Suntan

Recensione in anteprima – Torino 34 (2016) – Argyris Papadimitropoulos ci presenta un film di ossessioni amorose, di vite non realizzate, di corpi nudi e giovanili contrapposti a personalità mai realizzate che si nascondono dietro maschere insospettabili. 

Kostis è un dottore di mezza età, scapolo e senza famiglia, che si trasferisce su un’isoletta dell’Egeo. Qui trascorre un inverno lungo e solitario, ma con l’arrivo dell’estate l’isola viene invasa da giovani turisti in cerca di divertimento. Rapito dall’edonismo che lo circonda, Kostis si innamora della bellissima Anna, lasciandosi trascinare in un vortice di feste, alcol e sesso. Ossessionato dall’oggetto del suo desiderio, dovrà fare i conti con la maturità alle porte e la giovinezza, mai pienamente vissuta, che reclama ciò che non gli è stato concesso fino ad allora.

Abbiamo visto questo film il 25 novembre al Torino Film Festival. Abbiamo indicato anche la data in questa recensione perché il 25 novembre è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Questo triste e irrisolto problema è, in qualche modo, legato al film anche se non è l’argomento principale dello stesso.

L’arrivo di Kostis sull’isola è emblematico, il dottore trasuda delusione della propria vita dove l’unico motivo di orgoglio e di soddisfazione è rappresentato dalla sua competenza in ambito lavorativo. Il regista Argyris Papadimitropoulos, neo quarantenne fotografa perfettamente l’apatia emotiva di quello che è un suo coetaneo. Anche se Kostis svolge una professione di tutto rispetto e importantissima per tutta la piccola comunità, il film mette in risalto quell’età in cui si iniziano a fare dei bilanci abbastanza impietosi sulla propria vita.

Pelato, imbolsito, non attraente, chiaramente Kostis ha, nell’aspetto fisico, una debolezza che viene ampliata nel corso della stagione estiva quando il confronto con i turisti, giovani e palestrati, lo vede perdente su quasi tutti i fronti, professionale compreso. I corpi nudi dei giovani amici di Kostis sono simbolo della loro genuina volontà di non avere quelle corazze che le persone più adulte, e specialmente il dottore, hanno.

Kostis si innamora di Anna, la bellissima turista che lui stesso medicherà dopo la ferita che la giovane rimedia, ma in realtà non si innamora della persona Anna. Il suo amore è per l’oggetto che rappresenta: la vita che non ha mai avuto, la vita che avrebbe voluto vivere e tutto il tempo che ha sprecato e che non gli sarà mai restituito.

Se inizialmente il film si concentra, anche un po’ troppo, sulle feste e i rapporti senza vincoli dei giovani in spiaggia e nei locali, nel corso della pellicola lo spettatore troverà il modo di abbandonare quell’inizio di noia che si stava insinuando riscattandosi con un interesse sempre maggiore per l’ossessione di Kostis. E’ chiara la condanna del regista e del film in generale alle azioni del protagonista. La violenza prima psichica e poi fisica sono presentate con il disturbo che ci si aspetta in questi casi. La pazzia, anche lucida, di Kostis non è giustificata dalla reazione a quella che lui ritiene un’offesa a sé, alla sua vita, al suo sogno di una vita migliore e più appagante anche dal lato sociale.

Voto: 6,4

Commenti