The only living boy in New York

Recensione in anteprima – Roma FF12 – Un gran gioco di sentimenti ed emozioni non sempre sviluppati in modo fluido e interessante. Il film di Marc Webb è diretto in maniera canonica con colpi di scena e intrecci non sempre funzionanti.

Thomas Webb è un ventenne prossimo alla laurea che non ha la minima idea di cosa fare del resto della propria vita. Sa solo che è innamorato di Mimi, una coetanea che studia scrittura creativa alla New York University e che ha un ragazzo fisso: ragion per cui, nonostante una notte di passione trascorsa con Thomas, adesso lo ha ributtato nella “friendzone”, scegliendo di avere con lui un rapporto esclusivamente platonico. Il ragazzo vorrebbe fare lo scrittore ma suo padre, che dirige una casa editrice, ha liquidato il suo talento come meramente “utilizzabile”, il che non ha aiutato i rapporti già tesi fra genitore e figlio. La madre di Thomas, diagnosticata come depressa bipolare, completa il quadretto di questa famiglia disfunzionale newyorkese.

New York e tutta la difficoltà di saper esprimere i propri sentimenti in una città che non ti ascolta, non ti calcola. New York e tutta la magia di scrittori che scrivono libri e libri su questa città. New York e il mondo degli affari, cinico anche quando di mezzo ci sono affetti famigliari. New York e i suoi amori, tradimenti, ricevimenti, rincorse e segreti. Tutto oltremodo già visto e rivisto in diversi film e in diverse situazioni.

La combinazione di questi elementi e di altri un po’ più originali generano un film abbastanza prevedibile, con una sceneggiatura non propriamente fluida e che vuole creare colpi di scena che non sempre funzionano.

Siamo costantemente agganciati alla vita di Thomas Webb con tutte le sue paure, pulsioni e insicurezze di giovane ragazzo che non ha ancora compreso il suo posto nel mondo. Un punto di vista abbastanza limitante che, a dire la verità è funzionale alla vicenda e che approfondisce molto bene il carattere del protagonista. Il problema, ciò che funziona un po’ a fatica è invece il susseguirsi e il precipitare della vicenda. Tutto un po’ troppo artefatto e confusamente ingarbugliato senza poi avere il tempo di approfondire le dinamiche tramite le quali si è giunti a quella situazione.

Kate Beckinsale non convince del tutto nei panni della cougar irresistibile e Pierce Brosnan lavoro solo con il suo fascino. Tutt’altro registro per il protagonista Thomas interpretato da Callum Turner e soprattutto Mimi interpretata da Kiersey Clemons, due vere scoperte e a proprio agio nei panni dei due giovani dagli affetti smarriti in una grande città.

Purtroppo il film peggiora nella parte finale, complicando inutilmente la vicenda, o, almeno senza fluidità di narrazione e tralasciando una delle storie che, invece, hanno appassionato il pubblico fino a quel momento.

Voto: 5,5

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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