L’ora più buia

Recensione – Con un Golden Globe come miglior attore protagonista in tasca, Gary Oldman arriva anche nelle sale italiane ed è Winston Churchill nei mesi decisivi per il Regno Unito durante la seconda guerra mondiale. Una prova magistrale che pone l’attore come favorito all’Oscar.

Gran Bretagna, 1940. È una stagione cupa quella che si annuncia sull’Europa, piegata dall’avanzata nazista e dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo l’invasione della Norvegia e l’evidente spregio della Germania per i patti sottoscritti con le nazioni europee, la camera chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l’emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore che lo designa per soddisfare i Laburisti.

Di film sulla figura di Winston Churchill se ne contano a decine. Film nei quali lo statista inglese è protagonista o semplice personaggio di contorno. Non sono poche nemmeno le serie tv, come la recente e acclamata “The Crown” dove a interpretarlo è il mitico John Lithgow.

Dopo l’incomprensibile passo falso di “Pan – viaggio sull’isola che non c’è”, il regista Joe Wright torna al cinema con un film biografico 8 anni dopo il suo “Il solista”. Il regista inglese si avvale di un cast quasi totalmente britannico, una produzione, Working Title Films, inglese per una storia che affonda le radici nella storia inglese dello scorso secolo.

Come indica il titolo del film, la storia si concentra tutta in quell’anno tra il giugno 1940 e il giugno 1941 fondamentale per le sorti della Gran Bretagna e dell’Europa intera. “L’ora più buia” è all’interno dei discorsi di Winston Churchill in quei mesi che sono stati il collante di una nazione e lo stimolo per resistere all’avanzata nazista.

Il film inizia con la nomina a primo ministro di Winston Churchill, ormai 65enne e a sorpresa contro molte voci contrarie interne ed esterne al partito. Churchill infatti arriva da una cocente sconfitta strategica nella battaglia di Gallipoli, in Turchia, durante la prima guerra mondiale dove era a capo della Marina Britannica e da un decennio di vita più scrittoria che politica.

Interpretato magistralmente da Gary Oldman, il Winston Churchill del film di Joe Wright è un politico risoluto, arcigno, ancorato a un ideale di libertà puro e fortemente preoccupato dell’avanzata del nazismo che quella libertà ha depredato in mezza Europa. Imprenscindibile dalla tracotante presenza, dalla dialettica forbita, pungente e colta Gary Oldman, visibilmente invecchiato e imbolsito, caratterizza un Winston Churchill profondamente convinto delle sue idee e che lascia solo qualche spazio al dubbio. Severo e quasi feroce con la sua segretaria e i suoi collaboratori Churchill non lesina racconti e aneddoti della sua vita con coloro che incontra.

“Credo di saper cuocere un uovo ma solo perché l’ho visto fare una volta”

E’ la sua una vita fin troppo facile nelle comodità di pensieri che non lo hanno mai interessato come il “saper cucinare” o il “rammendare” o ancora il “pulire casa”. Il film ci presenta tutto questo ma non solo, e quindi non solo la vita politica di Churchill.

I personaggi che abitano la vita di Churchill sono importanti per il suo discernimento. Abbiamo quindi la segretaria Elizabeth Taylor (una sempre più splendida Lily James), re Giorgio VI (Ben Mendelsohn), la moglie Clementine (Kristin Scott Thomas), oltre ai compagni di partito, ai colleghi dell’opposizione, ai politici alleati degli altri paesi. Vi sono anche i militari al fronte e quelli impegnati in paesi stranieri come la Francia e il Belgio. Particolare interesse e sacrificio viene dedicato loro nel film, a iniziare dalla situazione problematica di Dunkirk.

“L’ora più buia” è un film importante e necessario per comprendere come una nazione sia stata in grado di opporsi al nazismo recuperando il proprio orgoglio nazionale, la propria identità e la propria voglia di libertà. E’ un film piuttosto lento che non lascia grandi spazi a una regia degli spazi ma che fonda la sua bellezza quasi totalmente nell’interpretazione di Gary Oldman, nella profondità della sceneggiatura e in una messa in scena molto dinamica e intensa anche quando la scena è racchiusa in un dialogo a due in una stanza.

Voto: 7,7

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