USS Indianapolis

Recensione in anteprima – Il regista figlio d’arte Mario Van Peebles dirige un film di guerra senza il coinvolgimento che andrebbe creato in questi casi. Con una prima parte assolutamente stanca, e schematica, poco utilmente troppo lunga, il film emerge solo con l’affondamento della nave. Al cinema dal 19 luglio. 

Nel 1945, agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale, l’incrociatore USS Indianapolis che trasportava in gran segreto una delle due bombe atomiche destinate a mettere fine al conflitto venne affondato da un siluro giapponese al largo delle Filippine. Fu un disastro epocale, oltre che uno smacco terribile per una nave che veniva definita “il carro armato galleggiante” e che si proponeva come un simbolo della potenza bellica americana. USS Indianapolis racconta quel naufragio e la figura del capitano Charles Butler McVay, che si trovò a gestire una situazione tragica da ufficiale di Marina convinto che senza di lui i suoi uomini non contassero niente, ma anche che lui non contasse niente senza di loro.

Dopo quasi un anno dal suo debutto nelle sale filippine datato 24 agosto 2016 e in quelle statunitensi datato 14 ottobre sempre 2016, arriva anche nelle sale italiane “Uss Indianapolis” con protagonista Nicolas Cage, che, per la seconda settimana consecutiva ha un film in uscita in questa estate italiana.

Inizia subito con il botto, anzi con i botti questo “Uss Indianapolis”. Si tratta delle esplosioni di aerei in aria, abbattuti dalla contraerea della nave. Subito si percepisce la qualità, molto bassa, degli effetti speciali con esplosioni molto grossolane, i cui difetti sono visibili anche in un piccolo schermo come è stato quello destinato all’anteprima stampa. La pratica dell’affondamento, della quale lo spettatore è a conoscenza, arriva inutilmente troppo tardi, a circa metà film introducendo delle storie parallele soprattutto riguardo il capitano McVay e due marinai che lasciano un po’ il tempo che trovano e risultano francamente molto banali sia nello svolgimento sia nella, poca, tensione emotiva.

Storie d’amore che si rivelano riempitivi poco credibili e che strizzano l’occhio a “Titanic” ma che ben presto si manifestano più vicine a “Pearl Harbor”. Paradossalmente il film inizia a “galleggiare”, ad emergere in quello che poteva essere, da quando la nave affonda. Tralasciando la poco credibile dinamica dell’affondamento stesso si iniziano così delle considerazioni un po’ più elaborate, gestite sempre sul filo dell’inverosimile e del poco probabile con una esaltazione dell’eroismo che non trova empatia nello spettatore.

Ci si commuove verso la fine, soprattutto per la vicenda umana subita dal capitano McVay e da tutte le macchinazioni volte a coprire sia la missione segreta sia le responsabilità dei vertici per aver lasciato in balia dei sommergibili giapponesi la nave.

“Uss Indianapolis” ha nel non reggere con costanza un genere uno dei suoi principali difetti. Si palesa come film di guerra, ma la guerra è relegata a poche scene. Si presenta ad un tratto come documentario, poi come spy-story, per poi virare nel sentimentale e nel film d’avventura e di sopravvivenza. Uno smarrimento costante che non fornisce identità all’opera.

Scusando il gioco di parole, visto il tema, si tratta di un ennesimo buco nell’acqua per l’attore Nicolas Cage che, sebbene mostri l’impassibilità tipica dei capitani tutto d’un pezzo in queste particolari occasioni, in molte scene non è sorretto da una sceneggiatura adeguata. Un film flop d’incassi, 40 milioni di budget a fronte di un incasso di solo un milione finora e dimenticabile a dispetto della vicenda storica che, invece, risulta una delle tante storie importanti ancora da scoprire della seconda guerra mondiale.

Voto: 4,6

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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