First Reformed

Recensione in anteprima – Venezia 74 – In concorsoPaul Schrader dirige il film spirituale che ha rimandato per 50 anni e lo fa con una buona regia. Ottima la prova recitativa di Ethan Hawke con una presenza forse eccessiva del racconto fuori campo.

Ex cappellano militare, Toller (Ethan Hawke), è torturato dalla perdita del figlio che lui stesso aveva incoraggiato ad arruolarsi nelle forze armate. Mentre Toller mette in discussione la sua fede per l’accaduto, deve anche con- frontarsi con la situazione di una giovane coppia, Mary (Amanda Seyfried), e Michael, il marito di lei, un ambientalista radicale, che si rivolgono a lui in cerca di consigli spirituali. Consumato dalla convinzione che il mondo è in pericolo, e motivato dalla mancanza d’azione da parte della chiesa, Toller si avventura di sua scelta in un pericolosa missione, con la speranza di far rifiorire la fede e quel senso di mo- tivazione da lui tanto desiderati, e di rettificare tutto il male inflitto a così tanta gente.

Il silenzio accoglie l’inizio di questo film con i titoli di testa che scorrono presentando produttori, cast e regista con scritte visivamente ricercate. Poi una lenta inquadratura della Chiesa del pastore Toller, sempre più da vicino come per avvicinarci pian piano alla vicenda. I soli suoni della natura completano questi minuti fino all’inquadratura di un quaderno che fungerà da diario del protagonista per tutto il film.

La voce fuori campo di Ethan Hawke, magnifica in originale, sarà presenza fissa e forse eccessiva in tutti i passaggi che l’intera storia richiede. Una voce tormentata che racconta il conflitto interiore e gli interrogativi quotidiani di una vita ancora profondamente segnata da una ferita non propriamente rimarginata.

“E’ il coraggio, non la ragione che offre la soluzione”

Questo é quanto dice il pastore Toller dice a Michael e dice anche a sé stesso come giustificazione della non comprensione totale delle ingiustizie che si subiscono nella vita a livello personale come a livello planetario.

Questo passare dalla visione particolare della vicenda personale alla visione globale della vicenda ecologista mondiale é vista in chiave spirituale dal regista e via via si rende concreta in parole e atti. Per stessa ammissione di Paul Schrader, il regista, il film é stato da lui rimandato per quasi 50 anni. Una pellicola volutamente spirituale, lenta, con pochissima musica e con un continuo scandagliare i pensieri e le sofferenze del protagonista.

Un film riuscito molto bene a livello registico che, probabilmente viene penalizzato dal poco ritmo, funzionale ma non utile a una scorrevolezza che sarebbe stata anche maggiormente apprezzata. Qualche scena, anche abbastanza Lynchiana, se così possiamo chiamarla lascia il tempo che trova mentre é chiara l’accusa agli attuali governatori eletti degli Stati Uniti: “Dove eravamo quando li abbiamo eletti?”

Prova estremamente valida quella di Ethan Hawke ben supportata da una sceneggiatura molto asciutta e diretta che rendono il film teso e angosciante. Anche la bellissima Amanda Seyfried da prova di una recitazione matura e convincente.

Film da vedere che pone al centro della vicenda non solo la storia di un pastore e dei suoi incubi ma, soprattutto, di come questi siano legati a un disegno più grande, il destino di un mondo che ha bisogno di essere salvato dallo sfruttamento della società moderna sempre più cinica ed egoista.

Voto: 6,1

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.
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