Ovunque proteggimi

Recensione in anteprima – Torino 36 – Festa Mobile – A sette anni dal suo debutto al cinema nei lungometraggi arriva nelle sale “Ovunque proteggimi”, il nuovo film di Bonifacio Angius. Il regista sardo, come nel suo precedente lavoro mescola bene due generi. In questo caso il drammatico si unisce al road movie per la Sardegna. Ritmo intenso, vicenda di sicuro interessa. Un discreto risultato finale. Al cinema dal 29 novembre.

Il conflitto interiore

Alessandro (Alessandro Gazale), cinquantenne alienato e collerico, vive con la madre e spende la sua vita nei bar dove beve, beve tanto. Dal padre ha ereditato la musica e una ‘camicia ideale’, la più bella, da indossare quando canta per un pubblico locale sempre più ridotto. Dopo una crisi e un ricovero coatto, incontra Francesca (Francesca Niedda), una giovane donna fragile che col senno ha perso la custodia di suo figlio. Congedati dalla clinica e legati da una notte d’amore, infilano la strada per Cagliari e una fuga alla ricerca di un bambino e di un’accettazione (affettiva e sociale) da sempre negata.

“Ovunque proteggimi” prende il titolo dalla scritta che viene spesso indicata sulle calamite presenti  in auto spesso accompagnate da un’immagine sacra. Lo si evince da una scena, in una singola inquadratura, durante la seconda parte del film, quella identificabile maggiormente con un road movie.

Alessandro e Francesca sono due individui che hanno un forte completo interiore. Il cinquantenne non ha mai affrontato la sua vita e le sue responsabilità. Non avere un lavoro oltre alla sua poca attività artistica come musicista e cantante, il non aver ancora creato una propria famiglia, un proprio domicilio diverso da quello con la madre ne fanno un uomo fallito, per sua stessa ammissione. Francesca vive invece in una condizione che differisce totalmente dalla realtà.

Cuori solitari allo specchio

Alessandro e Francesca hanno una cosa in comune. Sono individui essenzialmente soli. Abbandonati da ogni sorta di amicizia e rinnegati da parenti e conoscenti, i due si ritrovano per quello che sono o che vogliono far sembrare all’altro.

Tutta la prima parte del film si sofferma molto bene sui  due protagonisti. Sceneggiatura e regia ce li presentano e ce li fanno conoscere con tutte le loro paure e incertezze. L’unica certezza di Francesca riguarda la sua voglia di rivedere il figlio.

La maternità si specchia con la malcelata voglia di Alessandro di avere una sua famiglia e, finalmente, diventare padre. Per questo motivo Alessandro si prende cura di Francesca e del bambino. Quasi come fosse una missione per sovvertire quello che per lui, è un torto.

Fuga per la libertà

“Ovunque proteggimi” si trasforma, nella seconda parte, in un road movie in fuga. Contornato da una scenografia che mette in risalto la natura della Sardegna, la pellicola, che nella prima parte aveva avuto il pregio di essere molto aderente alla realtà, nella seconda si lascia andare a qualcosa di poco verosimile sconfinando nella poesia.

Allora diventa poetico il finale, che non può avere riscontro con la realtà dei fatti, giuridicamente parlando. Sia regia sia sceneggiatura fanno in modo che questa transizione tra realtà ed eroica poesia sia alquanto indolore anche se avvertita. Il finale quindi risulta coerente, corretto e, forse, l’unico possibile.

Un altro punto a favore del film risulta la recitazione di tutto il cast. L’intero cast, compreso il regista, è costituito da attori e attrici sarde. L’accento è spiccato e presente. Tutto il gruppo appare affiatato e ben diretto con delle interpretazioni vere, genuine e molto sentite.

Voto: 6,1

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