Aquarius (2016)

Recensione in anteprima – Il regista brasiliano Kebler Mendonca Filho dirige un film sulla corruzione imprenditoriale del suo paese. Un’intensa storia di diritti e di ricordi con una straordinaria Sonia Braga che ha ben impressionato all’ultimo festival di Cannes. In Italia dal 15 dicembre.

Clara è un critico musicale in pensione ed è rimasta l’unica ad abitare il palazzo “Aquarius”, costruito negli anni Quaranta per l’alta borghesia di Recife. Tutti gli altri inquilini hanno ceduto alle offerte di una società immobiliare che ora possiede l’intero stabile, con l’eccezione dell’interno di Clara. Tra lei e Diego, il giovane incaricato del progetto dalla Società, s’innesca un’aperta guerra fredda, che spinge forzatamente la donna a ripensare al proprio passato così come al futuro che l’aspetta.

“Aquarius” è un film strano, lento, pieno dei ricordi di vita  ed è soprattutto un film di denuncia. Una denuncia chiara e netta, per nulla velata a un sistema imprenditoriale edile che, negli anni prima della crisi del 2008, utilizzava sistemi anche poco ortodossi per comprare molte proprietà immobiliari e terriere dai privati per costruire hotel, casino, residence, attrazioni turistiche. Tutto ovviamente, confezionato tra due strati di corruzione che vanno a braccetto: quella imprenditoriale e quella politica, una commistione solo tratteggiata ma che fa sentire la sua presenza.

Il film però non si concentra solo sull’edilizia e la politica. La storia va al di là della vicenda dell’appartamento conteso. L’appartamento stesso vive di vita propria registrando quella che è la vita intima e famigliare di Clara. Grazie anche alla favolosa interpretazione di Sonia Braga, Clara è un personaggio talmente vero e agganciato alla realtà da renderci partecipi della sua vicenda umana. Diversi sono i flashback che, nostalgicamente, fanno riaffiorare i ricordi di Clara e di quanto successo tra quelle mura amiche. Un buon intreccio, lento, che dona sentimento e cuore all’intero film.

La musica costituisce un elemento importante lungo tutto lo svolgersi della pellicola. Una colonna sonora ricercata e che serve il film nella sua narrazione non fermandosi a costituire solo la materia del lavoro di Clara. La sceneggiatura, a tratti un po’ troppo scontata, è diretta e pungente sia nelle situazioni che vedono Clara intraprendere la battaglia con gli imprenditori, sia nei rapporti famigliari, molto moderni e con profondi ideali di libertà e democrazia.

Sicuramente il ritmo del film non è dei più veloci e risente un po’ del classico film da festival. La lunghezza non aiuta, si tratta di più di due ore e venti e, come penso sempre io, bisogna che il film abbia una buona ragione per andare oltre le due ore. La ragione c’è ma non si sente il bisogno di allungare tutta una questione che, forse, poteva essere risolta anche con qualche taglio di montaggio in più.

“Aquarius” è sicuramente un film da vedere per capire anche le dinamiche sociali e imprenditoriali anche nel sud America negli ultimi 20-30 anni. Non a torto infatti, il film è stato accolto molto bene all’ultimo Festival di Cannes.

Voto: 6,9

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