Cannes 2018: Girl, Fahrenheit 451, Arctic

Cannes 2018 – Anche quest’anno proponiamo in questi articoli dedicati una selezione delle recensioni dei film che vengono presentati al Festival Internazionale del Cinema di Cannes 2018. Ringraziamo gli amici di Movieplayer.it che son alla Kermesse francese. 

Girl di Lucas Dhont (recensione di Luca Liguori per Movieplayer.it)

La storia di Lara, una ragazzina transgender che sogna di diventare ballerina, è semplice nelle sue premesse ma terribilmente efficace nella sua realizzazione. La bravura del regista Lukas Dhont è soprattutto nel riuscire a rendere al meglio il senso di urgenza e disperazione della protagonista, interpretata ottimamente da Victor Polster.

Abbiamo più volte detto di come una delle esperienze più soddisfacenti in un festival sia scoprire nuovi talenti, nuove voci e volti che possano spiccare all’interno del vastissimo mondo cinematografico. Un film come Girl, presentato a Cannes 71 nella sezione Un Certain Regard, riesce a brillare due volte, per il giovane regista belga Lukas Dhont e l’attore 15enne Victor Polster.La storia di Lara, una ragazzina transgender che sogna di diventare ballerina, è semplice nelle sue premesse ma terribilmente efficace nella sua realizzazione e stupisce davvero pensare che per entrambi questi talenti così puri si tratti fondamentalmente di un esordio.

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Fahrenheit 451 di Ramin Barhani (recensione di Luca Liguori per Movieplayer.it)

L’atteso film di Ramin Bahrani con Michael B. Jordan e Michael Shannon nei ruoli principali, remake del film di François Truffaut del 1966, è una grande delusione: tutta la pellicola si riduce ad un banalissimo sci-fi movie con elementi action e due protagonisti tanto affascinanti quanto sprecati.

“Non c’è bisogno di bruciare libri per distruggere una cultura.  Basta fare in modo che la gente smetta di leggere”.  Ray Bradbury scrisse questa frase nel 1951 in quello che è considerato il suo libro più famoso, e lo fece in seguito ai roghi nazisti e le “grandi purghe” di Stalin. Oggi il mondo è cambiato ed è logico pensare che se fosse scritto adesso il romanzo sarebbe sostanzialmente diverso, ma quella frase, quel sentimento, rimane comunque molto attuale.  Anzi, nell’epoca delle fake news e dell’informazione 2.0 si potrebbe modificare il finale di quella frase in “basta che la gente si limiti a leggere i titoli”.

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Arctic di Joe Penna (recensione di Valentina D’Amico per Movieplayer.it)

Joe Penna sfrutta al meglio il budget ridotto lavorando su realismo e credibilità, supportato dalla vibrante performance di Mads Mikkelsen.

Mads Mikkelsen non ha bisogno di parole. Il suo volto espressivo e la sua fisicità che non passa inosservata sono sufficienti a riempire un film. Se poi lo caliamo in una situazione estrema, costretto a sfruttare le proprie abilità per sopravvivere da solo nell’Artide dopo un disastro aereo, ecco che la faccenda si fa ancor più avvincente. Il plot di Arctic, pellicola diretta dal brasiliano Joe Penna, contiene poco altro. Come nel caso di Robert Redford in All Is Lost – Tutto è perduto, il talentuoso divo danese sostiene sulle proprie spalle l’intera pellicola. Anzi, a dirla tutta l’arrivo di una seconda presenza, anche stavolta piovuta dal cielo con un elicottero, risulta quasi fastidiosa perché ci costringe a distogliere l’attenzione dal magnetico Mads e dai gesti meticolosi con cui compie i suoi riti quotidiani, il controllo delle lenze con cui pesca, il tentativo di intercettare velivoli di passaggio per lanciare un SOS, la visita alla tomba del compagno più sfortunato.

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