Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Recensione in anteprima – Arriva al cinema il primo dei tre romanzi scritti da Ransom Riggs. La regia è di Tim Burton che cerca, in diversi modi, di tornare allo splendore del suo cinema immaginifico: un’operazione riuscita solo in parte. Al cinema dal 15 dicembre.

Jacob ha sedici anni, una madre distratta e un padre pragmatico. Timido e impacciato è cresciuto col nonno, Abraham Portman, sfuggito alle persecuzioni naziste e riparato in un orfanotrofio diretto da Miss Peregrine. Di quell’infanzia, spesa in un’isola a largo del Galles, Abraham racconta meraviglie incantando Jacob e cogliendone la natura peculiare. Perché Jacob, proprio come suo nonno, è un ragazzino speciale che scoprirà la sua vocazione in circostanze drammatiche. Alla morte del nonno, ucciso dal suo peggiore incubo, Jacob decide di lasciare la Florida per il Galles, alla ricerca di qualcosa che possa spiegare le sue ultime volontà. Spiaggiato sull’isola, scopre molto presto che Miss Peregrine non era un’invenzione di una mente senile ma una giovane donna che accudisce ragazzi con doni speciali. Doni che mostri avidi e voraci vorrebbero possedere. Protetti da un loop temporale, Jacob e compagni risponderanno alla minaccia.

Come per tutti i film di Tim Burton anche per questo suo ultimo lavoro c’era molta attesa tra gli addetti ai lavori e soprattutto tra il pubblico. Non sappiamo ancora come verrà accolto il film dal pubblico italiano, il film uscirà nelle sale solo il 15 dicembre, sappiamo che in USA non è stato seguito da un pubblico numeroso. Noi abbiamo avuto l’occasione di poterlo visionare in anteprima qualche giorno fa.

L’impressione di chi scrive è tutt’altro che negativa riguardo al film anche se questo nuovo lavoro di Tim Burton non può essere considerato un capolavoro, anzi, la pellicola presenta una complessità confusa di sceneggiatura e una non ben chiara identità.

Il tema degli esclusi, dei ragazzi particolari non è nuovo nel cinema e nella letteratura. Abbiamo esempi tra i supereroi negli X-Men dove i giovani con i superpoteri vengono accolti in una stessa casa famiglia oppure recentemente tra bambini più normali in “Fanny’s Journey” ma che condividono, con il film di Burton il periodo storico, quella fine della seconda guerra mondiale che ha visto molti bambini scappare dalla furia nazista per rifugiarsi, tutti insieme in accoglienti case capaci di proteggerli.

Nel precedente bel film “Big Eyes” Tim Burton trattava i famosi dipinti con gli occhi grandi, metafora di come bisogna aprire gli occhi per vedere oltre ciò che appare. Qui in “Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali” gli occhi sono nuovamente importanti. I cattivi di turno cercano gli occhi dei bambini speciali per cibarsene e tornare quegli adulti normali nella forma ma avidi e arrivisti. Rubare la vista ai bambini è rubare quel mondo genuino, innocente e sereno minandolo con incubi e mostri. Non è un caso che i mostri non sono visibili da nessuno tranne che da Jacob. Mostri che ricordano molto, nelle sembianze, il protagonista di “Nightmare before Christmas”, anche se adesso non si tratta di plastilina e stop motion come nel  film cult d’animazione prodotto dallo stesso Burton, in questa pellicola c’è molta computer grafica.

Le atmosfere, i personaggi, la storia, il mistero del cerchio temporale e di una dimensione parallela, tutti elementi che potevano dare a Burton un ottimo spunto per dare sfogo a tutta la sua fantasia creativa e al suo estro registico. Tutto funziona a tratti e lascia lo spettatore con qualche dubbio su alcuni passaggi, su qualche montaggio un po’ azzardato e su qualche personaggio un po’ poco approfondito. In realtà l’impressione è che, nonostante ci sia molta cura di particolari fantastici e al limite dell’horror e della fantascienza il tutto appare mancante di spessore emotivo. Solo a Jacob ed Emma vengono approfonditi alcuni aspetti della loro infanzia e dei loro legami, ne è una prova l’incredibile e bellissima dichiarazione d’amore che Jacob regala ad Emma.

Purtroppo, come in molti altri casi recenti, la figura del malvagio, del cattivo di turno non risulta convincente. Non è tanto l’attore che lo interpreta, un buon Samuel L. Jackson, né la caratteristica fisica mutaforma ma é la sua poca logica nell’agire.

Molte sono le trovate interessanti, la fantasia e il film risulta anche gradevole. Consigliato a un pubblico adolescenziale purtroppo presenta una sceneggiatura di non immediata fruizione. Alcuni passaggi sono realmente poco comprensibili e si rischia sovente di perdere il filo del discorso. Non aiuta la lunghezza del film che forse avrebbe dovuto essere limitata tagliando un buon 20-30 minuti. Flebile ma interessante il rapporto tra Jacob e i componenti della sua famiglia con particolare riguardo il rapporto col nonno ricco di fantasia e il rapporto col padre, concreto e fin troppo privo di aspettative e progetti.

Voto: 5,8

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