Mister Felicità

Recensione – Terza pellicola diretta da Alessandro Siani e che ricalca perfettamente la dinamica emotiva e narrativa dei suoi precedenti lavori. Un risultato estremamente piatto e poco divertente. 

Martino è uno spiantato parcheggiato “‘n coppa ‘o divano” della sorella Caterina, che fa la domestica in Svizzera presso Guglielmo Gioia, una sorta di guru specializzato nel restituire la fiducia in se stessi agli atleti in crisi. Quando Caterina ha un incidente che le impedisce di camminare e che richiede cure molto costose Martino deve scuotersi dalla sua apatia esistenziale e sostituirla nelle faccende domestiche a casa di Gioia, il quale parte per terre lontane lasciandolo a custodia della casa. Ma Martino non si limita a tenere pulita la villa padronale e comincia a rispondere alle chiamate di lavoro del boss spacciandosi per Mister Felicità: sarà la sua seconda “cliente”, la pattinatrice Arianna, ad avere su di lui il maggior ascendente.

Il nuovo film di Alessandro Siani non può essere considerato un cinepanettone, al limite un cinepandoro con caratteristiche tipiche dei film di Natale ma declinate con il solito leitmotiv del Siani “one man show”. Anche in questo caso, come fu per i precedenti film del regista, l’obiettivo è la favola, moderna e ironica con la bella da salvare e con un principe sui generis che tutto è tranne che il classico bellimbusto con vestito azzurro e cavallo bianco.

Una teoria reiterata e assolutamente prevedibile con l’aggiunta di una sceneggiatura stanca e poco originale. Pochi gli spunti degni di essere ricordati e che si perdono in una continua ricerca della risata strappata a forza allo spettatore. Il risultato finale non può che essere un film scontato, impossibile, incongruente, pieno di macchiette senza una collocazione logica nell’economia della pellicola.

Si aggiungano anche scene e battute per nulla divertenti e al limite della noia. Esiste persino una convinta ossessione per la battuta sul “Sushi” alla sua ennesima partecipazione in un film di Siani e che era già vecchia ai tempi di fantozziana memoria.

Siani attore e regista sembra essersi perso nel mezzo di un cammino che, da una parte vede il Pieraccioni degli ultimi tempi fissato nell’essere il protagonista con la sua bella e il Troisi della nostra memoria migliore senza ovviamente averne il carisma e le abilità. Un film senz’anima che ricalca se stesso e che pone il fianco a innumerevoli spunti di critica.

Nonostante questo risultato finale, il film sarà, con ogni probabilità, uno dei protagonisti al box office di questo 2017. E’ possibile che, a dicembre, lo ritroveremo nelle prime dieci-quindici posizioni della classifica degli incassi annuale e questo grazie a una strategia pubblicitaria e distributiva che sfrutta l’ormai consolidato slot dell’uscita nel primo giorno dell’anno.

L’unica caratteristica che si salva in questo film è la bellezza di Elena Cucci che interpreta la pattinatrice di nome Arianna Crof che ricorda troppo nel nome, e nelle vicende sportive la nostra Carolina Kostner forse, prendendo spunto dal suo soprannome di un periodo della sua vita sportiva e cioè “cadolina Kostner” per via delle numerose cadute.

“la felicità non è il non cadere mai, è il rialzarsi dopo una caduta”

questa la frase d’inizio del film che, svela tutto del tema già trattato in Rocky, già trattato in mille altri film anche non sportivi.

Voto: 4,5

Commenti