Il filo nascosto

Recensione – Daniel Day Lewis torna sul grande schermo da protagonista per la regia di Paul Thomas Anderson. Un film intenso, teso, innamorato del cinema e dell’animo umano. Regia sublime e interpretazioni magistrali.

Londra, anni Cinquanta. Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), celebre stilista, fa palpitare il cuore della moda inglese abbigliando la famiglia reale, le star del cinema, le ricche ereditiere, le celebrità mondane, le debuttanti e le signore dell’alta società. Scapolo impenitente, le donne vanno e vengono nella sua vita, offrendo compagnia e ispirazione. Lavoratore bulimico e uomo impossibile, Reynolds dispone delle sue conquiste secondo l’umore e dirige la sua maison con aria solenne, affiancato da Cyril (Lesley Manville), sorella e socia altrettanto ieratica. Mr. Woodcock ha un debole per la bellezza che riconosce in Alma (Vicky Krieps), cameriera in un hotel della costa dove si è fermato per un breakfast. La giovane donna, immediatamente sedotta da quel “ragazzo affamato”, lo segue a Londra e ne diventa la musa. Stabilitasi nella casa di Knightsbridge, Alma rivela presto un carattere tenace, vincendo lo scetticismo di Cyril, che la crede di passaggio, e accomodando le (brusche) maniere del suo Pigmalione. Ma la difficoltà crescente di ottenere un vero impegno da Reynolds la spinge a trovare un rimedio.

Ottavo lungometraggio per Paul Thomas Anderson, l’acclamato regista di “Magnolia”, “Il petroliere”, “The Master”, “Vizio di forma” per citare i più conosciuti,premiati e recenti. Mentre per il tre volte premio Oscar Daniel Day-Lewis si tratta del ventunesimo film della sua carriera, probabilmente l’ultimo, in quanto nel giugno 2017 l’attore ha dichiarato di ritirarsi dalla recitazione cinematografica. Negli ultimi 20 anni sono solo 7, compreso “Il filo nascosto”, i film a cui l’attore britannico, con passaporto irlandese, ha partecipato.

La presenza di questi due affermati artisti indica, sovente, una qualità della pellicola al di sopra della norma. “Il filo nascosto” non delude queste aspettative e risulta fin dalla prima inquadratura, un film ricco di quella materia di cui è fatto il cinema nella sua forma d’arte più essenziale.

A differenza di un film come “Magnolia”, non si tratta di una prova corale e di un ritmo incalzante, il nuovo film di Paul Thomas Anderson si specializza nel particolare per descrivere una storia d’amore singolare. Il filo del titolo è ben nascosto nelle trame della vicenda ma fa sentire la sua presenza ad ogni passaggio decisivo, ad ogni piega della storia.

Reynolds Woodcock disegna e confeziona abiti ma l’abito che più lo soddisfa lo indossa lui stesso. Una vera e propria corazza verso il mondo esterno che genera frasi giustificative di circostanza come il “sono uno scapolo incallito”, estrema sincerità: “non posso sposarmi non sopporterei l’idea di tradire” e cinismo autoreferenziale. Alma invece si spoglia fisicamente davanti a Reynolds e presenta il suo cuore vestito di quella passione che solo una donna innamorata può destinare al suo uomo.

Esiste l’abito per gli innamorati, esiste l’abito per quando si ama e quello per quando si è amati. C’è il vestito per il matrimonio, quello di quando si è sposati. Esistono diversi e svariati vestiti che pian piano i due protagonisti indossano ma il loro vero vestito non è quasi mai in mostra. E’ un percorso che parte come avventura nel vestire il loro amore di un vestito nuovo, originale, fatto solo e soltanto per loro due. E’ un passaggio difficile, è un tessere, cucire, orlare, scucire, tagliare, rattoppare, misurare, sgualcire, piegare. Un lento e inesorabile viaggio all’interno della vera essenza del loro amore, del loro incontrarsi, conoscersi, amarsi.

Quando il racconto di un amore semplice, combattuto e mai banale si fonde con una precisa e accurata regia allora le oltre due ore di film non si sentono minimamente e si impreziosiscono ogni minuto sempre di più. Paul Thomas Anderson alterna movimenti di macchina fluidi e avvolgenti con primissimi piani che mettono in risalto calli delle mani che cuciono, filo che, grazie all’ago affonda nel tessuto, forbici che tagliano, occhi che osservano, bocche che parlano.

Il tutto confezionato come se fosse un abito elegante, da cerimonia importante. Un sublime e maturo esercizio di stile, di padronanza della tecnica e della narrazione. La capacità unica di Paul Thomas Anderson di riuscire a trasmettere la situazione senza mai banalizzarla viaggiando su un livello empatico totalmente originale.

Con una solida sceneggiatura, una colonna sonora equilibrata, una fantastica scenografia, dei costumi fenomenali “Il filo nascosto” esalta la recitazione di tutto il cast. Ancora una volta Daniel Day-Lewis da la dimostrazione di essere uno dei più grandi attori degli ultimi decenni.

Voto: 8,6

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