Il GGG

Recensione – Quando la regia di Steven Spielberg incontra gli scritti di Roald Dahl ci si può aspettare la magia conosciuta con E.T. o con Hook. In effetti qualcosa di quei film c’è ma è solo merito del GGG e non del film.

Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG – che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio – rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni.

Tra le principali case di produzione di questo film c’è la Amblin Entertainment dopo che il progetto di portare sul grande schermo il romanzo di  Roald Dahl era già iniziato nel 1991 proprio dagli stessi fondatori della Amblin coinvolgendo la Paramount. Progetto che vede il buio della sala solo 25 anni dopo, nel 2016 grazie anche all’intervento, come produttrice e distributore negli USA, la Walt Disney direttamente, ponendo le basi per il primo film diretto da Steven Spielberg prodotto e distribuito dalla casa di Burbank. Il regista tre volte premio Oscar più uno alla carriera, è sempre stato interessato al progetto dapprima come produttore indiretto con la già citata Amblin e Dreamworks e poi come regista chiamato nel 2014 a confrontarsi con questo romanzo di successo.

La storia del “Grande Gigante Gentile” è stata portata al cinema già nel 1989 attraverso un lungometraggio inglese, il film di Spielberg invece propone un live action dove gli attori interagiscono gli uni gli altri grazie alla computer grafica e nonostante le diverse dimensioni dei vari personaggi coinvolti.

Una tecnica già utilizzata in “Avatar” splendidamente ma che, bisogna dirlo, non crea lo stesso effetto fluido anche in questo film. Il Gigante interpretato dal premio Oscar Mark Rylance appare un po’ troppo cartoon rispetto alla scenografia che lo circonda così come gli stessi attori reali appaiono un po’ fuori posto e non perfettamente integrati con la bellissima scenografia digitale.

Nella lunga storia di produzione di questo film si era ipotizzato Robin Williams nella parte del Gigante Gentile e questo crea un collegamento immediato con quel “Hook capitan Uncino” sempre diretto da Steven Spielberg e dove la fantasia viene declinata con i pensieri felici. In “GGG” i pensieri felici son sostituiti dai sogni, perché lo esige la sceneggiatura e il romanzo ma l’atmosfera sembra puntare allo stesso impatto emotivo con la protagonista orfana quasi novella Peter Pan.

Se Roald Dahl ha scritto il soggetto di “Gremlins”, il romanzo di “Matilda” (da cui è tratto “Matilde sei mitica”), partecipato alla sceneggiatura de “La fabbrica di cioccolato” del 1971, romanzo da lui stesso scritto, giusto per ricordare alcuni degli scritti più famosi dell’autore, il regista Steven Spielberg inserisce in “GGG” temi a lui cari e non è difficile notare come il già citato “Hook Capitan Uncino” e “E.T.” siano oltremodo presenti in quest’ultima opera.

Il problema, forse, di “GGG” è proprio questo,  l’affetto del regista per il suo Gigante Gentile, ben interpretato da Mark Rylance ma che fagocita tutta l’attenzione e la sceneggiatura. Sembra di assistere a uno spettacolo che vuole dire molto ma che lo fa in maniera troppo poco approfondita. Gli umani (o urbani) piccoli nei confronti del Gigante Gentile che, a sua volta risulta un “nano” al confronto con i giganti, quelli cattivi. Uno spunto inesplorato quello dei diversi punti di vista obbligati e che poteva essere interessante per gli spettatori adulti.

Il target di questo film però è chiaro: i ragazzi. Ecco allora la trama molto semplice e diretta, l’attenzione su Sophie interpretata da un’ottima Ruby Barnhill, all’esordio, ma doppiata con voce alquanto antipatica, e forse era questo l’intento. Qualche siparietto simpatico alla “Gulliver” per sottolineare le differenze di statura con la esilarante scena della colazione a Buckingham Palace a farla da padrona.

In fin dei conti un film che si lascia vedere ma che non è uno dei migliori di Steven Spielberg e potrà piacere ai ragazzi per i sogni e la fantasia che mette in campo, un po’ meno agli adulti che lo potranno ritenere un po’ superficiale e un’occasione sprecata.

Voto: 6,8

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