Cannes 2019: “The Dead don’t die”, “Dolor Y Gloria”

Cannes 2019 – Anche quest’anno proponiamo in questi articoli dedicati una selezione delle recensioni dei film che vengono presentati al Festival Internazionale del Cinema di Cannes 2019. Ringraziamo gli amici di Movieplayer.it che son alla Kermesse francese. 

The Dead don’t die di Jim Jarmusch (Recensione di Luca Liguori di Movieplayer.it)

La recensione de I morti non muoiono (The Dead Don’t Die): il film di Jim Jarmusch che apre il Festival di Cannes 2019 delude le alte aspettative con un film innocuo, poco divertente e quasi svogliato.

Cominciamo questo Festival di Cannes 2019 con la recensione di I morti non muoiono (The Dead Don’t Die), nuovo progetto del regista culto Jim Jarmusch che ha l’onore di fare da film di apertura del festival francese. Sebbene le aspettative fossero molto alte da queste parti – pochi giorni fa l’avevamo inserito nella nostra classifica dei 20 film più attesi della manifestazione – siamo costretti invece ad ammettere che la delusione è tanta.

Pensavamo di trovarci davanti una commedia divertente e folle, e invece quello che rimane è la sensazione di un film sostanzialmente stravagante, in cui un regista amato tanto dai cinefili quanto dagli attori si sia preso il lusso di voler fare un semplice divertissment, probabilmente improvvisando gran parte delle scene, mancando però completamente il bersaglio in termini di ritmo e umorismo. Insomma l’impressione che abbiamo avuto guardando questo I morti non muoiono è che si tratti davvero di un progetto morto in partenza. E parzialmente rianimato solo dai nomi coinvolti e dall’interesse di Cannes e cinefili.

(continua)

Dolor y gloria di Pedro Almodovar (Recensione di Valentina Ariete di Movieplayer.it)

La recensione di Dolor y gloria: Pedro Almodóvar ripercorre la sua vita attraverso il cinema e il dolore scegliendo come alter ego Antonio Banderas.

È con lacrime di gioia che scriviamo la recensione di Dolor y gloria, che segna il grande ritorno al cinema di Pedro Almodóvar, film che ha la stessa potenza emotiva di una delle sue pellicole più amate, Tutto su mia madre, Oscar al miglior film straniero nel 2000. Il corpo come mezzo per conoscere il mondo, tanto più istruttivo quanto maggiore è la sua sofferenza: ogni cicatrice, ogni cedimento è una lezione preziosa per conoscere l’anatomia della vita.

Al centro della trama di Dolor y gloria, Salvador Mallo, regista che ha fatto del cinema tutto il suo mondo, ma che ora, arrivato a 60 anni, con sempre più malanni, sente di non poter più gestire come un tempo, finendo per soffrirne moltissimo, tanto da arrivare a mettere in discussione la propria esistenza. Il restauro di una delle sue pellicole più amate e controverse, Sabor, che, nonostante il successo, ha sempre odiato, diventa l’occasione per cercare di riconciliarsi con i propri sentimenti e le figure che hanno forgiato, nel bene e nel male, il suo lavoro e carattere.

(continua)

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