The Journey

Recensione in anteprima – Venezia 73 – Fuori concorso – Un episodio semplice cambia la storia di due nazioni e porta un periodo di pace. Nick Hamm porta sul grande schermo un interessante confronto e scontro verbale splendidamente retto da due attori carismatici. In sala dal 30 marzo.

Due uomini chiusi in una Mercedes sotto la pioggia scozzese. Hanno poche ore per ultimare un gesto destinato a cambiare la Storia: mettere fine alla guerra civile che da decenni ha insanguinato l’Irlanda del Nord. Nonostante le resistenze politiche e una manifesta avversione reciproca, il reverendo Ian Paisley leader del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinnes del Sinn Féin trovano in quella giornata del 2006 un accordo di pace, sofferto ma tuttora duraturo. Si odiano. L’uno provoca e l’altro risponde con grugniti. Troppo sangue sparso nell’Ulster da decenni, impossibile dimenticare, accettare e perdonare. Temono forse di tradire le proprie fazioni politiche, o semplicemente il proprio orgoglio. Di certo l’allora 81enne pastore presbiteriano Paisley e il 56enne attivista cattolico McGuinnes sono figure spigolose, determinate quanto dolenti, portandosi addosso le cicatrici di ferite mai guarite.

La pace possibile tra due rivali storiche a livello religioso e politico passa anche attraverso degli incontri informali e delle situazioni inaspettate. Il sessantenne regista nordirlandese Nick Hamm, qui alla sua decima pellicola, vuole mettere in scena l’incontro, avvenuto realmente, tra i due politici in un auto. Questo è tutto, in pratica. Una messa in scena lineare, semplice se vogliamo con l’inquadratura che spesso è rivolta al sedile posteriore dell’auto con i due protagonisti seduti.

La scelta del road movie e dell’inquadratura dell’interno dell’auto per quasi tutta la durata della pellicola è vincente e funzionale. All’interno di quelle quattro porte di un’auto di rappresentanza i due, che credono di non essere spiati e sentiti, si interrogano, si confrontano e lo fanno passo passo, senza fretta e con un’iniziale e prevedibilissima ritrosia uno nei confronti dell’altro.

In una macchina tedesca si consuma il silenzio tra i due che guardano inizialmente ognuno fuori dal proprio finestrino. Silenzio rotto solo da battibecchi fitti dove ciascuno rinfaccia all’altro scelte politiche, la provenienza, la storia, la religione. E’ uno scontro senza esclusione di colpi che, spesso, giunge a momenti di rottura e di tensione.

Con una buona alternanza tra vibranti battibecchi e momenti distensivi Nick Hamm dirige questa pellicola con decisione e grazie alla straordinaria scelta del cast. I due protagonisti sono interpretati da Timothy Spall e da Colm Meaney. Due attori carismatici e che incarnano alla perfezione il ruolo assegnato. Forse il Martin McGuinnes di Colm Meaney non assomiglia perfettamente all’originale a livello fisico ma l’alchimia che si crea tra i due sopperisce a qualche inevitabile imprecisione storica.

Un film che è prezioso per il cast e per la scelta di non avere una chiara aderenza storica ma ipotizzare i discorsi e le emozioni in un’aspettata circostanza di incontro tra due uomini che fino a quel momento si odiavano. E’ un sottile e genuino pensiero positivo e di speranza quello che si insinua in tutta la pellicola, che, di questi tempi non è poco.

Voto: 6,4

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.
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