Com’è umano lei: Fantozzi, Villaggio e tutti gli altri

Cinema & Tv – Paolo Villaggio muore a 84 anni dopo una vita costruita sul successo del suo personaggio più famoso: Fantozzi. Ma Villaggio non è stato solo il ragioniere più famoso del mondo e questo articolo spazia anche nella cultura che, in ogni caso, ci ha lasciato in eredità.

Quando muore un’icona televisiva e popolare è difficile scrivere qualcosa che non è stato già scritto da penne più qualificate e da scrittori più informati, quindi qui non ci sarà la storia di Paolo Villaggio o la ricostruzione di come quanto da lui scritto e interpretato ha lasciato un segno nella televisione e nel cinema comico italiano. Solo qualche considerazione.

Com’è umano lei…

Paolo Villaggio non era solo “Fantozzi” ma sarà ricordato per quel ragioniere frustrato e piccolo borghese che tutti noi conosciamo. Tutti noi, abbiamo un conoscente, un amico, un collega, un parente fantozziano, i più fortunati anche più d’uno. Tutti pensiamo sia sempre l’altro, quello accanto, il Fantozzi di turno ma, in realtà Fantozzi lo siamo un po’ tutti.

Questo è, forse, quello che si ama di quel personaggio, al di là delle risate, sane, spontanee, di gusto che molti han fatto e continuano a fare durante tutti questi anni. Lo si ama perché è una parte di noi, lo si ama perché è una parte che vediamo e viviamo contemporaneamente. Abbiamo tutti, o quasi, un direttore dal quale prendere ordini, un capoufficio che temiamo, un capo al quale abbiamo detto, o pensato, almeno una volta “come è umano lei…” che è un’espressione che nasce da Fracchia, quella nevrotica estremizzazione di Fantozzi.

Abbiamo tutti una “Signorina Silvani” alla quale fare il filo, perché è nella natura dell’uomo (e della donna) che lavora 7-8 ore con la collega o il collega carino. Non succederà mai niente, lo sappiamo, ma dei pensieri e dei commenti di sincera e (dis)interessata ammirazione ne son piene le giornate e il matrimonio non ha mai fermato nessuno in questo.

“Ti stimo moltissimo”

Il matrimonio fantozziano è un altro elemento interessante. L’uomo Fantozzi che non riceve ma un “ti amo” dalla moglie è quell’eterno bambinone che, innamorato, nonostante tutto, nonostante i “capelli color topo” della moglie vuole sentirsi amato e apprezzato almeno in famiglia. Non sappiamo, non c’è stato mai detto come Ugo e Pina si siano conosciuti e innamorati, come si siano sposati e non è un caso secondo me. Fantozzi che, fisicamente e socialmente non può amare la donna della sua vita si accontenta della donna che almeno lo “stima moltissimo”, ci si abitua e, impara ad amare l’idea della suo “metter su casa/famiglia” cosa che, sistematicamente viene delusa dalla realtà.

C’è però del tenero più di quanto si pensi in quella famiglia che lui, Ugo, difende molte volte a spada tratta altre volte nel suo stile comico ma diretto come in una delle scene più dolci della saga:

“Papà, perchè mi chiamavano Cita, chi è Cita?”

“E’ Cita Hayworth, una bellissima attrice, e tu sei anche più bella di lei, forse”

“Allora prenderò l’autobus al volo”

Non siamo anche noi così? Ognuno di noi calcola il minuto ultimo per alzarsi dal letto e poi per fare più cose contemporaneamente compreso il lavarsi la mattina. E diciamocelo che qualcuno dovrebbe anche soffermarsi di più su quest’ultimo punto per non far il paio a “Franchino” e alle sue indimenticabili ascelle. Se potessimo prendere l’autobus al volo anche noi, sotto casa, lo faremmo, senza dubbio alcuno e ci sembrerebbe normale, non da sfigati.

“…E’ una cagata pazzesca”

L’abbiamo detto tutti, l’abbiamo pensato per ogni cosa che non ci piace e che, tutti, magari apprezzano. L’ho sentito per le cose più varie, per i film più disparati, persino per quelli che oggettivamente non possono essere definiti tali senza una denuncia per manifesta incapacità intellettiva. E’ il trionfo dell’avanguardia del “Fantozzi” nostrano. Avanti di 40 anni rispetto alle rispettabilissime opinioni di tutti su tutto nel variegato e avariato mondo social.

In realtà con un po’ di autocritica che pochi dimostrano di avere, molte volte la “cagata pazzesca” è la nostra, senza ombra di dubbio. Impegnati ad essere perfettamente accettati dagli altri prima che da noi stessi e dall’oggettività non ci accorgiamo dei nostri fallimenti.

“Scusi chi ha fatto palo?”

Siamo un popolo che si mobilita per la nazionale di calcio (e la propria squadra del cuore) ma restiamo muti e immobili quando ci toccano i nostri diritti. “Fantozzi” lo aveva capito prima, molto prima che le lotte degli anni sessanta e settanta fossero finite. Quella scena che (mi) fa ridere ogni volta per l’incredibile tempo comico dato da vetro rotto vs cazzotto è rappresentazione esclusiva degli interessi degli italiani medi, quelli appunto da “rutto libero e frittatona di cipolla” come massima espressione di libertà verso la moglie, l’amante, il capo, la fidanzata nel guardare il calcio. La rivincita del proprio tempo libero, quell’ora d’aria dalla galera quotidiana.

“…eccolo c’ho il lasciapassare”

Chiudo questo articolo su Paolo Villaggio citando una frase del film “Fracchia la belva umana”, ero partito con l’intenzione di parlare non solo di Fantozzi ma con il ritmo preso colmerei pagine e pagine di articolo senza il dono della sintesi. Questa è la frase che, forse, in coerenza con i suoi personaggi più famosi (Fracchia e Fantozzi) mi immagino Paolo Villaggio possa dire una volta al cospetto di quel Dio che, per i credenti (e non tanto lui), c’è lassù. Speriamo non ci sia l’epilogo del film perché sappiamo molto del Paolo Villaggio attore ma poco di quel Paolo Villaggio uomo che si celava dietro la maschera che, molto spesso, appariva anche nelle interviste con quel suo essere dissacrante, anticonformista, provocatorio, ironico, molto più vicino a un “Kranz” di televisiva memoria che all’uomo politicamente corretto che ci si potesse aspettare in un’intervista.

Di tutto il resto, dell’importanza di Paolo Villaggio conduttore televisivo e radiofonico, della sua storia di scrittore ancor prima che attore, della sua innata predilezione per la menzogna, la bugia, il prendersi gioco dell’interlocutore, della sua geniale disorganizzazione della lingua italiana, della sua carriera da attore impegnato e non soltanto comico scriveranno altri. Qui, il ricordo è circoscritto per ragioni di spazio e tempo.

Qui, il ricordo è pieno di quell’affetto che solo per un personaggio popolare si può avere. Siamo tutti un po’ Fantozzi, ma non siamo tutti Paolo Villaggio.

“Lei, signor Fantozzi, non ha nessun complesso di inferiorità, lei E’ inferiore”

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