La La Land(ite), la malattia dopo la visione: 4 sintomi e come curarli

Film (in)dipendenza – Non c’è niente da fare, certi film prendono possesso della nostra mente e vivono nel nostro cuore nei giorni successivi alla visione. Se il film è piaciuto è una piacevole malattia, che ha dei sintomi evidenti e, forse, si può curare.

Esistono film che si guardano al cinema e che rimangono nella mente e nel cuore dello spettatore per i giorni seguenti. “La La Land” è uno di questi. Operazione semplice per un musical soprattutto se le canzoni sono orecchiabili, se il motivetto guida viene ripetuto più e più volte durante il film con mille varianti.

Tra le mille eredità che un film come “La La Land”  può lasciare, quella di sentirsi ancora “dentro il film” è una delle tante e comprende una serie di sintomi visibili nelle attività quotidiane, dal risveglio la mattina alla vita in ufficio, dall’attesa della metropolitana al ripasso di un esame universitario imminente, e così via fino a sera, fino alle ultime note che si spengono nella mente con il sonno per poi ritrovarsi, qualche volta, anche nel sogno dei più “fissati”.

Un’avvertenza è doverosa, chi non ha visto il film NON vada avanti nella lettura. Primo perché forse non avrebbe motivo di ritrovarsi in quanto descritto e, secondo, perché, per necessità, son presenti SPOILER.

Il fischiettio malefico  

Tutta colpa di Ryan Gosling (parodiato poi dall’altro Ryan, Reynolds, durante l’opening dell’ultima edizione dei Golden Globes). Il suo fischiettare nell’incipit del brano “City of stars” rimane in mente come pochi e, sovente, provate a dire di no, ci si accorge di fischiettare realmente in ufficio, sul tram, al supermercato scegliendo il formaggio in offerta o alla cassa prendendo con filosofia la coda. Chi non è pratico nel fischiettare, questo sintomo della “LaLaLandite” lo riporta con un mugugno alla Crash Test Dummies. Non vi preoccupate, è normale, rende allegro l’interprete e, forse, anche gli ascoltatori. Astenersi campane stonate, non si risponde di eventuali scotch alla bocca, sappiate che non è avversione al film.

Cura: non esiste, o, almeno, noi non l’abbiamo ancora trovata. Non è servito neppure aver “ignorato” il film dopo la prima visione a Venezia. E’ bastato un “La” e subito di seguito è arrivato tutto il “La Land”. Si stanno sperimentando diverse medicine, consigli della nonna se volete: provate a rivedere i “musicarelli” oppure i mini musical della domenica pomeriggio su Canale 5 degli anni ’90. L’accostamento Scotti/Gosling dovrebbe fare qualche effetto.

I colori sbarluccicanti

In realtà sbarluccicanti non è la parola giusta ma ci sembrava più attraente rispetto alla sola essenza dei colori netti, da favola e belli pieni dei vestiti e delle atmosfere del film. Se continuate a vedere quei colori nella vita quotidiana e vi sembrerà di vivere in una perfetta fotografia parigina/losangelina che dirvi, ci siete dentro in pieno e beati voi, almeno il grigiore vi sembrerà più splendente e meno cupo.

Cura: Vogliamo veramente curare questo sintomo? “un altro giorno di sole” quando fuori piove non è poi da buttare. Se proprio volete liberarvi da questa malattia allora iniziate a denigrare il film, sport (inter)nazionale dei bastian contrari da tastiera con tanto di patentino riconosciuto.

Le citazioni impertinenti

E’ chiaro a tutti, “La La Land”  ha, al suo interno, svariate citazioni da altrettanti musical della storia del cinema. Perfettamente incastrati nella vicenda e mai banali o fotocopiati, sono la manna piovuta dal cielo di tutti quegli appassionati di collegamenti e rimandi tra film. Se vi trovate nella condizione di essere andati a rivedere il film per accertarvi della presenza di una serie di citazioni che durante la prima visione vi erano sfuggite, allora siete lievemente malati. Siete gravi se iniziate (true story) a ripetere le scene nei momenti della vita quotidiana. Gente che si scontra in modalità Gosling/Stone o persone che, con un’atleticità sconosciuta (e insufficiente) si aggrappa ai lampioni o salta sulle panchine mimando un tip tap con maestria incerta. Consigliamo di non iniziare a pensare di poter danzare tra le stelle.

Cura: per le citazioni non c’è modo migliore di guarirne e di rimanerne inorriditi se non quello di vedere più e più volte “Box Office 3D”. La modalità di applicazione la lasciamo al singolo individuo, a piacere, qualcuno aggiunge anche una visione di “Alex l’ariete”,  famoso e imperdibile capitolo dello 007 de’ noialtri.

Il pianosequenza cervellotico

“Oh my God!”. Questo il commento a caldo vedendo l’incipit di “La La Land” per un pianosequenza lungo e complicato, con gente che balla, canta, esce dalle auto, salta, rientra in auto, si esibisce sui tettucci delle macchine. Una scena complicatissima che sembra figlia di tutta un’unica ripresa ma che è magistralmente ideata e montata nei tre (o forse più) spezzoni di cui è composta. Se normale e spontaneo è l’applauso alla prima visione, il sintomo della “LaLaLandite” si presenta con la continua visione di questo incipit (fino a quando youtube lo permette), in alternativa si continua a rivedere la “parodia/opening” dei Golden Globes.

Cura: anche qui ci sono solo delle sperimentazioni. C’è chi si auto-convince che rivedere, risentire e ripensare a “Another day of sun” possa generare una sorta di assuefazione e nausea, ma non abbiamo notizia di successi da questo punto di vista. Secondo alcune teorie rispolverare qualche ultimo cinepanettone potrebbe dare qualche risultato.

Chiudiamo con un sintomo che, in realtà, tanto sintomo non è. E’ solo un effetto collaterale che si insinua già verso la fine del film e che fa discutere il gruppo di amici all’uscita dalla sala.

Il finale devastante (SPOILER)

“Ha pure una figlia sta stronza!”. Questa la frase che abbiamo sentito dalla fila dietro mentre Mia (Emma Stone) appare nel finale del film. Una sincera e sentita espressione che è solo uno dei pareri su come la vicenda di Mia e Seb si conclude. Se ne parlate ancora all’uscita dalla sala e del cinema allora tutto potrebbe anche risultare normale. Se invece organizzate crociate di protesta per come Chazelle abbia voluto concludere la sua opera allora sarà meglio rileggere tutto l’articolo… siete malati, ma se queste son le malattie da cinema, che ben vengano, dopotutto è sempre il giorno giusto per un “Another day of sun”.

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