Il vegetale

Recensione – Debutto al cinema per il fenomeno musicale Fabio Rovazzi in un film prodotto e distribuito da Walt Disney Pictures Italia. Una fotografia divertente e semplicemente veritiera della situazione giovanile italiana con un po’ di favola.

Fabio Rovazzi è un 24enne neolaureato in Scienze della Comunicazione che vive nella Milano “con vista sul futuro”. Fabio è alla ricerca di un impiego che rispetti i suoi criteri etici, ma sa che il suo punto debole è la fiducia, tanto quella in se stesso quanto quella (per lo più mal riposta) negli altri. Il suo coinquilino pugliese Nicola, invece, ha ben presente la situazione della loro generazione e si accontenta di fare il fattorino per un ristorante giapponese. Un colloquio presso una grande azienda del Centro Direzionale accende le speranze di Fabio per poi umiliarle di nuovo: il suo incarico sarà distribuire volantini. Attività che però Fabio esegue così diligentemente da essere selezionato dall’azienda per uno stage. Sarà l’inizio di una brillante carriera?

“Il vegetale” prima che un film è un’operazione commerciale che cavalca l’onda del successo musicale di Fabio Rovazzi. Un giovane talento dello show che ha saputo, grazie alla sua creatività, toccare le corde giuste della popolarità creando uno dei tanti tormentoni periodici di cui l’estate radiofonica italiana è piena.

Questo almeno quanto si pensava prima vedere il film oltre i trailers e le pubblicità di questi ultimi mesi. “Il vegetale” è, a tutti gli effetti, una fotografia sulla condizione giovanile e il mondo del lavoro tanto, e forse, troppo chiuso ai giovani lavoratori. E’ una fotografia che pian piano si fa sempre meno definita, che sconfina oltre i bordi e si tramuta in una favola, forse un po’ troppo didascalica e banale.

E’ amaro l’inizio del film ma è “con vista sul futuro”, un po’ come “le interessanti prospettive per il futuro” di un altro protagonista milanese. Quell’ Artemio (Renato Pozzetto) de “Il ragazzo di campagna” (1984) che lascia la campagna per trovare un lavoro nella grande Milano. 34 anni dopo, la condizione lavorativa giovanile, che si deve accontentare di umili lavori, dimenticandosi magari gli studi fatti non è cambiata e non centra la città, anche a Roma, Rolando (Carlo Verdone) di “Acqua e sapone” (1983) lavorava come bidello nonostante una laurea in lettere.

Il film, per molti tratti è molto divertente, complice l’ironia di Fabio Rovazzi, molto bravo a far “buon viso a cattiva sorte” ogni volta che gli capita qualcosa di brutto. Non si può non provare empatia per il personaggio Fabio e per l’artista che lo interpreta. L’intera vicenda si basa sulla continua simpatia del protagonista, sulla sua vicenda umana. Un limite, forse, ma anche un bel modo, compatto, di raccontare un film che possa essere visto un po’ da tutta la famiglia.

La vita lavorativa, la storia amorosa, tutte situazioni già viste tranne la bellezza disarmante di Paola Calliari, la bella maestra della sorella di Fabio, una divertentissima e bravissima (la migliore del cast) Rosy Franzese.

La regia di Gennaro Nunziante non inventa niente e completa il compito classico di esaltare la comicità (poca) del film lasciando parlare temi e argomenti ampiamente battuti: la famiglia, i legami affettivi persi e ritrovati, la storia d’amore, anzi dell’innamoramento che, per certi versi ha un’attrattiva maggiore.

“Il vegetale” è un film che non ha grandi pretese ma che può essere visto senza troppi problemi da tutta la famiglia. In una Milano splendida (chi vi scrive conosce ogni centimetro delle zone riprese) fa sorridere, ridere, ridere in modo amaro e, purtroppo spreca una grande occasione: quella di approfondire la situazione in modo più concreto e meno superficiale.

Voto: 6

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