

Chiara Ferragni: la regina italiana del medioevo digitale

Chiara Ferragni è un’imprenditrice digitale di 32 anni che si occupa di business innovativo nel settore della moda e che vanta più di 17 milioni di followers nel suo profilo Instagram.

Oltre a gestire la sua pagina personale è CEO, ovvero amministratrice delegata, di due società: la TBS Crew, società dietro il noto magazine online  “The Blonde Salad” ,  e del marchio “Chiara Ferragni Collection”, un’ esclusiva linea di calzature, abbigliamento ed accessori, acquistati in tutto il mondo e di cui ha aperto per ora tre store monomarca a Milano, Shangai e Parigi, con l’intenzione che questi siano solo i primi tra tanti.

Una regia al femminile per un documentario tutto in rosa

Il documentario che la vede protagonista è affidato ad Elisa Amoruso, diplomata in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Roma e già nota per i due documentari “Fuori Strada” e “Strane Straniere”.

In realtà Chiara era già stata contattata da Netflix che le aveva proposto un documentario o serie incentrato sulla sua vita privata, la ragazza ha però rifiutato ed ha cambiato idea solo dopo aver conosciuto Francesco Melzi D’Eril (produttore di Luca Guadagnino), da qui la creazione del team con Elisa le cui riprese sono durate dal Settembre 2018 al Gennaio 2019 tra Noto, Cremona, Milano, Parigi, New York e Los Angeles. Nel film sono presenti anche spezzoni della sua infanzia filmati dalla madre negli anni ’80 e ’90.

Dai filmati di famiglia ad una folla di spettatori

Il documentario infatti parte proprio da lì, Chiara è solo una bambina e sorride alla telecamera circondata da una famiglia felice per poi essere ripresa da Elisa in altrettanti momenti felici con la sua attuale famiglia composta da Fedez ed il figlio Leone.

In realtà non scorgiamo troppi momenti negativi in questo documentario, nonostante Chiara abbia affrontato anche la separazione dei genitori piuttosto che altri momenti duri nella vita, ma non ne parla troppo, l’unico argomento di cui ci fa sapere qualcosa in più è riguardo la situazione con il suo ex fidanzato Riccardo.

Stando alle dichiarazioni l’intenzione di Chiara era quella di spiegare il suo lavoro e cercare di farsi conoscere di più, ma in realtà questo documentario non rivela tanto oltre a quello che già Chiara racconta ai suoi fan né spiega nello specifico i suoi step da Flickr alle sfilate con Anna Wintour, se non toccando i passaggi in maniera molto rapida.

Le testimonianze degli esperti 

Ci sono tanti professionisti come Silvia Venturini Fendi, Jeremy Scott, Maria Grazia Chiuri, Emmanuelle Alt che intervengono parlando dei social media e di come questi abbiano cambiato le relazioni e il mondo della moda, ma purtroppo si ferma ad una testimonianza veloce e sbrigativa.

“Se hai una passione, se ami qualcosa, ci riesci, ce la fai, dipende da te.”

Questa è un’affermazione tanto motivazionale quanto pericolosa, certo la dedizione e l’impegno in un certo campo portano sicuramente a dei risultati se si dispone della costanza e dei mezzi giusti per realizzare i propri obiettivi. Quel che è certo è che Chiara ha avuto un contesto sociale e dei contatti attorno a lei che l’hanno aiutata, quindi non facciamoci trasportare dai luoghi comuni e frasi fatte.

“Se cercate un film d’autore Chiara Ferragni – Unposted non è questo”

Infondo è anche lei stessa a dichiararlo, quindi non soffermiamoci troppo sulla forma.

E’ vero, non è certo un film d’autore quindi sarebbe un peccato che ad aspettarlo fossero solo due tipologie di persone: i fan di Chiara e chi cerca un altro motivo per stroncarla.

Non è chiaro l’accanimento così forte nei confronti di questa ragazza, ha raggiunto la sua posizione onestamente e non fa niente di male a nessuno, anzi, spesso opera anche delle azioni di beneficenza ed ha iniziato grazie al suo account la lotto contro il cyberbullismo, di cui anche lei è stata vittima.

Resta tuttavia un peccato che dal lavoro di due donne così interessanti che toccano nel documentario temi importanti come l’emancipazione femminile e la realizzazione personale a prescindere da orientamento e genere sessuale, si ritrovi il risultato di un lungo spot pubblicitario.

Si sente la mancanza di uno sguardo esterno, oltre quello interno dei suoi familiari ed amici, per dare più spessore al documentario. 

Un documentario di ricerca d’indagine o quanto meno critico rispetto all’imprenditoria digitale sarebbe stato sicuramente motivo di riflessione e dibattito visto il pubblico a cui si rivolge.

Basta ai like di Instagram

“All’inizio pensavo fosse strano che levassero i like, perché sono una forma di gratificazione istantanea. Poi ho capito che è una buona mossa per limitare la creazione ossessiva di contenuti e limarli verso l’alto. Il ruolo dell’influencer in tutto questo non cambia, perché non è un questione di like, i brand vogliono i report, vogliono risultati più seri”

Ed è questa la Chiara Ferragni che ci sarebbe piaciuto vedere di più.

Voto: 5

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