The Sisters Brothers

Recensione in anteprima – Venezia 75 – In Concorso – Jacques Audiard porta in concorso a Venezia 75 il suo primo film in lingua inglese, che è anche il suo primo esperimento western. Il film è la trasposizione del romanzo “Arrivano i Sister” di Patrick deWitt e vede tra i suoi protagonisti Joaquin Phoenix, John C. Reilly  e Jake Gyllenhaal. Un’opera singolare, alla quale non interessa rispettare i canoni del cinema western, quanto importa invece scandagliare il periodo storico e la rivoluzione culturale che esso comportò, condendo tutto con una buona dose di ironia. 

La corsa all’oro e a una nuova civiltà 

Charlie (Joaquin Phoenix) e Eli (John C. Reilly) sono i Sister, i fratelli noti tanto per le loro doti di assassini e detective quanto per il loro inclinamento verso le donne facili e il buon whisky, specie nella persona del fratello minore, Charlie. I due hanno avuto una vita difficile, dettata fin dall’infanzia da una pessima figura paterna, che accompagna ancora i loro incubi. Il Commodoro (Rutger Hauer)  un giorno ordina loro di trovare uno scienziato (Riz Ahmed), un chimico per la precisione, che sembra aver tentato di derubare lo stesso commodoro.

Il chimico viene nel frattempo rintracciato e tenuto sott’occhio da Morris (Jake Gyllenhaal),  un altro uomo del commodoro. Quando quest’ultimo scopre però che il chimico scappa perché in possesso di una formula capace di far brillare l’oro in acqua, tra i due si instaura un ottimo rapporto, un’amicizia che modifica i piani dei personaggi in gioco, trasformando la vicenda in un inseguimento a cavallo: da una parte i Sister, dall’altra Morris e il chimico. 

Personaggi in continua evoluzione 

La missione che i due poco tradizionali cowboy perseguono li porterà a porsi domande alle quali non riescono a dare risposta, a causa del periodo storico polivalente nel quale vivono. La vicenda infatti, si svolge a metà ‘800 in Oregon, e dimostra quanto l’evoluzione della società comporti un’inevitabile mutamento degli atteggiamenti delle persone che l’hanno vissuta. In quest’ambito ricopre un’enorme importanza il personaggio di Riz Ahmed, il quale mira all’oro vedendo in esso la possibilità di fondare una nuova comunità, fondata sul rispetto reciproco e la comunicazione civile. 

In un’epoca nella quale la tecnologia vuol dire spazzolino da denti e sciacquone per il gabinetto, essa si dimostra non meno sorprendente di un computer quantistico. L’evoluzione della specie nella convivenza civile, gli atteggiamenti nei confronti del prossimo, il rapporto sentimentale: è tutto destinato a cambiare.

Coloro i quali non sono pronti al cambiamento dell’etica conseguente alla nuova era di scienza e tecnica, non saranno in grado di accettare l’evoluzione e, puntualmente, commetteranno errori di giudizio. 

Come con i Coen, un western contro la tradizione 

In quest’opera, di cui John C. Reilly acquistò i diritti nel 2011 (lo stesso anno di uscita del romanzo), i  canoni western non solo non vengono rispettati, ma non vengono minimamente presi in considerazione. I personaggi non sono ingigantiti per la loro abilità con la cinta e la rivoltella, le vicende non sono epiche, i discorsi sono prosaici. Si indaga l’animo del cowboy  ignorante che tenta di cambiare, quella di chi non riesce a farlo, e quella di colui il quale  non vuole neanche affrontare le novità. I personaggi principali della vicenda compendiano le diverse facce della stessa medaglia della società che muta. 

Il film è godibile, ci si diverte e non ci si annoia mai. Il dibattito su quali personaggi si possano considerare nel giusto e quali nel torto è aspro, Audiard non salva e non condanna nessuno, ma indaga un’epoca di cambiamento dove dilaga l’incertezza nello svilupparsi della società, che si rivela in pieno con l’arrivo dei nostri nella città di San Francisco. 

Voto: 7

Commenti