Le Ardenne

Recensione in anteprima – Candidato come miglior film straniero agli Oscar 2017 per il Belgio, l’esordio nel lungometraggio di Robin Pront è di quelli che non passano inosservati con un dramma famigliare che si fa thriller crudo e violento. Al cinema dal 29 giugno.

Una villa. Un uomo col viso coperto da una calza si lancia nella piscina e riemerge ansimando. Una corsa disperata verso Sylvie, la donna che, alla guida di un’automobile, lo sta aspettando. Dave ce l’ha fatta a sfuggire alle conseguenze di una rapina finita male, ma suo fratello Kenneth no. Per lui Dave non ha potuto fare nulla. Impulsivo, irascibile, ma non traditore, sarà Kenneth a pagare per tutti e ad affrontare il carcere. E saprà tener duro, perché in testa ha un unico obiettivo una volta uscito: ritrovare Sylvie, la propria donna. Ma se per lui i quattro anni di carcere passano inesorabilmente senza cambiamenti, per Sylvie e Dave non è così. Loro hanno iniziato una nuova vita. Come spiegarlo a Kenneth, disposto a tutto pur di riprendersi Sylvie?

Esordio al lungometraggio per il regista belga Robin Pront che porta il suo film persino alla candidatura come miglior film straniero nell’edizione degli Oscar 2017. Un ottimo risultato contornato da diversi successi e consensi di critica e pubblico presso diverse altre manifestazioni nazionali, europee ed internazionali. Dopo quasi due anni dalla sua produzione, il film giunge anche nelle sale italiane.

Film duro, asciutto, concreto quello scritto e diretto dal regista esordiente. Una pellicola che non si piega a logiche commerciali, e che, probabilmente avrà anche difficoltà ad avere una grande diffusione tra il pubblico vista anche la particolarità a metà tra il noir e il thriller che si porta dietro.

“Le Ardenne” è un film molto più adatto a festival e rassegne rispetto alla grande distribuzione. Molto interessante dal punto di vista stilistico e narrativo, fa sentire la sua tensione molto bene al pubblico. Il sottotitolo italiano è quantomeno inutile sia perché non è preciso sia per il fatto che, a ben vedere, risulta abbastanza rivelatorio.

Partendo da una rapina e da un dramma famigliare, l’incastro degli eventi porta a una situazione esplosiva dal punto di vista dei due caratteri a confronto dei due fratelli. La vita, sviluppata in maniera diversa per motivi totalmente indipendenti dalla volontà di ciascuno dei protagonisti segna in maniera differente e va a comporre rapporti molto ben approfonditi.

Nelle frasi di lancio si fa riferimento a un film che prende spunto anche dalle prime opere di Quentin Tarantino. Certamente, a tratti, e in alcune immagini, questo riferimento c’è ma non è determinante per apprezzare un prodotto molto ben costruito e con una buona regia.

Ci sono perplessità sulla sceneggiatura. Scarna e composta da pochi dialoghi non sempre è efficace anche se ha il principale compito di far capire che dinamiche di rapporto ci sono e si modificano tra i tre personaggi principali. Alcuni passaggi risultano un po’ illogici come per esempio la scomparsa da scena a scena del cane (ve ne accorgerete sicuramente) della guardia forestale. Un epilogo che solo nelle scene sbalordisce ma abbastanza telefonato.

Una piccola curiosità in chiusura, vi è una scena in cui uno dei due fratelli scappa nella foresta delle Ardenne, passa in una zona dove ci sono le auto militari blindate abbandonate durante la seconda guerra mondiale dall’esercito tedesco a causa della battaglia persa.

Voto: 6,4

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.
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