Il segreto

Recensione in anteprima – Jim Sheridan porta sul grande schermo il romanzo omonimo di Sebastian Barry del 2008. Collocazione storica un po’ differente e qualche affondo troppo marcato verso il sentimentalismo rovinano un intreccio non banale. Al cinema dal 6 aprile.

Da 40 anni Rose è internata in un manicomio dell’Irlanda del Nord, ed è lì che incontra il dottor Grene, un medico di buona volontà che dapprima impedisce il trasferimento della donna in un’altra struttura, poi si appassiona alla sua tragica storia. Rose è accusata di aver ucciso il proprio figlio appena nato, un figlio che il paese sostiene essere stato concepito con il prete cattolico locale, e che invece la protestante Rose dice essere il frutto del suo amore per un pilota che combatte per l’esercito inglese. L’indagine del dottor Grene sul passato di Rose sarà tanto un tentativo di penetrare l’oscurità che circonda la mente della donna, i cui ricordi sono stati in parte cancellati dai ripetuti elettroshock, quanto una sorta di inchiesta per ristabilire la verità su come siano andate le cose.

Negli anni novanta del secolo scorso Jim Sheridan ha diretto un buon numero di film che sono ormai sopravvissuti al tempo e che son riconosciuti un po’ da tutti come ben realizzati e di una certa importanza. Basta nominare i soliti noti “Il mio piede sinistro” che valse a Daniel Day-Lewis il suo primo Oscar come attore protagonista e “Nel nome del padre”, 7 nominations agli Oscar. Non sono solo gli Oscar e i premi che fanno grande un film, ovviamente ma sono indice del fatto che i film del regista nord-irlandese non sono certo passati inosservati.

Anche questo film rischia di non passare inosservato e non per delle ottime ragioni. Complicato ed estramemente melenso, “Il segreto” prende solo spunto dal romanzo di Sebastian Barry per descrivere sì la storia di una donna rinchiusa in un manicomio da oltre 40 anni ma ne toglie tutta l’ambientazione storica e politica. Se per quanto riguarda la storia, il periodo è vagamente e volutamente poco descritto, sicuramente le ragioni della guerra civile irlandese, presenti nel libro non vengono trattate adeguatamente.

Il film si concentra sulla donna, Rose, giovane e bella e sulle storie che, dopo 40 anni si ricorda senza essere ascoltata e creduta da nessuno. Storie strampalate, molte volte inficiate dall’incredulità degli interlocutori e dalla verosimiglianza non accertabile dei fatti narrati.

Jim Sheridan spinge sul pedale del melodramma e indugia sovente sui sentimenti, sulla famiglia, sulla sua visione della chiesa cattolica, sul dramma di una donna, sulla psicologia usata come arma angosciante in una società fortemente attaccata alle tradizioni, ai modi di comportarsi in società e a un ruolo ben preciso, di subordinazione, della donna.

Il regista nato a Dublino e che ha ricevuto una ferrea istruzione religiosa è stato sempre critico nei confronti della religione cattolica (non è un caso che Rose scriva sulla Bibbia i suoi appunti della sua storia in modo anche da utilizzare le frasi e le lettere di quanto già scritto trasformandole). Nel film viene infatti rimarcato il ruolo del prete, un “uccelli di rovo” al contrario e delle suore, esternamente benevole nella loro ipocrita vita. Un clima da soap opera, e non solo per il titolo identico a una telenovela anche della nostra tv generalista non aiutano il felice ed elaborato intreccio a spiccare e risaltare rispetto al resto del film.

Sebbene il thriller venga risolto con largo anticipo dagli spettatori più attenti, la pellicola offre la sua parte migliore nel racconto a flashback che ricorda molto il film “Shutter Island”. Stesso meccanismo tra finzione e realtà e costruito tramite punti di vista parziali e di parte. Una buona prova di Rooney Mara, splendida come sempre nella sua bravura e bellezza così come risalta la prova di Vanessa Redgrave.

“Il segreto” colpisce per i sentimenti che mette in campo, per la tenerezza che si prova per la protagonista e si partecipa anche con abbastanza trasporto a tutta l’intera vicenda ma, nel complesso, sembra sempre mancare qualcosa e avere anche troppo dramma al fuoco, come detto altrove, solo per generare la lacrima facile nello spettatore.

Voto: 5,7

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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