Monolith

Recensione – Primo film distribuito da Vision Distribution con cast e ambientazione internazionale ma con produzione e regista italiani. Ivan Silvestrini dirige un buon film con tensione, paura, e uno sguardo preciso ed asciutto alle ansie di una madre.

Sandra è una ex pop star che si è innamorata, è rimasta incinta e ha deciso di sacrificare la sua carriera alla famiglia. Ma il successo non è cosa che ci si lascia alla spalle facilmente, soprattutto se il compagno continua a frequentare quel mondo ricco di tentazioni. Dopo una brutta giornata, Sandra chiama un’amica ma finisce per litigare e si convince che il marito la tradisca così, nonostante abbia con sé un bambino di soli due anni circa, forte della sua auto super-corazzata e piena di comfort, decide di raggiungere a sorpresa il coniuge per scoprire la verità. Quando però prende una deviazione e investe un cervo, finisce per ritrovarsi chiusa fuori dall’impenetrabile vettura, mentre suo figlio è intrappolato all’interno, sotto il sole del deserto.

Più di 15 mesi dopo il debutto nei cinema degli Stati Uniti arriva anche in Italia il thriller diretto da Ivan Silvestrini che costituisce la prima distribuzione della neonata Vision Distribution, di stretta derivazione Sky e con l’ausilio della Sergio Bonelli Editore, qui in veste, per la prima volta, di produttore cinematografico. Il film prende spunto da un soggetto di Roberto Recchioni incarnato in una graphic novel in due tempi pubblicata dallo stesso Bonelli Editore.

Un’idea semplice che ricorda l’idea semplice di “Mine” e la sua staticità contribuendo allo stesso tempo a viaggiare all’interno delle paure  della protagonista. La sicurezza della tecnologia si scontra con l’mperfezione umana ma non è questo il punto principale del film come invece inizialmente si potrebbe pensare dalla trama.

L’inizio, tutta una prima parte che ci fa conoscere Sandra, suo marito, il loro figlio David e qualche punto essenziale della loro storia passata getta le basi per tutte le insicurezze di Sandra stessa e per i suoi continui errori. I problemi che si presentano davanti a Sandra, infatti, probabilmente verrebbero affrontati in maniera differente dallo spettatore ma, in preda al panico vale tutto o quasi.

Una delle più grandi paure di un genitore è non riuscire a proteggere il proprio figlio. David viene, giocoforza protetto da una macchina ma è in pericolo a causa della negligenza della madre. Il “non potevi farci niente” non vale perché è chiaro che “la colpa è solo tua” come si dice nel film.

Malgrado qualche scena non funzionale alla vicenda che allunga un po’ troppo la trama e fa scendere la tensione in maniera preoccupante il film risulta interessante e coinvolgente. In appena 83 minuti si riesce a rimanere letteralmente incollati al grande schermo perdonando qualche incongruenza e qualche scelta poco plausibile. La bella Katrina Bowden (Sandra) perfetta nella parte della ex pop star, moglie presumibilmente tradita e madre distratta risulta un po’ “fuori giri” per quanto riguarda la parte della madre sotto stress e presa dal panico. Una buona sceneggiatura, un’interessante colonna sonora e una splendida fotografia che immortala un deserto affascinante e crudele coprono qualche difetto relativo agli effetti speciali del finale (l’auto sembra troppo un modellino).

“Monolith” è un film che merita la visione, un esperimento coraggioso di Ivan Silvestrini e della Vision Distribution verso un nuovo orizzonte del cinema italiano.

Voto: 6,3

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