Fai bei sogni

Recensione in anteprima – Marco Bellocchio porta al cinema il bestseller omonimo scritto da Massimo Gramellini. Convincono gli interpreti e l’atmosfera generale anche se il film risulta troppo lungo e freddo. Nelle sale italiane dal 10 novembre.

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A nove anni Massimo (un buon Valerio Mastrandrea) perde la mamma per un infarto improvviso – o almeno così gli dicono i parenti, riluttanti a renderlo partecipe della morte della donna. Dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile Massimo diventa un giornalista affermato ma continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con un senso di mistero circa la sua improvvisa dipartita. Solo alla fine scoprirà come sono andate esattamente le cose, e troverà il modo di risalire alla luce.

“Fai bei sogni” è la trasposizione di uno dei libri più venduti degli ultimi anni. La storia, autobiografica, vede lo scrittore Massimo Gramellini mettersi a nudo e raccontare il suo dolore e la sua continua ricerca dell’accettazione del lutto durata anni. Portare un libro al cinema dandogli immagini e lasciando intatte le emozioni non è cosa facile, l’abbiamo già scritto diverse altre volte e Marco Bellocchio, il regista, cerca di cadere nella trappola di riportare troppo fedelmente quanto scritto da Gramellini senza snaturarne il messaggio.

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E’ comunque un approccio freddo quello che Bellocchio utilizza, complice anche un protagonista, lo stesso Massimo, che cerca di distaccarsi sin da subito dal lutto, non per menefreghismo, ovviamente, ma per negare la realtà dei fatti, troppo dolorosa da affrontare, come a chiudersi gli occhi con le mani davanti a un film di paura. Quei film che diventano poi il luogo sicuro nel quale Massimo si rifugia.

Sono chiare le intenzioni del film: creare nello spettatore lo stesso smarrimento, la stessa mancanza che sta provando il protagonista. “Fai bei sogni” ci riesce ma non come ci si aspetterebbe da un libro che ha commosso diversi milioni di lettori. Bellocchio ci mette troppo tempo a spiegare l’accettazione del lutto di Massimo Gramellini. Con temi a lui cari come la famiglia, la religione e le grandi domande della vita la parte centrale del film soffre non poco di una lentezza e di un accartocciamento sul protagonista che rischia un po’ di apatica noia nello spettatore.

C’è anche troppa fretta nel descrivere i passaggi alla vita adulta di Massimo con i suoi successi lavorativi e soffermandosi solo un po’ di più su quell’angelo del focolare che diventerà Elisa (una bellissima Bérénice Bejo). Bello e poetico il loro incontro come ripetuto ma ben approfondito è il rapporto con il padre.

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Il rischio, guardando “Fai bei sogni”, è quello di trovarsi davanti a un film troppo lungo e con evidenti disequilibri tra le tre diverse parti: Massimo bambino, predominate, Massimo alla ricerca della sua dimensione lavorativa ed affettiva approfondita solo a tratti e Massimo che capisce e supera il lutto. Ritmi diversi per tre diverse stagioni della vita del protagonista che solo vagamente vengono legati da flashback e ritorni al presente.

Nel frattempo la vita attorno a Massimo scorre e il suo essere giornalista si incrocia con la storia dell’Italia, delle indagini di tangentopoli, degli arresti celebri. Anche la ricostruzione delle vicende, soprattutto sportive, durante l’infanzia di Massimo è curata con diversi particolari e cerca di creare una confezione adeguata come se stessimo leggendo un libro.

“I se sono il rifugio dei vigliacchi, sono i nonostante che danno l’idea della grandezza di una persona”

Esistono frasi come quella sopra riportata che marchiano un film (e un libro) e che danno un po’ il senso che si vuole lasciare una volta che lo spettatore torna a casa dopo la visione. Una frase d’impatto, forse nulla più, ma che riassume “Fai bei sogni”, Massimo e la sua vicenda personale. Nonostante tutte quelle difficoltà lui si è affermato nel campo lavorativo ed affettivo…. continuare a compatirsi giocando al gioco del “se” e dei “ma” è solo rifugiarsi in giustificazioni che lasciano il tempo che trovano.

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Un bel film, troppo lungo ma sincero. Non bellissimo ma fedele nel riportare sullo schermo il sentimento di difficoltà emotiva del bambino Massimo e del giovane adulto che si trova a confrontarsi con un lutto mai superato totalmente.

Voto: 6,7

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