211: Rapina in corso

Recensione in anteprima – In Italia il nuovo film con Nicolas Cage arriverà nelle sale mentre altrove, nella maggior parte dei mercati sarà rilasciato direttamente sulle piattaforme streaming o in tv. Già questo dovrebbe far capire che nemmeno la distribuzione crede molto nel film. Infatti “211, rapina in corso” presenta una trama troppo articolata, dispersiva e inconcludente. Si spara molto e ci si diverte poco. Al cinema dal 14 giugno.

Una trama “in corso d’opera”

La storia segue le vicende di Mike Chandler (Nicolas Cage), un agente di polizia che, mentre era di pattuglia insieme al suo partner e in compagnia di un ragazzino di 11 anni, tenuto a scontare una punizione insieme ai due poliziotti, dovrà rispondere ad una chiamata d’emergenza per una rapina in corso.

Quattro spietati criminali ben armati e addestrati hanno assalito la Bank of America, tenendo in ostaggio ventisei persone , tra impiegati e clienti. Sul posto sono presenti le squadre speciali della LAPD e della SWAT, che entrano in azione con il supporto dell’Interpol da tempo sulle tracce del gruppo di rapinatori.

Una trama, come si può leggere, estremamente simile a tante altre trame relative a film dove le sparatorie sono più frequenti di tanti dialoghi e dove l’esaltazione dell’azione la fa da padrona sull’intera vicenda, dettagli inclusi. Il grosso problema di “211, rapina in corso” risiede nel voler infarcire 86 minuti di pellicola con tante sottotrame che non si legano tra loro, che rimangono aperte e di cui non si capisce l’utilità.  Il primo esempio è dato dall’inizio… un’inutile scena in Afghanistan e un movente debolissimo, rapinare ben 1 milione di euro (si non ci sono altri zeri) armati fino ai denti.

Un Nicolas Cage ingabbiato

Sembra ormai quasi un’abitudine per la stagione italiana quella di avere un film con Nicolas Cage nelle sale a giugno. Per il terzo anno consecutivo il nipote di Francis Ford Coppola è protagonista di un thriller con al centro dell’azione una sanguinosa e interminabile sparatoria. Come accaduto per le precedenti occasioni, anche in questo caso, il talento dell’attore statunitense viene sfruttato malamente e son ben lontani i tempi di ottime interpretazioni come in “Via da Las Vegas” o “Face/Off” per citare due dei titoli più rinomati.

Nicolas Cage non è nemmeno aiutato da una sceneggiatura che descrive il suo personaggio come stereotipato, apatico e carico dei maggiori cliché drammatici: è vedovo, non ha una buona relazione con la figlia, è frustrato al lavoro. I cliché e i personaggi abbozzati con poca fantasia si sprecano. Esistono la vittima di colore vittima di bullismo che subisce un’ulteriore danno perché viene ritenuto responsabile della reazione violenta.

C’è il genero di Mike, Steve (Dwayne Cameron) che rappresenta il partner in divisa emotivo e sensibile. La figlia di Mike, Lisa (Sophie Skelton) oltre ad essere la bellezza di turno è ovviamente incinta così da caricare di ulteriore dramma e preoccupazione nonno e padre sotto il tiro dei rapinatori.

C’è la presenza di un’ulteriore supermodella, la bellissima Alexandra Dinu, italiana d’adozione e rumena di nascita che interpreta la parte dell’inutile agente dell’interpol, per l’occasione con cognome italiano comunissimo: Rossi. Ostaggi utilizzati come scudi umani e veicoli di bombe, un finto attentato terroristico, pistole con caricatori infiniti, dialoghi tra il macho e l’isterico, scene patetiche da “E.R.” o “Grey’s anatomy”. Insomma 86 minuti troppo pieni di materiale e per di più di situazioni banali e già viste senza un’adeguata sceneggiatura.

Spettatori in ostaggio

Quegli 86 minuti sembrano molto più lunghi di quanto in realtà sono. Lo spettatore si annoia parecchio con gli unici sussulti di interesse dati dalle scene delle sparatorie che avvengono con un buon ritmo, e con una tensione che non decade facilmente. Peccato per tutto quanto vi è attorno. Il continuo cambio di punto di vista non giova a chiarire e identificare la parte di film che dovrebbe dominare ed essere preponderante rispetto al resto.

Il risultato, inevitabile è uno straniamento dello spettatore che rimane molto confuso con tutte le parenti e le trame che si aprono e che vengono forzatamente incastonate a uno scheletro narrativo poco sviluppato sia nella profondità sia nell’amalgama di quanto dovrà essere raccontato. Tralasciando, per semplicità, le scene abbastanza inverosimili come ad esempio la situazione da McGyver di Kenny (Michael Rainey Jr.) in un’auto del parcheggio.

A completare il cast, e questa è una curiosità, il figlio di Nicolas Cage, Weston Coppola Cage. Il 28enne attore interpreta uno dei rapinatori. Concludendo, il film piacerà solo ai fan incondizionati di Nicolas Cage e a coloro che si accontentano di un thriller senza farsi nessuna domanda sul resto. 

Voto: 3,8

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