Snowden

Recensione in anteprima – Oliver Stone ripercorre la storia di Edward Snowden, colui che ha rivelato al mondo lo spionaggio del governo USA e britannico nei confronti dei propri cittadini. Un film biografico come solo Stone sa fare ma che non convince appieno. In sala dal 24 novembre.

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Nel 2013, barricato in una stanza d’hotel ad Hong Kong, il ventinovenne Edward Snowden, ex tecnico della CIA e consulente informatico della NSA, ha rivelato, dati sensibili alla mano, al quotidiano inglese The Guardian e alla documentarista Laura Poitras, l’esistenza di diversi programmi di sorveglianza di massa, programmi di intelligence secretati, che garantiscono al governo statunitense un livello di sorveglianza estremamente invasiva e contraria ad ogni diritto alla privacy sul proprio territorio e sul resto del mondo, fatta passare con l’alibi della sicurezza.

Oliver Stone non è nuovo a film biografici. Il suo JFK del 1991, Alexander del 2004 sono due esempi tipici tratti dalla sua vasta filmografia. “Snowden” segue a distanza di due anni il documentario premio Oscar 2015 “Citizenfour” diretto da Laura Poitras. Con un taglio più romanzato e più concentrato sull’uomo Snowden, Stone mette in risalto il patriottismo tipico americano che si scontra con la libertà del singolo cittadino.

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“Snowden” è un racconto a tappe, ricostruisce passo passo con flashback l’intervista avvenuta a Hong Kong e che poi ha generato lo scandalo. E’ un voler accompagnare lo spettatore a capire come, quello che viene dipinto come un bravo ragazzo e tipicamente nerd, possa essere riuscito a trovare il coraggio di denunciare il suo stesso lavoro, il suo stesso paese.

Braccato, inseguito e controllato più di quanto lui stesso riesca a controllare l’Edward Snowden interpretato da uno strepitoso Joseph Gordon-Lewitt è anche un giovanissimo talento dell’informatica del nuovo millennio che vive la sua vita sociale con non poche difficoltà di inserimento nei meccanismi affettivi del suo tempo. Lo sprone, una bellissima e affascinante Shailene Woodley che interpreta Lindsay, la fidanzata storica e colei che, nella realtà lo seguirà anche nel suo esilio.

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La parte affettiva, molto presente e ben strutturata soffoca un po’ la parte da film d’azione e spionaggio che dovrebbe risaltare e che fa un po’ fatica a far tenere al film un ritmo costante. L’amalgama tra queste due anime del film non è riuscita benissimo e sembrano evidenti le incursioni nella sceneggiatura di ben due diversi libri sulla vicenda.

L’Oliver Stone, regista che abbiamo apprezzato è interamente riversato nel personaggio Edward Snowden interpretato da Gordon-Lewitt, più atipico invece il nerd innamorato. Tensione a tratti e “pilota automatico” in altre parti del film, “Snowden” per come ci è presentato, risulta essere un buon film che intrattiene e rende noto in maniera chiara la potenza invasiva delle intercettazioni architettate dagli USA con la finta scusa della sicurezza.

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Uno scenario, quello delle intercettazioni, che viene anche supportato da veri filmati, vere conferenze stampa di Barak Obama e veri titoli di giornali di quegli anni. Lo scontro tra la realtà raccontata e la realtà vera rivelata da Snowden non lascia indifferente lo spettatore, anche il più informato. La rabbia che a tratti monta, la rabbia che si tramuta presto in impotenza di fronte a un sistema che, purtroppo può essere replicato anche più subdolamente e, infine, la consapevolezza che qualsiasi sistema inventato dagli essere umani, ha bisogno dell’intelligenza e la moralità umana per non essere usato in maniera inopportuna.

Voto: 6,4

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