Toni Erdmann

Recensione in anteprima – Terzo lungometraggio per la regista tedesca Maren Ade, già vincitrice dell’Orso d’argento nel 2009. Miglior film, sceneggiatura, attrice, attore, regia agli ultimi European Film Award. Principale favorito per la notte degli Oscar  2017 come miglior film straniero. In Italia dal 23 febbraio. 

Winfried Conradi è un uomo âgée col vizio dello scherzo. Le sue buffonate colpiscono democraticamente familiari e fattorini che bussano alla porta e provano allibiti a consegnargli l’ennesimo pacco. Insegnante di musica in pensione, la sua vita si muove tra le visite alla vecchia madre e le carezze al suo vecchio cane, ormai cieco e stanco. A casa della ex moglie una sera a sorpresa ritrova sua figlia. Ines ha quasi quarant’anni e una carriera che impegna ogni ora della sua giornata. Occupata in un’azienda tedesca che l’ha traslocata a Bucarest, vive appesa al telefono e a una vita incolore, dedicata completamente alla professione e con poco tempo da spendere in famiglia. Senza preavviso, Winfried decide di farle visita e di passare qualche giorno con lei ma il lavoro e il disagio nei confronti del genitore hanno la meglio sui tentativi affettuosi. Winfried però non si arrende, infila una parrucca e una dentiera artificiale e irrompe nella sua vita come Toni Erdmann, coach naïve e improvvisato che sa bene che una canzone crea più valore di un’azione in borsa.

Arriva in Italia con estremo ritardo questo “Vi presento Toni Erdmann”. Il mercato italiano è tra gli ultimi a vedere l’ultima opera di Maren Ade nei propri cinema. Purtroppo non si è nuovi a questa situazione ma, in questa occasione si tratta di un film candidato a Miglior Film straniero con buona probabilità di vincere e, comunque, si tratta del miglior film agli European Film Award del 2016.

Il film è una commedia tedesca con risate sommesse, trattenute e situazioni teatrali che prendono spunto dalla realtà lavorativa e affettiva. Si sorride e si ride molto durante le oltre due ore e mezza di una pellicola che vuole anche far riflettere e specchiarsi negli affetti famigliari dei due protagonisti. Il minutaggio, non proprio in linea con il genere, a primo impatto spaventa ma pochi sono i minuti o le scene che potevano essere oggetto di eventuali tagli. Anzi, a dirla tutta, l’unica scena che stona con tutto il resto, e che, forse, poteva essere risparmiata al pubblico, riguarda la scena dei pasticcini (chi vedrà capirà).

L’ottima regia si avvale di un cast eccezionale e, soprattutto, di Sandra Huller nella parte della figlia Ines e di Peter Simonischek che interpreta un eccentrico e, a volte invadente Toni. Due attori che provengono dal teatro e mettono in mostra le loro abilità nell’esprimere con il volto, i gesti, gli atteggiamenti quanto necessita alla scena. Qualità non da poco considerato il fatto che la sceneggiatura prevede delle eccentricità di comportamento e delle scene esilaranti che costituiscono lo scheletro di una vicenda ben più articolata e con profondi risvolti emotivi.

Ines, una perfetta Sandra Huller, è una donna d’affari che ha smarrito la sua innocenza, la sua lealtà con sè stessa, la sua vera famiglia. Vive una chiara mancanza d’affetto al suo interno che, pian piano la pellicola mette in mostra. Suo padre invece è l’esatto opposto. Adora la figlia e lo esprime con la sua presenza, a volte invadente, molto spesso sopra le righe, ma sa di cosa ha bisogno sua figlia, di cosa le manca, e cerca, anche inconsapevolmente, di farle ritrovare quell’innocenza di quando lui la considerava la sua piccola principessa.

Non è difficile capire che la situazione famigliare dei due sia una situazione tipica del rapporto tra padre e figlia e, con gli anni che passano per entrambi, ritrovare quel collegamento profondo al di là di un rapporto che cresce e muta, è una cosa complicatissima che, a volte, si può semplificare soltanto tornando all’origine delle proprie identità.

Paradossalmente, la doppia identità inventata da Winfried, quel Toni del titolo, quindi un estraneo, è il mezzo, il personaggio ponte che collegherà i due. Molte son le scene simboliche e ben costruite. Abbiamo apprezzato molto la scena dell’invito  di Ines a casa sua ai suoi colleghi, tra l’imbarazzo e il surreale, tra il divertente e il coraggioso. Estremamente dolce e commovente invece la scena della canzone improvvisata tra padre e figlia. E così via fino al finale liberatorio. Una liberazione dell’anima della protagonista che viene perfettamente sentita dallo spettatore.

Abbiamo avuto l’occasione di vedere il film in lingua originale ed è importante questo particolare, in quanto ci giunge notizia che la versione italiana sarà interamente doppiata facendo perdere quel passaggio tra lingua tedesca, rumena, inglese che rende il film ad alto impatto europeo.

Voto: 7,6

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