Spider-Man: Homecoming

Recensione in anteprima – Nuova incarnazione dell’uomo ragno sul grande schermo e tutto cambia ancora una volta. Spider-Man torna finalmente a casa Marvel e arriva nei cinema italiani dal 6 Luglio.

Non c’è bisogno di presentazioni, non è necessario rivivere morsi di ragni e tragedie familiari, Spider-Man lo conosciamo già. Le origini del supereroe sono implicite, sottintese, ma si tratta comunque dell’esordio dell’arrampicamuri nell’universo Marvel.

Lo scenario è sempre New York, ma con una consapevolezza in più: la città, come anche il resto del mondo, è cambiata, la gente comune si è adeguata alla convivenza con forze sovrannaturali, gli Avengers sono gli eroi del quotidiano; ed è in questo contesto sociale che Peter è cresciuto. Per questo, quando si trova improvvisamente scaraventato in mezzo ai grandi, il quindicenne è giustamente sovraeccitato e si comporta esattamente come un normale ragazzino della sua età: girando un video blog per documentare la sua avventura. Avventura che, dovrebbe precedere una lunga serie, tanto che Peter lascia da parte qualsiasi impegno e distrazione per rendersi sempre disponibile per un’eventuale chiamata improvvisa. Ma la chiamata non arriva, e allora Peter tenta con tutte le sue forze di attirare l’attenzione del suo mentore, Tony Stark (Robert Downey Jr), arrivando fino al tentativo di sgominare da solo una banda di trafficanti di armi, guidata da Adrian Toomes aka l’Avvoltoio (Michael Keaton).

Lo avevamo già intuito con Captain America – Civil War: quello che la Marvel ci stava presentando era già lo Spider–Man più convincente che il grande schermo avesse mai conosciuto, quello più vicino al personaggio dei fumetti. Ci erano bastati pochi minuti per innamorarci di lui, ma non avevamo ancora conosciuto a fondo Peter Parker. Adesso possiamo dirlo: Tom Holland è quello giusto. Se Tobey McGuire era un ottimo Peter, ma un troppo solenne Spidey, e Andrew Garfield era troppo cool per essere credibile nei panni dello zimbello della scuola, Tom Holland è il perfetto equilibrio tra i due alter ego, tanto irriverente e chiacchierone con il costume, quanto nerd e sfigato senza.

Questo Peter è davvero un adolescente qualunque, ma soprattutto è davvero un adolescente, non un attore trentenne con uno zaino in spalla e uno skateboard sotto braccio. E stavolta non è solo: il suo migliore amico Ned (Jacob Batalon) diventato suo complice, aspira al ruolo di braccio destro, vuole essere “quello sulla sedia”, l’aiutante in collegamento telefonico. Il personaggio è chiaramente ispirato a Ganke Lee, il compare di Miles Morales, protagonista della serie a fumetti Ultimate di Brian Michael Bendis.

Anche il villain di turno si distingue dai soliti supercattivi che vogliono conquistare il mondo. L’avvoltoio nasce dalla disperata necessità di un uomo comune di mantenere la sua famiglia e i suoi dipendenti e anche se lo fa rubacchiando e trafficando illegalmente, non ha mai ingiustificate manie di grandezza o di potere. È un cattivo semplice, per un eroe semplice come l’amichevole Spider-Man di quartiere.

Per il Marvel Cinematic Universe, questo film è una sorta di ritorno alle origini, ci sono la stessa ironia e lo stesso clima rilassato del primo Iron Man; tuttavia non è la presenza di Tony Stark a suggerire questa similitudine , le sue comparse sono brillantemente gestite e dosate in modo da non appesantire la trama, affidando comunque al personaggio il ruolo di padre adottivo, che controlla, consiglia e ammonisce il giovanissimo “supereroe in prova”.

Voto 7.5

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Sarabi

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