Show Dogs

Recensione in anteprima – Decima regia per Raja Gosnell che passa dal doppio appuntamento con i “puffi” a un film con protagonisti degli animali. Un mix di generi che non decolla mai e che diverte solo a tratti. Sceneggiatura abbastanza banale per un film che ha nelle intenzioni quella di aumentare l’attenzione sul traffico illecito di animali. Obiettivo non raggiunto. Con doppiaggi italiani di richiamo come Giampaolo Morelli, Nino Frassica, Barbara D’Urso, Cristiano Malgioglio, Claudio Amendola e Valeria Marini “Show Dogs” sarà al cinema dal 10 maggio.

Max lavora per l’FBI come agente insieme al suo partner e padrone umano Frank (Will Arnett). Ora sono alle prese con un caso molto difficile: stanno stanno investigando sul rapimento di un cucciolo di panda da parte di una banda di commercianti illegali di animali. All’improvviso, una svolta nelle indagini. I due ricevono un indizio sulla vendita del cucciolo di panda a una prestigiosa mostra canina. Ma come recuperarlo? Semplice! Max sarà costretto a partecipare al concorso sotto copertura e salvare così la situazione. Grazie all’aiuto di Frank, Max scoprirà la sua vera anima da “Show Dog” e imparerà che fidarsi dell’aiuto degli altri può essere persino più gratificante di lavorare da solo.

Show Dogs d’altri tempi

Ad un primo sguardo “Show Dogs” si può catalogare come uno di quei tanti film con protagonisti degli animali e che andavano molto di moda negli anni ’90. Quei film, per intendersi,  alla “Beethoven” dove il cane maldestro volontariamente o meno e simpatico è l’assoluto protagonista di tutta la vicenda. Uno schema oltremodo sfruttato sia che si tratti di animali, bambini (non è un caso che il regista abbia girato come prima opera “Home Alone 3”) o umani in genere. 

Uno stile vecchio, che ha fatto il suo tempo e che si trascina stancamente per tutti i 92 minuti. Il film viene ulteriormente appesantito da una location troppo spesso usata per commedie strampalate al limite del verosimile: Las Vegas.  Un luogo adatto all’eccesso, alla stravaganza come stravagante, per certi versi è questo “Show Dogs” dove gli animali parlano, si atteggiano e intavolano discorsi come fossero degli esseri umani.

Dogs e umani

Uno dei difetti principali che si notano in questo film è rappresentato dall’eccessiva umanizzazione degli animali. Che il film basi tutto il suo appeal nel vedere animali, soprattutto cani, comportarsi come gli umani è cosa nota dal soggetto e dai trailer. Purtroppo, però questa caratteristica viene talmente estremizzata per farla rendere “normale” e al pari delle persone che, i difetti tipici della società vengono quasi banalizzati. Tutto al servizio di una commedia che sembra forzatamente divertente.

Non aiuta nemmeno il doppiaggio. I pur bravi doppiatori italiani sono comunque personaggi a loro volta. Chiamati a doppiare un animale vagamente attinente alle proprie caratteristiche d’artista, fisiche o caratteriali ricalcano quel vecchio stratagemma di ingaggiare persone famose per incrementare le possibilità di un maggior riscontro al botteghino.

Se il doppiaggio del mastino napoletano protagonista Max è giocoforza affidato all’inflessione napoletana di Giampaolo Morelli, non si capisce perché la tigre debba essere doppiata con l’accento romano di Claudio Amendola. L’inserimento di espressioni tipiche di Barbara D’Urso utilizzate nei suoi programmi stride con l’economia del film. Così come pensare che il corrispettivo originale del sempre eccellente Nino Frassica è un certo Shaquille O’Neal. Discorso a parte per Cristiano Malgioglio, l’unico, forse, ad essere in profonda simbiosi con le caratteristiche del cane-personaggio del film.

Una sceneggiatura da Dogs

Si, si può dire, senza ombra di dubbio che la sceneggiatura di “Show Dogs” è proprio una sceneggiatura da cani, nel bene e, soprattutto, nel male. E’ una battuta facile, molto telefonata ma essenzialmente è così e l’adattamento italiano, riesce, ove possibile a peggiorarla.  L’espressione 

“E’ successo un pandamonio”

per indicare un grosso caos con protagonista un panda è, oltreché vecchia, quasi da denuncia. L’inserire, in corner e forzatamente il battesimo dei nomi in codice di due piccioni “Ale” e “Franz” quando a doppiarli sono proprio Ale e Franz del famoso duo comico è pleonastico, banalmente autoreferenziale.

Tuttavia il grosso problema della sceneggiatura del film e di tutto il progetto in generale è il non aver nemmeno lontanamente centrato l’obiettivo. “Show Dogs” è nato principalmente per manifestare solidarietà al mondo animale sensibilizzando le persone a un maggior rispetto dei propri animali da compagnia. Qualcosa si evince, ma molto nel profondo, che è abbastanza ridicolo far subire agli animali delle procedure per gratificare i propri padroni nei concorsi cinofili. 

“Il commercio di animali non è punito adeguatamente”

E’ solo in questa frase che viene accennato seriamente il problema del commercio di animali e della sua inadeguata legislazione punitiva in merito. Per il resto il rapimento e il contrabbando di animali viene usato come mezzo di sceneggiatura di un thriller molto poco originale. Sin dalla prima scena, inoltre, si evince un fenomenale e imbarazzante buco di sceneggiatura.

Voto: 4,9

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