Factory Girl

RecensioneFactory Girl è un film biografico del 2006 che traccia l’ascesa e il declino della musa preferita del re della pop art Andy Warhol, la giovane socialiste e icona pop e fashion, Edie Sedgwick. Un ritratto, a metà fra realtà è finzione, un’immagine inedita della breve vita travagliata di una giovane modella tanto bella quanto fragile, un’aristocratica  con un’infanzia problematica passata alla vita scintillante nella Factory di Warhol e alle copertine di Vogue fino al declino e alla morte prematura. Un buon tentativo di raffigurare una figura contraddittoria a volte sbiadita e passata in secondo piano rispetto al grande Warhol, ma che comunque lasciò un segno diventando un simbolo della controcultura americana degli anni 60 e pioniera di tendenze nel mondo della moda.

Factory Girl, la storia

Nel 1970 nella clinica di Cottage Hospital a Santa Barbara in California, Edie Sedgwick (Sienna Miller, attrice inglese nota per i suoi ruoli in ‘Alfie’ ‘The Girl’ e ‘American Sniper’) ripercorre la sua vita attraverso un flashback partendo da un veloce frangente nel 1964 durante il suo ultimo periodo alla Cambridge Art School nel Massachusetts, poco prima di lasciare gli studi e partire per New York City.

Nel 1965, Edie arriva con buone aspettative nella Grande Mela, in piena rivoluzione artistica e culturale, con il suo amico fidato – la sua “girlfriend” – Chuck Wein (Jimmy Fallon). Qui, incontra a una festa il più grande artista pop eccentrico e poliedrico dell’epoca, Andy Warhol (Guy Pearce, attore australiano: ‘Memento’, ‘Houdini’ ) che ne rimane totalmente affascinato e ammaliato.

Un incontro folgorante che segnerà in modo indelebile sia il lavoro artistico del pubblicitario ma anche la vita della giovane risucchiata in pochissimo tempo nel turbinio dell’ambiente della Factory, detta anche ‘Silver Factory’ perché ricoperta interamente da carta stagnola. E’ un appartamento a Midtown Manhattan in cui l’arte in ogni sua forma e situazioni ai limiti della pornografia si mischiano a feste con star, transgender, alcool e droga soprattutto “speed”.

La Factory

Edie in breve tempo diventa la migliore amica e “superstar” di Warhol, la figura centrale dei suoi scatti e dei suoi film underground, la it girl americana che segna le tendenze e le mode d’America.

Tuttavia, questo momento idilliaco di felicità e spensieratezza, di disordinato equilibrio fra arte e vita estrema, inizia a sgretolarsi quando la giovane incontra e si infatua di un giovane cantante rock Billy Quinn (Hayden Christensen), un chiaro riferimento a Bob Dylan, con cui Edie ha una storia.

A partire da questo incontro, inizia il suo declino. Billy vorrebbe farla allontanare dalla Factory ma lei rifiuta. Edie sola nel Chelsea Hotel, sperpera tutti i soldi che guadagna, suo padre non l’aiuta più, le riviste la ignorano perché “volgare” e Andy si allontana sempre più da lei lasciandola totalmente sola finché nel 1968 torna a Santa Barbara per curare la sua dipendenza da droghe. Nel 1971 muore di overdose.

La produzione del film

Con un budget stimato di 7 milioni di $, il film segnò al box office americano  poco più di 1.6 milioni di $.  ‘Factory Girl’ è un film drammatico biografico prodotto dalla Weinstein Company nel 2006 ma uscito nelle sale l’anno seguente. Distribuito dalla Miramax è diretto da George Hickenlooper (regista americano, 1963 – 2010) che vede come soggetto e sceneggiatura Captain Mauzner.

Buono il montaggio di Dana Glauberman e Michael Levine, anche la fotografia curata da Michael Grady  con lottimo uso dello split screen in alcune scene. Ottima anche la scenografia: la Factory è ben ricreata, tuttavia, nonostante la buona raffigurazione del mood e del clima degli anni 60, anche per merito della scelta delle canzoni di quegli anni, curate da Ed Shearmur, la vera NYC rivoluzionaria e psichedelica non emerge totalmente e non ne risulta coprotagonista come dovrebbe.

Girl, Factory e la recitazione

Sienna Miller convince e rende onore a Edie, grazie alla sua fisicità, al trucco marcato, ai collant e maglie a righe ma soprattutto i grossi orecchini. Fin dalle prime sequenze riesce a far trasparire attraverso i suoi occhi e i primi piani tutta la fragilità e instabilità della ragazza. Anche Guy Pearce si cala molto bene nei panni dell’artista anticonformista. Tuttavia la sua figura non viene molto approfondita e il ritratto complessivo che ne scaturisce è di una persona effimera e distaccata che cerca solo fama e che usa le persone.  

Una “storia malata”, drammatica ed esteticamente interessante paragonabile per certi  aspetti alla love story fra Sid Vicious e Nancy nel film ‘Sid&Nancy’ del 1986 con Gary Oldman. Tuttavia in alcuni punti manca a livello narrativo perché scorre troppo velocemente, specialmente riguardo al legame con la sua famiglia e gli ultimi mesi di vita, non approfondendo, inoltre, alcuni snodi fondamentali nel legame fra Andy-Edie e del grande lasciato per la cultura pop e nella moda, vedasi modelle come Kate Moss e Cara Delevingne.

Resta comunque un buon film di cui se ne consiglia la visione.

“One person in the 60’s fascinated me more than anybody I had ever known. The fascination I experienced was probably very close to a certain kind of love”

Voto 6.7

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