Il giustiziere della notte (2018)

Recensione in anteprima – Eli Roth dirige il remake, aggiornato, del film cult con Charles Bronson uscito nelle sale negli anni 70. Con un Bruce Willis protagonista assoluto e una sceneggiatura traballante il film presenta tutti i limiti nel trattare un argomento delicato ai giorni nostri. Al cinema dall’8 marzo.

Paul Kersey (Bruce Willis) è un chirurgo che vive una vita tranquilla e coscienziosa, tenendo a bada la propria aggressività. Quando la sua famiglia viene colpita brutalmente, tutta la sua rabbia esplode e, dopo aver preso per sé la pistola di un giovane membro di una gang, inizia a fare giustizia a modo suo per le strade di Chicago. La sua prima impresa viene filmata da un testimone e il video diventa virale, facendo di lui una specie di celebrità, anche se Paul vuole solo ritrovare la pace raggiungendo i criminali che hanno distrutto la sua famiglia.

“Il giustiziere della notte” versione 2018 è il remake del primo capitolo omonimo del 1974 con protagonista Charles Bronson, seguiranno altri 4 capitoli di questa serie che si ripresenta nel ventunesimo secolo rinnovata nei mezzi e nelle atmosfere ma non nella dinamica generale degli eventi. L’originale degli anni 70 è tratto dal romanzo di Brian Garfield che qui viene riadattato in una sceneggiatura scritta da Joe Carnahan, uno degli  indicati alla regia di questo remake.

Il film infatti ha una lunga storia di produzione. L’idea di un remake de “Il giustiziere della notte” vede la luce nel 2006 con l’impiego di Liam Neeson come protagonista. Questo progetto non ha mai visto la luce e la produzione ha ripiegato prima su Benicio del Toro e poi, nella definitiva scelta di Bruce Willis. Anche la regia è passata più volte di mano. Dall’iniziale Sylvester Stallone passando per lo sceneggiatore Joe Carnahan e infine il definitivo Eli Roth.

Il nome di quest’ultimo è legato a doppio filo a film horror, splatter e rigorosamente con la presenza di abbastanza sangue. “Il giustiziere della notte” conferma e, allo stesso tempo smentisce, il marchio del regista americano nato a Newton. Nel corso della vicenda lo splatter tanto atteso si presenta ancorché sia relegato a pochi minuti, il sangue scorre pur non essendoci mai toni da horror.

L’impostazione di Eli Roth riguardo la trasformazione di uno stimato e integerrimo dottore in violento vendicatore e giustiziere si rifà molto ai film di formazione dei supereroi di questi ultimi anni. Complice anche la presenza di Bruce Willis che, con il cappuccio della felpa in testa ricorda molto il protagonista di “Unbreakable”, il film presenta un dottore che pian piano si arma, letteralmente, di poteri grazie, appunto alle armi e ci viene presentato come sempre nel giusto. Non ci sono, a differenza dei cinecomic più evoluti, momenti di riflessione sul suo evolversi da normale cittadino a giustiziere. Tutto avviene troppo tranquillamente e con una profonda adesione alla tipica considerazione del “il fine giustifica i mezzi”.

La parte della coscienza di Paul è impersonata, saltuariamente e brevemente, dal fratello Frank (Vincent D’Onofrio). Così come a sprazzi, è proprio il caso di dirlo, si succedono anche scene di sangue vagamente giustificato e, come già scritto, una scena tipicamente splatter con comicità (in)volontaria.

Per tutto il film le pistole, i fucili sono dei protagonisti aggiunti e non è difficile pensare a tutto il discorso sulle armi presenti nella cultura e società americana di tutti i giorni. A volte Eli Roth estremizza in maniera ironica la facilità e velocità nell’avere un porto d’armi e, di conseguenza, di poter acquistarne, altre volte il regista sembra giustificare (involontariamente) o, comunque prendere una posizione sull’utilizzo delle stesse come arma di difesa. E’ sicuramente un’accusa che accomuna film di questo tipo e anche l’originale del 1974 non è stato esente da critiche su questo argomento, la situazione delle lobbies delle armi vicine al presidente Trump non agevola l’allontanamento di certi pensieri.

Se preso come film a sé stante, senza pensare a tutte le implicazioni politico sociali, “Il giustiziere della notte” può essere considerato un film sufficientemente interessante e divertente con una buona recitazione ma con una sceneggiatura molto semplicistica e lineare. In questi termini, probabilmente, è un remake di cui non si sentiva il bisogno ma almeno intrattiene quanto basta. Un’ultima nota riguarda Camila Morrone che è di una bellezza, in questo caso, disarmante. All’ultimo fotogramma è dedicata la citazione dell’originale.

Voto: 6

Commenti