Cannes 2019: “Sorry, we missed you”, “A Hidden Life”

Cannes 2019 – Anche quest’anno proponiamo in questi articoli dedicati una selezione delle recensioni dei film che vengono presentati al Festival Internazionale del Cinema di Cannes 2019. Ringraziamo gli amici di Movieplayer.it che son alla Kermesse francese. 

Sorry We Missed You di Ken Loach (Recensione di Antonio Cuomo di Movieplayer.it)

La nostra recensione di Sorry We Missed You, il nuovo gilm di Ken Loach presentato in concorso a Cannes 2019, in cui l’autore racconta i disagi di un certo tipo di lavoratori sfruttato nella società di oggi.

Scrivere la recensione di Sorry We Missed You è un onore, come lo è sempre quando si tratta di affrontare i nuovi lavori di un autore amato e rispettato come Ken Loach, in cartellone a Cannes 2019 dopo tre anni dalla Palma d’oro per Io, Daniel Blake, la seconda della sua carriera. Nel nuovo lavoro, il regista britannico prosegue il suo discorso critico sulla società in cui viviamo, sui disagi e la condizione dei lavoratori, concentrandosi su un determinato tipo di ingiustizia e mancanza di salvaguardia sempre più diffusa nel mondo contemporaneo, che costringe tante figure professionali a trovarsi nella condizione di non potersi mai fermare, intrappolate in un ingranaggio inarrestabile e opprimente, ampliando e completando quanto messo in scena con il film che ha vinto il festival francese tre anni fa.

La trama di Sorry We Missed You si concentra su una famiglia, ma parte da lontano, dalla crisi economica del 2008, dalla quale Ricky e la moglie hanno iniziato a lottare giorno dopo giorno contro problemi finanziari e debiti. Con la speranza di risollevare la situazione, Ricky accetta un nuovo lavoro come fattorino, per una grossa compagnia, ma da lavoratore autonomo, entrando in possesso di un proprio furgone e con la speranza e prospettiva di ampliare il volume d’affari e prendere col tempo anche altri conducenti al proprio servizio. Un nuovo impegno per il quale investe molto e in cui crede per raggiungere un sogno che, come scoprirà presto lottando quotidianamente contro il tempo e i problemi continui, non è così semplice da realizzare e rappresenta un miraggio sempre più irraggiungibile che rischia di dare duri colpi al suo nucleo familiare.

(continua)

A Hidden Life di Terence Malick (Recensione di Giuseppe Grossi di Movieplayer.it)

La recensione di A Hidden Life: delicato, potente e poetico, il film di Terrence Malick presentato a Cannes 2019 è una riflessione sulla libertà, sul coraggio e sull’amore.

Il veleno e il suo antidoto. La malattia e la sua cura. Immagini di repertorio in bianco e nero raccontano le geometriche parate naziste: devozione, delirio collettivo, buio della ragione. Subito dopo siamo altrove, catapultati nella quiete verdeggiante di un villaggio sperduto tra le montagne dell’Austria: luce, ossigeno, pace. Binari paralleli che non si incontrano mai, eppure si intrecciano per 180 minuti. Apriamo questa recensione di A Hidden Life rievocando le prime sequenze che aprono il nuovo, meraviglioso film di Terrence Malick.

Un contrasto violento tra morte e vita che attraversa tutte le tre ore di cui è composto l’ultimo lavoro del regista americano. Applausi convinti e commozione si mescolano durante i titoli di coda della proiezione avvenuta a Cannes 2019, dove A Hidden Life si iscrive tra i più credibili e meritevoli candidati alla Palma d’Oro. Un film tanto atteso, non solo perché ogni nuova opera di Malick porta con sé buone dosi di alte aspettative (anche da quando l’autore è diventato assai più prolifico che in passato), ma soprattutto grazie alla promessa di un film finalmente più narrativo e legato a una sceneggiatura più solida e meno astratta.

Promessa mantenuta. Il che non priva A Hidden Life del solito tocco evocativo del cinema malickiano. Un cinema dotato di un tatto unico, delicato e riconoscibile in cui le immagini si sovraccaricano di un potere evocativo enorme. I detrattori di Malick, assieme ai suoi ammiratori comprensibilmente delusi dalla sua recente deriva troppo autoreferenziale e attorcigliata attorno ai soliti dilemmi esistenziali (To the Wonder, Knight of Cups), avranno poco di cui lamentarsi. Qui c’è poesia, dolore, coraggio, empatia. Cinema che ti accarezza e poi ti prende a pugni. Tutto messo in scena attraverso una maestria registica unica.

(continua)

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